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venerdì 27 gennaio 2017

Gli Italiani si adeguano e non mangiano maiale



Trovo gravissimo, non tanto per l’episodio in sé quanto per quello che rappresenta, quello che è accaduto “Villaggio Container” di Tolentino, la mensa allestita per gli sfollati a causa del terremoto. La notizia, apparsa ieri su diversi notiziari online e oggi è su carta sul Corriere Adriatico è stupefacente: è apparso su un bancone un cartello con una scritta che recita “le pietanze preparate per la mensa del villaggio container non contengono maiale”. Ora, tutti sappiamo che la carne di maiale non è così salutare nel caso se ne faccia abuso, ma un consumo medio non dovrebbe comportare eccessivi rischi. Allora perché questa premura di eliminare dalla dieta degli sfollati la carne suina?
Pare si tratti di una forma di riguardo verso ospiti di religioni che non mangiano maiale. Quanti sono? Non si sa esattamente, ma certamente una percentuale esigua, tanto da non giustificare tanta premura. E qui scatta il ragionamento: se l’italiano, che ha il maiale nella sua dieta quotidiana da sempre, non è più libero di mangiarne quando si trovi nell’impossibilità di procurarsene da solo, e questo avviene perché, anziché eventualmente preparare delle pietanze apposite per i pochi che non si nutrono di maiale per precetto, lo si toglie direttamente dal menu.
È un segno. Certo, probabilmente lo si è fatto per semplificare, per far scorrere il lavoro, ma rimane un segno. È il segno che la nostra cultura, i nostri usi, le nostre stesse esigenze, per quanto noi possiamo essere (ancora) maggioritari nel nostro Paese, passano in secondo piano di fronte a una politica che si atrofizza su posizioni morali e ideologiche non condivise. E la mia preoccupazione è per il futuro, perché temo che si cominci col maiale e si finisca con la letteratura.
                                      
Luca Craia

mercoledì 29 ottobre 2014

A Montegranaro anche sui ladri si fa politica (di bassa lega)



Sembra una cosa di poco conto ma, ragionandoci, la questione appare molto più grave di quello che sembra. Dopo il furto alla mensa comunale è partita la voce (forse più di una voce) che vorrebbe che, tra la refurtiva, non figuri la carne di maiale di cui, pure, la mensa era ben fornita tra insaccati e carne fresca. Da qui la deduzione: non rubano la carne di maiale, i musulmani non mangiano maiale, quindi i ladri sono musulmani.
Come direbbe qualche filosofo di antico retaggio, nego maiorem, nel senso che il non furto della carne suina non costituisce prova di alcunché. Ciò detto, anche assumendo che questo possa in qualche modo insospettire verso qualche etnia presente massicciamente sul territorio comunale, trovo non solo disdicevole ma anche pericoloso che, a fare certe affermazioni, siano personaggi pubblici che ricoprono ruoli istituzionali.
Lo trovo disdicevole perché l’istituzione non può lasciarsi andare ad illazioni ma tenersi ai fatti, guardandosi bene da lanciare accuse infamanti verso chiunque, sia esso un singolo soggetto che un’intera etnia. Lo trovo pericoloso perché, in un clima in cui lo straniero – e soprattutto certi stranieri – sono additati da certe parti politiche come il male assoluto e oggetto di un sempre più vistoso e montante odio razziale, l’istituzione dovrebbe accuratamente astenersi da certe dichiarazioni che producono il solo effetto di incrementare e fomentare la discriminazione. Quand’anche vi fossero indizi più certi e le indagini prendano quella direzione, ritengo sia doveroso per l’istituzione evitare di cavalcare il fatto per ragioni politiche o per pura superficialità.

Luca Craia