venerdì 19 giugno 2015

Cambio di segnaletica in via Gramsci. E la gente rimarrà appesa.



Rifatto l’asfalto in viale Gramsci, si è provveduto a rifare anche la segnaletica orizzontale. Ce n’era davvero bisogno, perché con la vecchia, si ricorderà la questione dei parcheggi multicolor, non ci si capiva più niente, anche perché ormai completamente illeggibile. Buona anche l’idea dell’attraversamento pedonale rialzato. Errore grave, invece, sulla rotatoria in fondo al viale.
La rotatoria fu “inventata” dall’amministrazione Di Battista per evitare ingorghi dovuti alle macchine provenienti da via Zoli che giravano verso il centro storico facendo una manovra a 180° che impegnava l’intera carreggiata creando problemi. L’idea fu buona e risolse la questione, anche se molti montegranaresi, ancora oggi, fregandosene di cartelli e buon senso, continuano a fare il giro diretto senza avvalersi della rotatoria.
Già in fase di progettazione fu subito evidente che, con una rotatoria con circolazione tradizionale, ci sarebbero stati problemi per chi saliva da via Zoli. Questa strada è decisamente ripida e fermarsi per dare la precedenza a chi già impegna la rotonda, come si fa di solito, avrebbe creato problemi di ripartenza. In passato c’erano anche stati diversi incidenti dovuti a vetture che, dovendosi fermare, con il fondo bagnato, ripartendo avevano perso il controllo ed erano indietreggiate involontariamente. Si decise, così, di derogare al sistema classico di circolazione nelle rotatorie mettendo un segnale di dare la precedenza a chi proviene da via Zoli.
Oggi questa segnaletica è stata modificata riportandola a quella tradizionale delle rotatorie. Così chi sale da via Zoli deve fermarsi. Le conseguenze non possiamo saperle ma, visto lo storico, non pare una decisione saggia.

Luca Craia

I partiti, come sono messi a Montegranaro?



Vorrei fare un breve viaggio sorvolando le varie segreterie dei partiti o dei movimenti che operano sul territorio cittadino così, da osservatore esterno, visto che l’ultima tessera che ho avuto era quella del PRI e non l’ho più rinnovata dall’ormai lontano 1993. Così, con buona pace di chi mi infila mio malgrado dentro questo o quel partito o movimento che sia, mi tengo il mio interessato distacco e dico quello che penso, con la massima sincerità e onestà intellettuale. Del resto chi mi segue da tempo sa che questo blog è nato per svolgere funzione critica e costruttiva, non certo per lodare e incensare chi governa. Così è stato per l’amministrazione Gismondi, che si è presa critiche ferocissime da queste pagine, e così è per l’attuale amministrazione. La differenza non sta nella causa (il blog) ma nell’effetto: le reazioni incredibili che registriamo alle critiche, reazioni che, con Gismondi, non c’erano o erano di altro tenore, più costruttivo. Poi se a qualche amministratore un po’ più suscettibile e permaloso del normale piace accusarmi di favorire questo e quello rispondo indicando la storia di questo blog che parla da sola. Oppure chiedete a Gismondi o Lucentini quanti scontri abbiamo avuti e quante critiche si sono presi da me. E se le prenderanno ancora, se dovessero tornare al governo, questo è certo, così come chiunque altro. Non sono qui a lodare ma a sottolineare quelli che penso siano errori, magari sperando di correggerli.
Ma veniamo a questo viaggio planato sulle realtà politiche montegranaresi partendo proprio dal Pd, che dovrebbe essere (ma si fa fatica a stabilirlo) la prima forza politica cittadina. C’è ancora una segreteria? DI certo c’è un segretario, Roberto Basso, che fa anche l’assessore. Basso è succeduto a Stefania Franceschetti dopo una battaglia interna piuttosto sanguinolenta (tanto che, al contrario di quanto accade di solito, la notizia è trapelata dalle mura di Palazzo Francescani) che ha portato all’uscita totale e plateale del gruppo dei “Franceschetti’s” dalla segreteria stessa (ma non dal partito).
La domanda è: quanto conta Basso all’interno del Pd? Secondo me poco, ma del resto la figura del segretario del Pd montegranarese ha sempre contato poco, mentre c’erano altri personaggi di calibro più grosso che muovevano da dietro. Senza andare troppo indietro nel tempo, proprio nella penultima segreteria, quella piuttosto duratura dei Franceschetti’s, il segretario era Stefania ma a comandare ci pensava Fausto. Così ora non c’è da meravigliarsi se il segretario è Basso ma a comandare c’è Perugini. Solo che prima, almeno, c’era un partito. Ora che c’è? La sezione giovanile è scomparsa, non dà segni di vita da tempi immemorabili. Il giornalino di partito non si è più visto. Attività esterne come conferenze, convegni, incontri con la popolazione sono ricordi lontani. Insomma, il Pd montegranarese, che sempre è stato ben chiuso dietro la porta delle scale di Palazzo Francescani, ora ha messo pure qualche chiavistello. Conseguenza? Perugini è ben felice di fare il Presidente a Fermo ma a Montegranaro imperversa l’alleato Ubaldi. Insomma, l’immagine del Pd viene data da un uomo di estrema destra. Che vota Cesetti.
Di Ubaldi ho già parlato sopra e sarebbe anche improprio analizzarlo come movimento o partito visto che non è né l’uno né l’altro. Però un apparato c’è, un gruppo che lavora pure e, in quanto a peso politico, pesa eccome. A dispetto delle qualità amministrative e politiche del leader, il gruppo di Ubaldi si è mosso bene, forse proprio approfittando della debolezza dell’alleato Pd, e sta piazzando pedine su pedine nel tessuto sociale montegranarese. All’interno della giunta conta molto, visto che il governo della città è sostanzialmente affidato a due consoli di cui uno è, appunto, Ubaldi e l’altro l’inarrestabile Perugini. Il Sindaco c’è perché ci deve stare, ma se ne potrebbe fare a meno. Diciamo quindi che, nonostante Ubaldi stesso, il suo gruppo si muove bene, almeno per quanto riguarda l’occupazione del potere. Dal lato amministrativo non c’è bisogno che ripeta qui quello che ho già detto abbondantemente in precedenza.
Sel è scomparsa. Le ultime elezioni hanno mostrato un partito che non alza più voti e questo va enormemente a discapito dello già scarsissimo peso che ha in maggioranza. È il cane che si morde la cosa: rimanendo in questa maggioranza di cui, è evidente, è stata messa ai margini Sel perde consensi; perdendo consensi perde ancora più peso in maggioranza. In buona sostanza non si capisce che ci sta a fare, tanto più che non è determinante. Eppure la sinistra sinistra ha un bel gruppo, giovane e capace. Eros Marilungo è una persona che merita stima e non ho timore a dirlo. Sara Di Chiara appare piena di volontà. Perché non puntare su questo gruppo e cercare di rilanciare il partito, anziché appiattirsi dentro una maggioranza che non lo rispetta e lo danneggia? Inspiegabile.
Viviamo Montegranaro è un movimento che nasce sì dalla passata esperienza di governo di Gastone Gismondi, ma che oggi dimostra degli assestamenti interessanti anche se non proprio facili da capire, essendo presenti nell’associazione, a cui il gruppo consigliale fa riferimento, elementi appartenenti alla Lega Nord, come quello stesso Mauro Lucentini già superassessore con Gismondi e oggi elemento fondamentale sia in Consiglio che fuori. Il problema è fare i conti con il passato, perché, diciamolo, l’amministrazione Gismondi non è stata così brillante e qualche accusa che gli viene mossa è motivata. Fare opposizione con questi presupposti non è semplicissimo, anche se, trovandosi di fronte chi continua ad accusarti come se stesse ancora in minoranza e poi, quando governa, riesce a fare peggio di te, semplifica le cose.
Il Movimento 5 Stelle ha passato un primo anno piuttosto fiacco. Non per mancanza di iniziativa ma per scarsa incisività in consiglio e una strategia di comunicazione da rivedere. Pecca di inesperienza, per ammissione degli stessi attivisti, e punta a migliorare. Qualche errore di troppo, come l’ultima candidatura della Vecchiola alla casa di riposo, qualche ingenuità, come il ritiro della mozione sulla commissione per i debiti ma, soprattutto, un evidente necessità di affinare tecnica e stile. Problemi evidenti di comunicazione, troppo incentrata su questioni a carattere nazionale a discapito dell’azione locale, e la necessità di uscire più tra la gente, farsi conoscere, portare dei messaggi. Carlo Pirro, il nuovo consigliere comunale in surroga al dimissionario Marilungo, ha delle qualità politiche e oratorie. Vedremo se ciò porterà a una evoluzione positiva. Se fosse, visti i numeri delle ultime elezioni, possono mettere paura a tutti.

Luca Craia

giovedì 18 giugno 2015

La monofora della Pieve, la nicchia, le mura e la torre.



Il giorno 30 novembre 2013 io, Sabina Salusti, Antonella Leoni e Simone Perticarini, nel corso di una esplorazione sotterranea legata alla mappatura degli ipogei, entrammo in una stanza di dimensioni pressochè quadrate, di circa tre metri per tre per un’altezza di circa 5 metri, che è ubicata alle spalle del palco del teatrino della Pievania. Per accedervi abbiamo percorso uno stretto cunicolo a cuspide al quale si arriva dalla casa parrocchiale e dal teatrino stesso. Le pareti affrescate, anche se fortemente lacunose, e la presenza di una monofora posta a oltre quattro metri di altezza indicano che il vano è definibile come cappella o sacrestia appartenente all’antica Pieve del SS.Salvatore che sappiamo essere stata lì ubicata. È bene chiarire che il vano era del tutto dimenticato, tanto che l’allora parroco don Umberto, che ci aspettava fuori dal cunicolo, ammise di non saperne nulla. Abbiamo, quindi, ragione di ritenere di essere stati i primi ad accedervi da molto tempo e che, pertanto, se si parla di scoperta questa debba essere a noi attribuita.
Lo scorso 22 marzo l’amico Daniele Malvestiti, storico locale, entrava anch’egli nella cappella (o sacrestia) ritenendo e scrivendo sulla sua pagina Facebook, salvo poi rettificarsi dietro mia sollecitazione, di averla ritrovata per primo. In riferimento alla finestra affermava che si trattava di una nicchia. L’affermazione mi lasciò di stucco tanto che oggi, incontrando l’amico storico dell’architettura Medardo Arduino, gli ho chiesto un parere professionale. Ovviamente questo si basa solo sul materiale fotografico e, quindi, andrebbe verificato sul posto. Però, dalle immagini, pare piuttosto evidente che la conformazione del manufatto sia tipica di una monofora strombata romanica. Inoltre è difficile pensare a una nicchia, vista l’altezza dal suolo che la renderebbe inutile.
Lo stesso dicasi per l’ipotesi di un’edicola, che per forma potrebbe essere più simile, ma che, posta a quattro metri di altezza dal suolo, sarebbe un caso quasi unico, visto che qualsiasi tipo di devozione (a quello servivano le edicole) è inficiata dalla distanza dal fedele. Pertanto abbiamo ragione di ritenere che si tratti di una finestra monofora, come già asserito all’epoca. Per quanto riguarda le figure che Malvestiti intende vedere sullo sfondo, ritengo si tratti di macchie dovute al tempo e agli agenti atmosferici che hanno creato una sorta di figura sulla tamponatura della finestra murata.
Rimane, quindi, molto interessante la posizione di tale monofora che guarda verso Porta Marina e, quindi, è stata presumibilmente tamponata con la costruzione di Palazzo Conventati. Quindi, prima di quest’ultima, in quella direzione c’era il vuoto, il che lascia aperte diverse ipotesi, la più affascinante delle quali è quella di cui ho già parlato e che si riferisce alla possibilità della presenza di una prima cinta muraria a ridosso della Pieve, della quale forse la Torre dell’Annunziata era parte fortificata.

Luca Craia