martedì 19 luglio 2016

La Sindaca Direttrice Didattica decide per conto suo



La decisione, che Il Corriere Adriatico già dà per assunta, di spostare la scuola per l’infanzia all’interno dell’edificio scolastico di via Marconi, le storiche scuole rosse, sancisce ancora di più la volontà di questa amministrazione comunale di far morire di morte lenta e dolorosa il centro storico di Montegranaro. È da tempo che assistiamo a decisioni (o a mancate decisioni) che influenzano e influenzeranno in maniera estremamente negativa il futuro del paese antico, partendo dalla mancata volontà di intervenire sui regolamenti di assegnazione delle case popolari per finire con l’assurdo di deviare il traffico in piazza Mazzini. In mezzo a questi due enormi errori di valutazione (se di errori si tratta) c’è il mancato investimento, una politica per il centro storico che non esiste così come non esiste, se non quando va sul giornale a fare la solita comparsata, l’assessorato al centro storico.
La decisione relativa alla scuola va nella stessa direzione. Anziché cercare soluzioni per poter incrementare il numero degli iscritti verso un plesso che, numeri alla mano, dà risultati eccellenti a livello didattico, si va verso la strada più facile, breve e in discesa: la rinuncia. Il Sindaco rinuncia a qualsiasi intervento e a qualsiasi progetto alzando bandiera bianca: le sezioni sono queste, non ci interessa aumentarne il numero, negli spazi vuoti mettiamo la scuola materna. Questa decisione potrà portare, nel medio-lungo periodo, alla fine del plesso.
Quello che poi balza agli occhi è il fatto che questa decisione non spetterebbe al Sindaco bensì alla Dirigente Scolastica che, però, nell’articolo di giornale non viene mai menzionata. Sarà almeno stata consultata? O il Sindaco ha assunto l’interim mentre questa sta in vacanza? Sappiamo che la dottoressa Mancini è insegnante e abbiamo sempre avuto il sospetto che il suo sogno segreto fosse dirigere la scuola più che il paese. A quanto pare sta riuscendo a fare l’una e l’altra cosa. Complimenti.

Luca Craia

Deep Purple, quando le divinità invecchiano (bene)



DI solito si va a questo tipo di concerto perché è un tributo, un tributo a una divinità pagana che, per un fortuito caso del destino, si è avvicinata tanto a noi da poterla vedere. Ma ci si va non aspettandosi grande qualità nella musica e nello spettacolo: la divinità è sì divina ma anche avanti con gli anni e questo non gioca a favore della qualità. Ma che importa, il concetto è: quando mi ricapita?
Non è questo il caso del concerto dei Deep Purple a Servigliano. Li vedi uscire sul palco mostrando evidenti segni del tempo, segni fisici che fanno pensare che quello che abbiamo appena detto è quello che ti devi aspettare: divinità acciaccate e uno spettacolo tendente al patos più che al rock. Ian Gillan è asciutto, ma ha i capelli corti, un sacco di rughe e si muove come un gatto sciancato. Poi ti ricordi che Ian Gillan si è sempre mosso come un gatto sciancato e passi oltre, e vedi Ian Paice che sembra tua nonna che indossa una strana maglietta con la faccia di Don Bosco (Don Bosco???) e ti preoccupi, anche sapendo che ultimamente non è stato troppo bene. Roger Glover è più tranquillizzante: tonico, col suo solito ghigno a metà tra il joker e l’amico sornione. Airey non somiglia a John Lord e Morse è troppo biondo. E ti dici, vabbè… almeno li ho visti.
Poi parte Highway Star e cambi subito idea: Gillan non ha più la voce di una volta, d’accordo, ma è ancora una voce unica, Glover comincia a far correre le dita sulla tastiera del basso e dici “porcazzozza, quello è Roger Glover!”. Paice parte piano, pare che non voglia far male alla batteria, poi gli escono delle rullate che dici “dove sta l’altra batteria?” e capisci: quelli sono i Deep Purple, non i nonni dei Deep Purple.
Magia della musica che fa sparire tutte le distanze, anche quelle col passato. Fa sparire anche l’assenza di Jon Lord perché Don Airey non gli assomiglierà fisicamente ma con l’Hemmond fa magie, così come Steve Morse mette le dita in posti impensabili e tira fuori suoni magici, che non saranno quelli di Blackmore, ma non lo fanno rimpiangere. I quasi 10.000 del Parco della Pace volano via, vanno in Giappone con Strange Kind Of Woman, planano su foreste incantate con Perfect Stranger, si godono i pezzi nuovi che, per la maggior parte, non conoscono ma non sono affatto male e quando a tradimento parte Smoke on The Water senti Servigliano che urla all’unisono “and fire in the sky!”. Brividi. Brividi che si moltiplicano al bis, quando parte quella che aspettavamo tutti, Hush. Ed è il visibilio. 
Questi sono i Deep Purple, quelli coi quali siamo cresciuti, quelli che cercavamo di imitare la prima volta che abbiamo imbracciato una chitarra elettrica. L'età conta poco: la divinità è viva e fa hard rock.
Due parole sui Toseland: bravo Giacomino. Un bel metal anni ’80 fa pensare che l’ex centauro sia cresciuto a pane e Judas Priest. Buona la band, divertente lo spettacolo. La seconda vita di Toseland sembra promettente quasi quanto la prima. Da tenere d’occhio.

Luca Craia

Ma Città Vecchia che dice? Mario Bisacci si interroga.



Mario Bisacci, lo storico farmacista montegranarese, è uno dei principali promotori del comitato “Buon Senso” che ha raccolto quasi 1200 firme, di cui 64 di esercenti il commercio con tanto di timbro, per sollecitare l’amministrazione comunale a cambiare il progetto di riqualificazione di viale Gramsci e piazza Mazzini e destinare parte della somma ad esso dedicata alla riqualificazione del centro storico.
In quest’ottica Bisacci si pone una domanda: dopo questa e altre due raccolte di firme molto partecipate sulla questione, mentre in paese si accende un dibattito che vede tanti cittadini e tante attività commerciali schierate contro il progetto del Comune, come mai Città Vecchia tace? “Città Vecchia”, dice Bisacci, “è un’associazione che, se non erro, è nata per salvaguardare il centro storico. Questo progetto influirà, secondo noi del Comitato “Buon Senso”, molto negativamente su ogni intento di riqualificazione dello stesso. Mi piacerebbe conoscere cosa ne pensa l’associazione e se è interessata a partecipare al dibattito oppure no”. La domanda è interessante. Attendiamo una risposta.

Luca Craia