lunedì 8 luglio 2019

Risorgimarche: insorgono le associazioni ambientalistiche. Il testo integrale.


Finalmente, anche se con notevole ritardo, anche le associazioni ambientalistiche marchgiane aderenti all’Alleanza, Gruppo di Intervento Giuridico, Italia Nostra Marche, LAC Marche, LAV Marche, Lipu Marche, Lupus in Fabula, Pro Natura Marche, Forum Paesaggio Marche, WWF Marche, prendono posizione su Risorgimarche dicendo cose perfettamente condivisibili. Almeno da parte mia sono condivisibilissime, visto che le stesse cose le dicevo già alla prima edizione, tre anni fa, collezionando insulti da ogni direzione, compreso il palco stesso dell’evento da cui Marcorè mi appellò come Guru del web. Ora vediamo se anche le benemerite associazioni di cui sopra meriteranno insulti o se la loro sacrosanta presa di posizione servirà finalmente a una riflessione seria e profonda sull’utilità di questo evento che, per quanto mi riguarda, rimane lodevole ma che andrebbe ricalibrato, almeno per non danneggiare il paesaggio. Poi dare realmente solidarietà e aiuto alle popolazioni terremotate è un altro paio di maniche. Sotto trovate il testo integrale del comunicato dell’Alleanza.

Luca Craia



Il testo integrale



 “RISORGIMARCHE : SI ALL’AIUTO DEI TERRITORI,  NO ALL’ASSALTO DI MASSA AI LUOGHI PROTETTI”


Da qualche anno si è presa l’abitudine di localizzare concerti ed iniziative di massa in zone di interesse naturalistico, forse per facilità organizzativa, forse contando sul richiamo del fascino dei concerti in alta quota e, da quest’anno, anche sulle spiagge. Nelle Marche per il terzo anno consecutivo Neri Marcorè organizza sui prati delle nostre montagne concerti molto frequentati. Le associazioni ambientaliste regionali non possono che ringraziare Marcorè che è stato l’unico personaggio pubblico marchigiano ad aver realizzato una serie di iniziative che sotto il nome di RisorgiMarche dichiarano l’intenzione di dare “una mano e mantenere alta l’attenzione” sulle conseguenze del terremoto. Come non essere d’accordo con l’iniziativa?
Purtroppo neanche quest’anno ci trova d’accordo la localizzazione degli eventi che noi desidereremmo vicini ai centri urbani terremotati e lontani dai prati delle montagne. Ciò per due motivi:
- il primo motivo è che i residenti che cercano di risorgere si trovano attorno a quel che resta dei centri abitati dove hanno localizzato le iniziative di ripartenza economica con le prime botteghe e ristori, al di fuori delle “zone rosse”. Se si vuole “dare una mano” concreta, anche sotto l’aspetto economico, è lì che bisogna portare gli amanti della musica e dei concerti all’aperto.
- il secondo motivo è che i prati delle montagne non hanno bisogno della pressione di migliaia di
persone che, anche con la adozione di misure precauzionali, in ogni caso comporta la distruzione della flora, la modifica dell’habitat naturale, il disturbo con il rumore della fauna e dell’avifauna ivi presente, l’aumento dei rischi di incendio.
I siti scelti da RisorgiMarche (così come indicati dalla stampa) risultano essere inseriti nel Piano Paesistico Ambientale Regionale e precisamente due siti (Spelonga nel parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga e Monte Fraitunno nel parco nazionale dei Monti Sibillini) sono in aree BA, di “eccezionale valore ambientale” dove le norme tecniche indicano “la presenza di specie vegetali endemiche e rare o in via di estinzione, peculiari della regione Marche” che le classifica come “emergenze botanico-vegetazionali”. In queste aree occorre adottare “misure protettive evitando in particolare il danneggiamento di tutte le specie vegetali”. Entrambe le zone sono anche aree floristiche protette (n.75 e n. 85) dove è prevista la tutela integrale della flora. Cinque siti (Poggio San Romualdo all’interno del parco regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, Piani di Monte Torroncello, Monte Gemmo, Macereto nel parco nazionale dei Monti Sibillini, Dosso Vallonica) sono in aree BB, “di rilevante valore ambientale” dove le norme tecniche indicano “la presenza di associazioni vegetali di grande interesse…elementi maggiormente condizionati da fenomeni di antropizzazione…” e dove “devono essere promossi interventi di conservazione per la ricostruzione degli ambienti naturali”. A tal proposito sono state effettuate le valutazioni di incidenza previste per legge?
La preoccupazione ci coglie anche per il Jova Beach (Jovanotti) previsto per agosto prossimo a Fermo poiché è stato scelto un luogo in riva al mare dov'è la nidificazione del "fratino", un mini-trampoliere tutelato e di abitudini molto particolari.
In conclusione sarebbe molto importante se i protagonisti del mondo dello spettacolo, per primi, dimostrassero una maggiore sensibilità ai temi della tutela dell’ambiente e se chi è chiamato a fornire le autorizzazioni sapesse indirizzare la scelta dei luoghi in senso favorevole alla sopravvivenza del nostro patrimonio naturale. Gliene saremmo tutti grati!
               
La Alleanza della Associazioni Ambientaliste Marchigiane:
Gruppo di Intervento Giuridico, Italia Nostra Marche, LAC Marche, LAV Marche, Lipu Marche, Lupus in Fabula, Pro Natura Marche, Forum Paesaggio Marche, WWF Marche.

domenica 7 luglio 2019

Iadonato migliora, ma è sofferente. Nuovo intervento martedì. Il colpevole paghi.

È molto sofferente, Mario Iadonato, a una settimana di distanza dal fatto di sangue di cui è stato vittima nell'adempimento del proprio dovere. Ma, nonostante la sofferenza, il quadro clinico è in evoluzione positiva. C'è un residuo di sangue nel polmone ferito che il drenaggio non è riuscito a eliminare e, per questo motivo, martedì prossimo il carabiniere montegranarese verrà sottoposto a un nuovo intervento chirurgico volto a rimuovere l'inconveniente. Se tutto andrà come deve andare, Iadonato potrà essere finalmente dimesso e tornare a casa, forse anche nel prossimo fine settimana.
Mi preme sottolineare la sofferenza che quest'uomo sta patendo a causa di un delinquente che gode dell'ospitalità del nostro Paese e lo ripaga in questo modo. Ritengo che questa persona, e faccio fatica a definirlo persona, rappresenti l'aspetto peggiore della situazione migratoria nel nostro Paese. Questo delinquente, oltre rappresentare un pericolo per la collettività, è autore di un danno enorme per gli stessi immigrati onesti che, a causa sua, subiscono un danno enorme, solo parzialmente mitigato dal bel gesto dei rappresentanti della comunità islamica montegranarese che sono andati a dimostrare personalmente la loro solidarietà al carabiniere.
Voglio ribadire il mio punto di vista, soprattutto dopo aver letto alcuni commenti sulla mia pagina Facebook. Ritengo che lo straniero che venga a risiedere, lavorare, crearsi un futuro in Italia debba sempre ricordare che è ospite in casa altrui. Quella casa può diventare anche sua ma a determinate condizioni. L'Italia non è un pezzo di terra, l'Italia è una nazione costruita negli anni dagli Italiani. C'è un sistema sociale, che è lo stesso che accoglie e fornisce tutte le stesse assistenze che hanno i cittadini italiani agli stranieri che vengono a contribuire a far crescere questa nazione. Ma questo sistema sociale è frutto del lavoro e del sangue degli italiani e questo concetto deve essere imprescindibile. Perciò, chi si comporta come il delinquente che ha accoltellato Mario Iadonato, non può più usufruire del sistema sociale di questa nazione.
È importante che gli stessi stranieri siano i primi a espellere dalle loro comunità interne questa feccia, di cui l'accoltellatore del carabiniere purtroppo non è esempio raro. Ora c'è da augurarsi che a questo delinquente venga inflitta la giusta punizione. Ma c'è anche da sperare che questa brutta storia rimanga da monito per tutti, perché si possa arrivare a una vera integrazione degli stranieri che accettano le regole della casa che li ospita e la fanno diventare casa propria, rigettando da ogni contesto sociale chi invece rappresenta in sé il male che ostacola questo processo virtuoso.

Luca Craia 

venerdì 5 luglio 2019

Sgarbi centra il problema: per il turismo nelle Marche mancano le teste, non i soldi.


Il problema non è la mancanza di soldi ma di idee. Siamo governati da ignoranti, capre, stupidi. Abbiamo un potenziale meraviglioso tuttora attivo che viene amministrato da gente incapace, in tutti i punti di governo”. Come suo costume, Vittorio Sgarbi le cose non le manda a dire e, quando parla d’arte e di cultura, sa esattamente quello che dice. In questo caso sta parlando del turismo culturale. L’occasione è data dalla presentazione del suo ultimo libro al teatro di Porto San Giorgio, quindi i riferimenti, pur essendo in generale applicabili in tutta Italia, sono calati nello specifico della realtà locale marchigiana e fermana. Prendo spunto dalle sue parole per un breve ragionamento.
Infatti qui da noi non mancano certo le attrattive: ogni piccolo paese possiede un tesoro d’arte, di storia, di cultura, sfido chiunque a trovarmi un’eccezione. I soldi ci sono, la Regione Marche ne spreca a pacchi ogni anno per iniziative che, spesso, di culturale hanno solo il nome e i cui effetti sul turismo si attestano intorno allo zero. Poi ci sono le realtà locali, i comuni, con gli assessorati alla cultura e al turismo troppo spesso lasciati sostanzialmente senza portafoglio e affidati, quando va bene, ad amatori di dubbie competenze ed esperienze insignificanti quando non a personaggi con la terza media e un’idea molto confusa di chi fosse Piero della Francesca.
Il problema, comunque, nasce dall’alto, dallo stesso ministero, terra di conquista per personaggi politici di secondo livello che, a ogni cambio di governo, impostano la loro rivoluzione, distruggendo quel poco fatto prima, giusto o sbagliato che sia. Poi ci sono le Soprintendenze, negli anni enormemente depotenziate, soffocate da montagne di scartoffie e scarsissimo personale per smaltirle. Basti pensare che una mia richiesta di permesso per uno studio sugli affreschi di Sant’Ugo, a Montegranaro, del tutto gratuita per le casse pubbliche, giace da mesi in qualche cassetto.
Il problema di fondo, però, rimangono i campanili, la notoria incapacità di fare consorzio che distingue i Marchigiani. Per quante buone iniziative culturali abbiamo visto negli anni in diversi centri del territorio, esse rimangono sostanzialmente sterili o di scarso effetto su larga scala perché non si riesce a pensare a una rete che produca un’offerta turistico-culturale competitiva con le città d’arte. Pensiamo a Fermo, ricca di bellezze ma non paragonabile a Firenze, Venezia e altri centri culturali di tutt’altro livello. È impensabile che un turista parta appositamente per una vacanza culturale a Fermo. Ma Fermo potrebbe fare rete col territorio e produrre un’offerta unica e articolata. A quel punto diventerebbe competitiva. Non lo fa perché la politica divide, i campanili dividono e le teste dei Marchigiani sono ancora quelle del contadino che zappa il suo campicello e, se il vicino mette un piede al di là del melo cotogno,  glielo tronca con la lama della zappa. Così è se vi pare.

Luca Craia

mercoledì 3 luglio 2019

Nell’Italia che assolve la Capitana, un terremotato va in galera per un capanno di legno.


Gli hanno dato due mesi di galera, più una multa di 7.500 Euro, per essersi costruito una specie di capanna per vivere in attesa che partisse la ricostruzione che, ricordiamolo, a parte le resurrezioni musicali e un sacco di nastri tagliati, a distanza di tre anni dal terremoto non è partita proprio per niente. Però le leggi vanno rispettate, sissignore, per cui il terremotato di Acquasanta è stato condannato e, se il giudice poteva essere clemente, utilizzando la nota discrezionalità, clemente non è stato per niente.
L’uomo, in realtà gli uomini, visto che si tratta di padre e figlio, stava tentando di costruirsi una specie di abitazione, sopraelevando un capanno rurale esistente. Immaginiamo facilmente che abuso edilizio abnorme che ne sarebbe venuto fuori. Fatto sta che, Nonna Peppina insegna, non si può fare. Sono intervenuti solerti tecnici comunali, che evidentemente hanno poco da fare e possono dedicarsi a queste cose, e sono scattate le denunce. Intanto il padre, anziano, è morto e a prendersi il processo c’è rimasto solo il figlio. Se dico che, nella morte dell’anziano, forse c’entra anche il dispiacere per questa brutta storia, oltre che per aver perso tutto, almeno a Fiastra mi darebbero dello sciacallo, per cui non lo dirò.
Fatto sta che la legge, col terremotato di Acquasanta, è stata implacabile. Più o meno come con la Capitana della Sea Watch, che dovrà pagare per essersene fregata delle nostre norme e per aver quasi ammazzato qualche finanziere. Ma attenzione… mi dicono dalla regia che non pagherà. Strano…

Luca Craia