giovedì 5 gennaio 2017

Differenziare bene con le idee confuse del numero verde



Mi scrive una lettrice per raccontarmi la sua disavventura col numero verde del servizio smaltimento rifiuti di Montegranaro. La nostra amica, che chiameremo per comodità Maria, è una persona precisa e meticolosa. Deve buttare via delle vecchie cassette a nastro e, ritenendo che sia impossibile separare adeguatamente tutti i materiali, decide di inserirle nel secchio dell’indifferenziata ma, essendo un materiale particolare, le ripone in un sacchetto. Il mattino dopo, però, il sacchetto non viene ritirato.
Allora Maria chiama il numero verde per chiedere spiegazioni e l’operatore le risponde che il ritiro probabilmente non è stato effettuato perché il sacco non era trasparente. Maria è certa che lo fosse ma non si perde d’animo e rimette nel secchio grigio le musicassette per conferirle al ritiro successivo. Il sacchetto, però, non viene ritirato per la seconda volta. Maria ritelefona al numero verde e parla con un operatore diverso da quello precedente. L’operatore le spiega, al contrario del suo collega, che le musicassette vanno smontate, il nastro conferito con l’indifferenziata e l’involucro con la plastica. Maria, diligentemente, segue le istruzioni e mette i due materiali nel relativo bidone, sempre dentro un sacchetto trasparente. Il nastro, posto nel grigio, viene ritirato mentre gli involucri in plastica no.
Maria non si perde d’animo e richiama per la terza volta il numero verde, trovando un terzo operatore. Qeusti le spiega, con una terza versione, che gli involucri vanno nell’indifferenziata. Maria controbatte con fatto che i colleghi con cui aveva parlato in precedenza avevano detto altro, e l’uomo le chiede tempo e il numero di cellulare per richiamarla più tardi. Ma non la richiama più. Il giorno dopo la mamma di Maria incontra in strada gli operatori addetti al ritiro e chiede loro spiegazioni. Questi le spiegano che andava bene come erano state conferite le cassette la prima volta, vanno gentilmente con la signora fino a casa e si fanno consegnare gli involucri rimasti. Fine dell’odissea.
Io non ho saputo dire nulla a Maria, se non che è stata fortunata a poter parlare per ben tre volte col numero verde, cosa che non riesce a tutti.

Luca Craia

Perugini l’autolesionista. E il piano antenne?



Ho sempre reputato Aronne Perugini una persona intelligente, anche quando mi minacciò temerariamente di querela, pensa un po’. È per questo che non capisco questo suo atteggiamento sulla questione dell’antenna Vodafone. Si vuole far male, evidentemente. Chi ha seguito la faccenda fin dall’inizio (ricordiamo che sono state raccolte centinaia di firma per bloccare il progetto del gestore telefonico) ricorderà bene come sono andate veramente le cose e si farà certamente una grassa risata sulle dichiarazioni dell’ex Presidente della Provincia di Fermo.
La questione dell’antenna Vodafone partì in sordina, ci accorgemmo di qualcosa perché iniziarono a lavorare, a San Liborio, con ruspe ed escavatori e la gente cominciò a chiedersi cosa stesse succedendo. Fu facile informarsi e capire cosa accadesse, così nacque la reazione popolare, che utilizzò dapprima queste pagine per poi, grazie all’interessamento dell’opposizione intera, vedere aprirsi una diatriba politica che svegliò l’amministrazione comunale fino ad allora dormiente. Infatti il progetto Vodafone era ben noto ai nostri amministratori che però, fino a che la questione non divenne nota, si guardarono bene di informare la cittadinanza o intraprendere qualche azione contraria.
Il 21 marzo 2016, l’Amministrazione Comunale dichiarava: “Non potendo impedire a norma di legge tale impianto, l'Amministrazione vigilerà̀ con estrema attenzione sulla corretta installazione e sull'entità̀ delle emissioni, con la cura dovuta alla tutela della salute pubblica”. Quindi, secondo Perugini & Co. on era possibile fare nulla. Fu a quel punto che l’opposizione, analizzando le carte, scoprì diverse difformità tra il progetto originale e quello che si stava realizzando, difformità che, a quanto pare, in sede di approvazione del progetto erano sfuggite e non erano state notate nemmeno una volta partiti i lavori. Non era stato mandato nessuno a controllare oppure chi c’era andato non aveva notato le discrepanze. Questa scoperta costrinse la Vodafone a fermare i lavori e a rimuovere il palo. Che l’Amministrazione Comunale non si fosse mai accorta delle irregolarità tanto che per fermare i lavori è testimoniato dal fatto che occorse convocare un Consiglio Comunale apposito per farla intervenire.
Se oggi non c’è un’antenna a San Liborio lo si deve all’opposizione che, in questo caso, lavorò allunisono, e alla Vodafone che ha avuto buon senso e ha rinunciato. L’Amministrazione, in questo particolare caso, ha solo demeriti e non si capisce questa smania di tornare sull’argomento da parte di Perugini. Una persona intelligente che fa una stupidaggine cerca di farla dimenticare, non la ricorda a tutti a ogni piè sospinto. Quello che non ricorda, invece, il nostro Perugini è che, in quel periodo, si promise di redigere velocemente un piano antenne. Sono passati mesi ma non se ne è parlato più. Come mai?

Luca Craia                         

San Serafino, futuro fosco. Prima viale Gramsci


Il porticato di San Serafino, foto pubblicate su L'Ape Ronza il 17 novembre 2016

Stamattina anche il Corriere Adriatico, finalmente direi, si occupa della situazione della chiesa di San Serafino. La domanda che si pone Pagliariccio è quella che su queste pagine ci veniamo facendo già dallo scorso agosto, quando si manifestarono le prime preoccupanti crepe che furono sostanzialmente ignorate dai tecnici comunali che lasciarono la chiesa aperta al pubblico fin quando la scossa del 30 fece capire a tutti quanta leggerezza ci fosse stata in quella decisione. Quando riaprirà San Serafino?
La parete di fondo, verso il Campo dei Tigli, spaccata e spanciata.
Io la vedo molto scura. Vi spiego perché. Primo, la vedo scura perché, se si usa la stessa solerzia e perizia utilizzate finora, visto quanto sopra e visto che, fino a poco fa, i nostri amministratori affermavano tranquillamente che i danni fossero lievi, fino a quando, foto alla mano, abbiamo dimostrato che tanto lievi non fossero. Ma il motivo principale del mio pessimismo è un altro: i soldi. Non ci sono soldi, questo è certo, a meno che non si prendano risorse destinate ad altri interventi. Ma, vista la caparbietà con la quale si perseguono obiettivi che sono prioritari solo nella testa dei nostri amministratori, vedi viale Gramsci, se si vuole intervenire occorrerà attendere che arrivino eventuali fondi per la ricostruzione post terremoto. E non è per adesso. Quindi rassegniamoci: San Serafino riaprirà, forse, se non succede nient’altro, tra qualche anno.

Luca Craia