martedì 23 ottobre 2018

Cena tra terremotati con precisazione. Anche per stare insieme si rischia l’etichetta.

Una cena per stare insieme con spensieratezza, per quanto possibile, tra persone che hanno condiviso e ancora condividono la stessa esperienza di terremotati. Scadono domani le prenotazioni per il convivio organizzato dall’associazione di terremotati “La Terra Trema Noi No” (telefono per prenotazioni 33832651508) presso il ristorante Etoile di Camerino, convivio che ha un prezzo davvero abbordabile, solo 15 Euro per gli adulti e 10 per i bambini. Non sono previsti dibattiti, non è stato invitato ufficialmente nessun esperto o nessun politico di questa o quella sponda. L’intento è solo quello di passare una bella serata insieme e, per gente che da due anni subisce un trattamento indegno di un Paese civile quale dovrebbe essere il nostro, è già una bella prospettiva. È molto indicativa la frase di Diego Camillozzi, leader dell’associazione che, su Facebook, nell’invitare gli amici a partecipare, scrive: “chi parteciperà non sarà etichettato come " estremista, rivoltoso, rivoluzionario, ribelle, sovversivo, contestatore etc…”. A sottolineare che la strumentalizzazione di ogni gesto che si compie è molto sentita e mal tollerata, come è giusto che sia.

Luca Craia

lunedì 22 ottobre 2018

E infine, a dire la verità, arrivò la neve

Danzano i politici marchigiani, piroettano con le parole, le frasi scontate, le accuse dovute, blaterano di risarcimenti, puntano il dito mostrando il callo venuto loro a furia di tagliare nastri tricolori durante le inaugurazioni. Si sentono depauperati, defraudati, offesi da decisioni più grandi di loro che li tagliano fuori dalla possibilità di decidere a loro volta, immemori del fatto che, quando c’era da decidere, non hanno deciso null’altro che il nulla, rimanendo immobili a condannare all’immobilità un intero territorio che necessitava di urgenza e velocità.
E qualcuno è anche rimasto incantato dalle giravolte mediatiche di Sciapichetti e Ceriscioli, magari perché incantato lo era già da prima, magari sedotto dal potere ipnotico di quella tessera di partito sempre più pesante in tasca, magari perché la politica è più tifo che altro, manco fossimo allo stadio, manco non stessimo parlando di persone, persone vere con vite vere, interrotte dal terremoto e congelate dalla politica.
Poi, zitta zitta, senza avvisare, è arrivata la neve. Niente di sorprendente, a fine ottobre ci sta che nevichi a Frontignano o a Forca di Presta. Ma mai come quest’anno è arrivata gridando il suo silenzio ovattato, a dire ai piroettanti signori della politica che l’inverno è servito, il terzo. Un altro inverno sulle teste, sulle schiene e sui sederi ghiacciati dei terremotati, terremotati anche due volte, sbattuti fuori pure dalle casette che casette non sono, che sono un insulto all’intelligenza e al buon senso, la mortificazione ennesima della dignità di queste persone. È arrivata la neve a ricordarci che in montagna, in inverno, nevica. Fa freddo. Molto freddo. E che in Italia, Paese moderno, civile, Paese che accoglie e che dona, ci sono Italiani a soffrire il freddo mentre chi doveva trovare una soluzione da due anni e passa ancora gioca con le parole.

Luca Craia

Foto: Geometeo

Montegranaro: calo demografico e crisi economica. Futuro fosco senza provvedimenti immediati.




Montegranaro è stata una città ricca, molto, opulenta addirittura, portata d’esempio, in positivo e in negativo, in tutto il circondario e anche più lontano, di come un piccolo borgo possa crescere a dismisura con l’improvviso e, troppo spesso, inaspettato arricchimento. Il boom partito negli anni ’50 e mai arrestatosi fino ai ’90 ha fatto sì che il paese crescesse urbanisticamente in modo esponenziale, in assenza di una regolamentazione adatta, e spessissimo in barba a ogni logica di buon senso.
La possibilità economica, sia per gli imprenditori che per gli operai, ha svuotato il centro storico e innescato quel processo del quale stiamo vedendo oggi l’estrema degenerazione. L’edificazione selvaggia, prima a ridosso delle mura castellane, poi a espandere l’urbe fino a dove arriva oggi, era giustificata anche dall’enorme richiesta immobiliare dovuta all’incremento demografico che derivava dall’industrializzazione, con gente che veniva a Montegranaro dai paesi circostanti, in un primo momento, e poi dal sud d’Italia e, infine, dall'estero. È nato così, semplificando molto, un tessuto urbano assurdo, in cui si mescolano opifici, palazzi popolari e ville signorili. L’evoluzione dell’industria ha spostato progressivamente gli opifici dal centro alle zone periferiche svuotando il primo, un processo ancora in atto, acuito dalla crisi economica in corso. In paese gran parte delle vecchie fabbriche sono vuote ormai da tempo, altre si stanno aggiungendo al conto.
La crisi generale e quella del settore, oggi pesantissima, stanno svuotando anche i palazzi. Con la chiusura delle tante ditte, anche di grandi dimensioni, che davano lavoro alle migliaia di operai giunti a Montegranaro da fuori, la crescita della popolazione montegranarese ha iniziato una lenta ma, a quanto pare, inesorabile inversione di tendenza e questo sta causando lo spopolamento di fabbricati e aree urbane. Allo spopolamento, come è avvenuto ormai da anni nel centro storico, consegue il degrado urbano e sociale, e Montegranaro sta già iniziando a farci i conti.
Il quartiere San Liborio manifesta già da qualche anno problemi di degrado molto seri, assimilabili a quelli del centro storico. Zone di Santa Maria cominciano già a mostrare primi segnali preoccupanti. Ci sono gli opifici vuoti, pieni di sporcizia e animali selvatici, del cui recupero si parla ormai da anni senza mai passare dalle parole ai fatti. Nello stesso programma elettorale dell’attuale amministrazione c’era un impegno preciso al recupero di queste costruzioni ma non si è fatto nulla. Oggi, agli opifici, si aggiungono gli edifici civili che si stanno svuotando. Interi condomini con una popolazione ridotta che non riesce più a coprire le spese di gestione e, quindi, lascia diminuire la manutenzione ordinaria e straordinaria. Appartamenti svalutati che vengono occupati da soggetti socialmente inquinanti, attratti dal poco prezzo e dalla scarsa vigilanza umana del vicinato, sempre più ridotto.
Questo quadro, che oggi si delinea ben visibile ma ancora non a livelli di drammaticità conclamata, è destinato a peggiorare nel tempo, disegnando un futuro davvero fosco per il paese. Per questo è necessario, anzi, indispensabile che, a partire dalla prossima amministrazione comunale, si smetta di spendere denaro pubblico per cose effimere, come è stato fatto fino a oggi da chiunque abbia governato, e si inizi un processo di recupero partendo dal centro storico per espandere lo stesso a raggiera lungo i crinali. Occorrono investimenti ma soprattutto occorre un progetto complessivo serio e di lungo respiro, che possa arginare la degenerazione e salvaguardare l’inevitabile riduzione demografica ed economica del paese. Il processo va necessariamente accompagnato con misure serie dalla politica ma, senza una presa di coscienza, che al momento non appare da nessun lato, Montegranaro rischia di essere abbandonato al tragico destino di diventare una città fantasma, un polo post-industriale ingestibile e invivibile.


Luca Craia