venerdì 12 agosto 2016

Motorini smarmittati e il diritto della gente a riposare.



Il problema non riguarda certo soltanto Montegranaro, i motorini modificati, con marmitte non regolamentari e particolarmente rumorose, sono causa di disturbo alla quiete un po’ dappertutto, ma mi risulta che altrove si applichi maggiore severità rispetto a quanto avviene sulle nostre strade. Sono molti a inviare a L’Ape Ronza segnalazioni inerenti questo problema che è molto sentito perché, credo, chiunque abiti nel centro abitato prima o poi è stato disturbato in piena notte dal rumore di un ciclomotore smarmittato a pieni giri di motore.
Il capitolo III del Regolamento di Polizia Urbana del Comune di Montegranaro detta i principi fondamentali che regolano il rispetto della quiete pubblica. In particolare specifica le fasce orarie in cui bisogna prestare maggiore attenzione a non creare disturbo con rumori molesti. E rumori più molesti di un motorino smarmittato me ne vengono in mente pochi. La notte, la fascia “protetta”, d’estate, va dalle 23,00 o 23,30, a seconda se feriale, prefestivo o festivo, fino alle 8,00 del mattino. In questa fascia oraria il cittadino dovrebbe aver garantito un certo silenzio. Silenzio che, invece, viene puntualmente interrotto da rumorosi ciclomotori.
Si potrebbe obiettare che la Polizia Municipale, di notte, non lavora. Ma gli stessi motorini circolano anche di giorno, fanno rumore anche di giorno e sono facilmente riconoscibili. È anche lecito pensare che una marmitta che produce un tale rumore sia difficilmente omologata, da qui la deduzione che risolvere il problema non sia così complicato.

Luca Craia

giovedì 11 agosto 2016

Crisi e disoccupazione a Montegranaro. Ne parla Giovanni Mariani dell’Epas



Se la crisi economica è feroce in tutta Europa ed è ferocissima in Italia, a Montegranaro, patria mondiale della calzatura, assume toni pesantissimi. Il comparto calzaturiero non è più florido come negli anni ’80 e ’90 già da tempo, ma in questi ultimi anni ha registrato un tracollo verticale che ha visto la fine di imprese storiche e la riconversione al netto ribasso di molte altre. Un paese che vantava di avere un laboratorio artigiano a ogni uscio, che mostrava ricchezza, opulenza e anche una particolare equità sociale, dove anche la classe operaia partecipava di tanto benessere, oggi deve fare i conti con grossi problemi economici. La disoccupazione è forse il più pesante e lo sanno bene i Montegranaresi costretti a fare file interminabili all’ufficio del lavoro.
Abbiamo chiesto a Giovanni Mariani, Montegranarese e Direttore Provinciale dell’Epas, come vede il quadro economico e occupazionale del nostro paese. “Non ci sono dati specifici riguardanti solo il nostro paese” afferma il direttore, “ma a Montegranaro ci sono CGIL, CISL, UIL, ACLI, CISAP e noi come FNA/CONFSAL, quindi 6 tra i più grandi e rappresentativi sindacati italiani” E prosegue:  “se soltanto noi a luglio abbiamo fatto 15 disoccupazioni e 45 ad agosto in soli 10 giorni, non essendo certamente il patronato più rappresentativo in termini di iscritti, figuratevi con gli altri quante disoccupazioni saranno state fatte solo a Montegranaro”.
Un quadro tutt’altro che tranquillizzante quindi. Secondo Mariani “le Aziende non tengono più il ritmo di questo governo che legifera senza un piano coordinato e concepito secondo le esigenze del popolo sovrano, quindi licenziano e magari, dopo poco tempo, riassumono per sfruttare le eventuali agevolazioni o soltanto per risparmiare”. Una questione politica e di difficoltà economiche pesanti quindi, che mette sullo stesso piano imprenditori e operai anche se con difficoltà oggettive diverse.
E se per chi è in età attiva i problemi sono seri, per chi avanza con gli anni le cose non sono migliori. “Sul lato previdenziale le cose sono cambiate molto” dice Mariani. “In questo periodo abbiamo svolto pratiche pensionistiche per sole tre persone, mentre dieci anni fa, nello stesso tempo, ne facevamo almeno cinquanta”. Sono decisamente dati preoccupanti che dovrebbero far suonare un allarme sociale e stimolare interventi pubblici più efficaci.

Luca Craia

Casa di San Serafino e festa patronale: il problema è più complesso



Condivido e rilancio quanto contenuto nell’articolo odierno del Corriere Adriatico relativamente allo stato di abbandono della casa natale di San Serafino. Sono anni che pubblico foto e articoli denunciandone il vergognoso degrado che testimonia anche una certa ipocrisia tutta montegranarese nella devozione al proprio Santo Patrono, fatta di fuochi e cantanti ma di pochissimo rispetto per la figura del Santo stesso.
Il problema, però, è ben più articolato di quanto riporta il giornale. La casa ovviamente non è più quella di Felice Piampiani, il nostro San Serafino. Negli anni ha subito tanti rimaneggiamenti da essere completamente stravolta da quella che poteva essere un’abitazione del XV secolo. Ma insiste nel luogo dove il Santo nacque e, solo per questo, dovrebbe avere trattamento molto migliore. La casa è privata, ma credo che il proprietario non farebbe difficoltà di fronte a un progetto della comunità cittadina per realizzarci qualcosa di importante, come un museo sul Santo o sui tesori d’arte montegranaresi, oggi sparsi in ogni dove.
Occorre quindi pensare a un progetto e finanziarlo. Da anni suggerisco l’idea di utilizzare parte dei fondi raccolti dal Comitato Festeggiamenti. Il Comitato opera da tempo e ogni anno raccoglie fondi ingenti che vengono destinati all’organizzazione della festa ottobrina. Non so se i soldi raccolti vengano spesi tutti o se vadano a formare un eventuale fondo di emergenza. Purtroppo i bilanci del comitato non sono mai stati resi pubblici, anche se sono al corrente di reiterate richiesta da parte dei vecchi parroci in questo senso. Se ci sono avanzi di bilancio degli anni passati essi possono essere utilizzati per un progetto di recupero della casa. Altrimenti si potrebbe razionalizzare la spesa annuale e trovare lì dei fondi.
E veniamo alla festa patronale: è una festa ormai sorpassata, antica, non richiama più il pubblico di una volta. Siamo il paese di Veregra Street, una delle attrattive più innovative e imitate delle Marche, e abbiamo una festa patronale che ci riporta agli anni ’50. Credo che dovremmo ripensare all’organizzazione degli eventi in modo da aggiornarli e renderli più appetibili, sia per i Montegranaresi che per gente di fuori. Così facendo si potrebbero anche incrementare le entrate da destinare alla casa.
In quanto al Comitato, che per anni ha lavorato impegnandosi fortemente per la riuscita della festa e che per questo merita plauso e gratitudine, prima di tutto il Presidente Marino Stizza, ritengo che sia giunto il momento che si apra alla società e faccia entrare forze nuove, fresche e con idee innovative. Tutto questo andrebbe nella direzione di creare una festa civile (quella religiosa va più che bene com’è) che testimoni devozione al Santo ma che sia anche occasione di incontro per la comunità cittadina e sia utile per creare qualcosa di importante e duraturo, proprio utilizzando la casa natale di San Serafino

Luca Craia