giovedì 14 maggio 2015

La contestazione è democrazia?



Ritengo un diritto inviolabile quello di esprimere la propria opinione. Pertanto anche le manifestazioni contro Salvini, che ormai sono diventate parte delle coreografia del capo leghista, sono sicuramente annoverabili tra le espressioni tutelate dal diritto alla libertà di pensiero. Quando queste, però, sfociano in comportamenti violenti si esce dal novero e si entra nella violazione della libertà altrui. Perché, vedete, per quanto possiamo non essere d’accordo con quello che dice Salvini, il lancio di oggetti, lo spintonare, la volontà di aggredire ma anche soltanto il vociare scomposto volto a impedire all’altro di parlare violano la libertà di quest’ultimo di manifestare il proprio pensiero. Sono manifestazioni antidemocratiche, se vogliamo, fasciste.
Questo Salvini lo sa e lo calcola. Ogni volta che viene contestato violentemente egli guadagna consensi, piace di più, guadagna simpatie. Alla fine, al di là di quello che pensa e che dice, il fatto di ricevere tanta feroce avversione gli accaparra simpatie e rafforza quelle che già ha. Diciamo quindi che la contestazione violenta contro Salvini produce il risultato contrario rispetto a quello presumibilmente voluto. Senza contare quanto costa alla collettività in termini di sicurezza.

Luca Craia

OLTRE IL DANNO LA BEFFA - ANNA LISA MINUTILLO



Lo scorso anno mi sono occupata della scomparsa di Sara Panuccio a causa di una frana accaduta sull’isola di Ventotene, brutto constatare quando in questo paese le leggi non vengano rispettate e lo vediamo ogni giorno, ancor più brutto rendersi conto che per chi perde una figlia, un famigliare a causa della superficialità e della negligenza travestita da connivenze silenziose la cosa arrechi ancora più dolore poiché aggiunge dolore al dolore per la perdita e per l’ingiustizia subita.
Ho raccolto questa dichiarazione da parte di Bruno Panuccio che testimonia quanto sia breve la memoria quando si tratta di ricordare alcuni episodi a dir poco “scomodi” che continuano ad accadere.
Vogliamo cercare di spezzare questa catene di ingiustizie? Vogliamo tornare ad avere fiducia nelle istituzioni ma onestamente davanti a parole come queste le mie parole si placano, diventano piccole e miste di stupore e di rabbia poiché tremendamente vere, reali, sentite.
Posso solo cercare di dare loro una minima visibilità anche e soprattutto per trasmettere a questo genitore ferito e derubato di un bene grande (quale la vita di un figlio è )la mia vicinanza ma anche la piccola dimostrazione che non tutti dimenticano alla svelta, che non tutti scrivono solo per apparire, che non tutti sono superficiali e disinteressati, per me è importante non lasciare la sofferenza da sola, è importante tendere una mano , è importante cercare di capire e so che altre persone la vedono come me.
Questa la testimonianza accorata ed a giusta causa da parte di Bruno Panuccio, raccolta e condivisa con tutti voi affinchè non si dimentichi, affinchè sotto quei massi non vada a finire anche il nostro cuore.
“Il 20/04/2010 muoiono a Ventotene , a causa di una frana , Sara Panuccio e Francesca Colonnello . In conseguenza di ciò, per la prima volta in Italia, viene condannato un amministratore pubblico per morte da frana. Costui è l’attuale sindaco di Ventotene, Giuseppe Assenso. La sentenza di Primo grado del 2014 è per lui di 2 anni e 4 mesi. Questo signore è lo stesso dello scandalo per aver appaltato ad una ditta di Napoli la progettazione e realizzazione (fortunatamente mai avvenuta) di un tunnel da 6 milioni di euro sull’isola, nonostante il parere ed il divieto della Regione Lazio (gli atti sono in procura). In questo periodo ogni giorno si parla sui media nazionali dei “candidati impresentabili” in Campania e Liguria, ma quasi nessuno sa che il sindaco Assenso è il capolista di una delle due liste civiche che si fronteggeranno a fine mese sull’isola. Vuole ottenere il terzo mandato consecutivo di Sindaco ed ha naturalmente ottime possibilità di riuscire nell’intento visto che questa volta ha dalla sua parte in lista chi oggi è consigliere d’opposizione, chi ufficialmente in questi anni lo ha sempre osteggiato e criticato aspramente. Ancor prima che come padre di Sara, sono indignato come cittadino. Partendo dal presupposto che si sarebbe dovuto dimettere di suo per rispetto delle vittime e della morale civile, qui siamo al paradosso del tenerlo in carica altri 5 anni, se vincerà, di conseguenza sarà ancora lui la massima autorità in carica per le funzioni di Protezione Civile, in netto contrasto con la condanna di cui sopra. Sarà’ lui a tutelare persone e territorio sull’isola, lui che attualmente è ritenuto per la giustizia italiana responsabile di omicidio colposo per l’inosservanza delle norme stesse, lui che ha mentito in aula sulla conoscenza del pericolo, lui colpevole certificato da prove documentali. È tutto ciò avviene nel silenzio di media ed istituzioni “
Non posso che auspicare una presa di coscienza da parte di chi legge, da parte di chi la legge dovrebbe farla rispettare, da parte di chi onestamente vive e per mani forse non proprio oneste si ritrova suo malgrado a morire.

mercoledì 13 maggio 2015

Civiltà e progresso


Una filastrocca dialettale scritta qualche tempo fa, quando ancora si poteva passeggiare dietro le mura. La ripubblico nella speranza di poter tornare a passeggiarci presto, magari senza tutti questi rischi.

Quella sera, era metà luglio,
facìa un callo e se scolava pure,
me dissi: a st’ora, o me reppuglio
o vaco a fa du passi su le mure.

De reppugliame non me java affatto,
cuscì me ‘ncamminai pe’  porta Spina
e ghià da quelle parti tutt’un tratto
n’arietta se nfilò suppe la schina.

Rriato che fui su lo viale
provai a passà su lo marciapiede
ma pe passà senza fasse male
in verità ce volle tanta fede.

Na’ macchina co tutte le sue rote
ppogghiate sopre lo vialetto
che dissi: “tanto non ce passo
io quasci quasci me ne vaco a letto”.

Allora me spostai verso la strada
cerchenne de passà bello llurato
ma me rriò davanti un fuoristrada
che per un pelo non me c’ha rrotato.

Allora feci un atto co’ la mano
quasci pe’ dije: ma che non me si visto?
che quillo frena e cala tutto strano
me mostra un pugno e dice: “vo’ proà quisto?”

Je dico: amico mio, non me menà,
volio soltanto fa ‘na passeggiata
che se sapio de ji tanto a rischià
a casa mia rmanio pe la serata.

Quillo se calma, me guarda e co’ ‘na ma’
me dà un buffetto piano su la guancia
Me dice: “amico, stai a Montegranà.
Non te ce fa venì un mal de pancia.

Su sto paese semo bbituati
A fa’ come ce pare dappertutto
Non c’è na guardia, lo so che pare brutto
Praticamente semo autorizzati.

Voli ji a piedi? Non poli, signornò
Quassù ce se parcheggia e se va al barre
Se non te piace lete da le palle
E vatte a fatte un jiro a Citanò.”

Le storie di Monte Franoso – L’obbligo del non voto

C’erano le elezioni a Monte Franoso. Non le elezioni del Comune, quelle c’erano state l’anno prima. Si votava per la regione, cosa mai troppo sentita a livello locale. Ma quella volta il sindaco era talmente incarognito contro l’ex sindaco, che si presentava candidato, da decidere di scendere direttamente in campo non per favorire l’elezione di qualcuno ma per sfavorire quella del predecessore. Perché fosse così incarognito non si sa, non fu mai spiegato. Si disse che tanto astio e livore era dovuto al fatto che il suo precursore era cattivo ma ai più la spiegazione parve infantile, risibile e anche un po’ priva di fondamento perché Sigismondo tutto sembrava meno che cattivo. Ma magari il sindaco sapeva cose che gli altri ignoravano. Solo che non le diceva, chissà perché.
Anche il vicesindaco ce l’aveva a morte con Sigismondo. Ma neanche lui diceva perché. Viste le motivazioni del primo cittadino tutti supposero che il secondo cittadino fosse tanto incattivito perché Sigismondo era brutto, anche se poi, tutto sommato, era tutt’altro che brutto, anzi: finchè era in carica era definito il sindaco bello. Pensa gli altri. Infine c’era pure l’assessore a non mi ricordo bene che (ma forse non se lo ricorda neanche lui) che era incarognito con l’ex sindaco. Nessuno però si chiese perché, tanto tutti sapevano che l’assessore in questione seguiva a ruota decisioni, pensieri e anche sentimenti dei primi due.
Comunque sia i tre decisero di uscire sul giornale per screditare Sigismondo e fargli perdere le elezioni. Indirono una conferenza stampa e, alla presenza dei giornalisti, spiegarono senza mezzi termini che i cittadini di Monte Franoso non dovevano votare Sigismondo perché questi era brutto e cattivo. I giornalisti si guardarono interdetti ma scrissero sul giornale quanto i vertici politici di Monte Franoso avevano voluto con tanta solerzia comunicare. I cittadini di Monte Franoso risero di questa cosa fino a Natale. A Pasqua c’era ancora qualcuno che, ripensandoci improvvisamente, scoppiava a ridere.
Non contenti del risultato i tre, uniti dall’intento di far perdere le elezioni a Sigismondo, ma in separata sede, iniziarono a passare tra i dipendenti del Comune intimando loro, nemmeno tanto velatamente, che guai a loro se votavano Sigismondo. Minacciarono di mettere le telecamere di sicurezza nelle cabine elettorali per controllare e chi fosse stato beccato a mettere la crocetta sul simbolo le partito di Sigismondo e a scriverne il nome sarebbe stato condannato a spalare la neve pure in agosto e a pulire le scalette di fianco alla casa del vicesindaco ogni domenica mattina alle cinque e tre quarti. I dipendenti furono presi da terrore e panico.
Solo che le telecamere dentro le cabine elettorali, con sommo sgomento del vicesindaco, non fu possibile metterle perché pare che sia illegale, almeno per ora. Per cui i dipendenti votarono liberamente secondo coscienza, così come fecero i cittadini tutti di Monte Franoso. Se volete sapere se Sigismondo vinse o no le elezioni vi devo deludere: non ve lo dirò. Vi dirò però che a Monte Franoso, da quei giorni in poi, tutti capirono chi era cattivo e chi no.

Luca Craia