venerdì 9 ottobre 2015

Il Comune se la prende comoda e perde il finanziamento per il Cinema



Non so se sia il giornalista un po’ confuso, che sul giornale addirittura fa suonare il violino a Francesco Di Rosa, o qualche politico nostrano in vena di autolesionismi, fatto sta che leggere l’articolo sull’apertura presunta (tocca presumere, perché, visti i ritardi, faccio come San Tommaso e credo quando tocco) riapertura del La Perla suscita me ilarità mista a un po’ di stizza. Infatti è curioso quanto si dichiara, appunto, sui ritardi. Il giornale dice che, visto che ormai aprire per lo spettacolo di Celestini (vendendosi la pelle prima di avere ammazzato l’orso) non era stato possibile, allora se la sono presa comoda per fare le cose per bene.
Ok, ci sta, anche perché sembra che restaurare il lampadarione centrale sia stata impresa titanica. Però, poco più avanti nell’articolo, si dice che i finanziamenti per convertire il cinema al digitale sono stati persi perché il cinema era chiuso. A parte che, presentando un progetto in cui si fossero fornite date certe sull’apertura si sarebbe potuto tranquillamente concorrere al finanziamento, fosse vera l’impossibilità di partecipare per la chiusura della sala, perché allora se la sarebbero presa tanto comoda? Perché non si sono sbrigati?

Luca Craia

La discordia tra le opposizioni da carta bianca al governo



Ho letto con una certa tristezza la nota apparsa su una spalla della Pravda di ieri dove Gastone Gismondi si lamentava di una mancata telefonata da parte di Carlo Pirro sull’eventualità di concordare un tavolo per studiare le modalità di applicazione del baratto, una tristezza non tanto dovuta a una presunta permalosità che traspare dalle parole pubblicate dal giornale relativamente alla telefonata che non ci sarebbe stata, quanto alla difficoltà di comunicazione tra le varie opposizioni in Consiglio Comunale.
La telefonata sembra quasi un pretesto per rimarcare le distanze senza scendere nello specifico della proposta. La telefonata d’altronde non ci sarebbe stata ma avrebbe potuto esserci nel giro di poche ore, visto che la dichiarazione dei Cinquestelle era di martedì e quella di Gismondi di giovedì e, quindi, di tempo ne è passato ben poco. Del resto, poi, stasera c’è Consiglio Comunale e c’è quindi occasione di incontrarsi e parlare a quattrocchi.
Però questi toni poco concilianti non aiutano a fare una opposizione efficace. La forza dell’attuale schieramento di maggioranza, quando era all’opposizione (e, ricordiamolo, all’epoca erano due gruppi distinti), era proprio nell’azione coordinata e concertata. Invece, nell’attuale Consiglio, siedono ben tre gruppi di opposizione (considerando opposizione anche Basso che, però, nei fatti opposizione non è) e se non riescono a concordare delle azioni comuni e sprecano tempo ed energie in scaramucce come questa, la maggioranza ha gioco facile, e non solo per il baratto amministrativo ma anche per la questione Calepio e altri argomenti forse più pesanti.

Luca Craia

giovedì 8 ottobre 2015

Inquietanti presenze: forzata una finestra in un rudere del centro storico


Queste foto ritraggono una finestra posta al piano terra di uno stabile del centro storico (la casa dell’impalcatura sempiterna, in via don Minzoni). La finestra è stata sempre chiusa da un coperchio, che vedete anch’esso in foto, che questa notte è stato divelto e buttato in strada. La finestra è stata evidentemente forzata da qualcuno che intendeva introdursi nell’edificio, magari per passarci la notte. Non è la prima volta che si verifica un caso come questo: addirittura qualche anno fa ci fu un principio di incendio in questa casa a causa di una stufa rimasta accesa, ma chi l’avesse accesa non si è mai saputo. La casa è inagibile, pericolante e pericolosa eppure ha le utenze allacciate. E c’è gente che vi dimora, anche se saltuariamente. È un fatto inquietante sotto molti aspetti: chi è questa gente e quanto è disperata? Oppure da cosa si nasconde? Chi si aggira tra le nostre case? A quali rischi ci esponiamo? Sono tutte domande che meritano una risposta.

Luca Craia

Tennacola diventa elettrica?



La Tennacola SPA, società che fornisce acqua potabile a ben ventisette comuni del Fermano e di cui questi comuni sono soci, sta conducendo un’indagine esplorativa per vedere se ci sono soggetti interessati ad ottenere la concessione degli impianti di acquedotto da essa gestiti e utilizzarli per la produzione di energia elettrica tramite la costruzione di due centrali. Gli impianti di produzione dovranno essere costruiti a spese dell’utilizzatore e saranno di sua proprietà, ma l’acqua utilizzata sarà quella della Tennacola, proveniente dai serbatoi denominati Calzecchi di Porto Sant’Elpidio e Santa Lucia di Sant’Elpidio a Mare.
Questo, a mio modesto parere, qualche preoccupazione dovrebbe generarla, in quanto si parla di acqua potabile. Credo quindi che i comuni soci della Tennacola SPA dovrebbero informarsi e informare i propri amministrati circa l’uso dell’acqua che verrà utilizzata per la produzione di energia. In particolare, credo che i cittadini interessati dal progetto dovrebbero essere rassicurati circa la potabilità dell’acqua e sul fatto che quella utilizzata nelle centrali non venga poi reimmessa in rete per il consumo domestico o, in caso contrario, su quali misure verranno prese per garantire la potabilità della stessa. Attendiamo fiduciosi.

Luca Craia