venerdì 27 luglio 2018

Riunione dei commercianti di viale Gramsci. Si studiano iniziative. Invitata l’opposizione, la maggioranza no.


Si riuniranno mercoledì prossimo, i commercianti di viale Gramsci e largo Conti, per discutere le nuove disposizioni sulla pedonalizzazione del viale che li penalizzano fortemente. Alla riunione parteciperanno gli esercenti della zona nella quasi totalità (solo 3 hanno dato la loro indisponibilità) e una rappresentanza della Confcommercio. Lo scopo è di studiare iniziative che possano far comprendere la posizione dei negozianti, non escludendone nessuna, nemmeno una class action o qualche tipo di manifestazione. I commercianti sono estremamente delusi per non essere stati ascoltati e per aver visto tutti gli accordi fin qui presi cadere nel nulla. La delusione è tale da fare in modo che, alla riunione, sono invitate tutte le forze politiche di opposizione mentre la maggioranza non è stata convocata. La motivazione è semplice: quello che c’era da dirsi, ormai, si è detto.

Luca Craia

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Viale Gramsci pedonale: l’ira dei commercianti. Danni al commercio e danni al paese.


Si sentono traditi, i commercianti di viale Gramsci. Ci sono stati incontri, rassicurazioni, accordi, parole date, e alla fine si arriva a una soluzione che sorprende tutti: i nuovi orari di chiusura al traffico della corsia lato negozi, stabiliti nei giorni scorsi da un’ordinanza della Polizia Municipale che parte da subito e vale anche per gli anni a venire, prevedono l’innalzamento del pilomat alle 16,30 e l’isola pedonale fino alle 7 del mattino (leggi articolo). Questa soluzione ha sopreso i commercianti, che non ne sapevano nulla e che nessuno ha consultato prima di prenderla. Li ha sorpresi e fatti arrabbiare, perché è una cosa che non ha senso.
Non ha senso chiudere la strada in quell’orario, serve solo a danneggiare il commercio. Chi deve andare in quei negozi, in questo modo, passerà solo una volta lungo il viale per poi doversene andare, essendo impedito il giro di ritorno a meno di non passare per il percorso scomodissimo della piazza. Si perdono vendite, in questo modo, e questo è documentabile dagli incassi durante i periodi di chiusura del viale, che sono stati lunghi, tra le necessità del cantiere per il murale, Veregra Street e altre invenzioni varie.
Non ha senso perché alle 16,30 viale Gramsci, d’estate, è invivibile: troppo caldo, sulle pietre del marciapiede puoi cuocere una bistecca. Non ci sono pedoni, non c’è aggregazione, non c’è vita. Ma i negozi sono aperti e i clienti ci vanno, se si consente loro di andarci. Questa nuova decisione renderà la cosa difficile.
Non ha senso per la tutela del centro storico, perché le macchine che volessero fare il giro passando per la piazza, fossero molte, alla fine andrebbero a danneggiare ulteriormente il già precario manto stradale e le strutture ipogee sottostanti, le cui volte si mostrano già piuttosto provate.
Alcuni commercianti minacciano di portare via la propria attività, altri chiedono iniziative forti da parte delle associazioni di categoria che, comunque, la prossima settimana si interesseranno alla questione. Intanto il clima è teso e si denota ancora di più una visione distorta, da parte dell’amministrazione comunale, di quello che è bene e quello che non è bene per il paese. In questo modo, danneggiando il commercio, si crea un danno irreversibile per il centro storico e per tutto il paese, danno già in essere che si sta cercando di aggravare. Assurdo.

Luca Craia

Le storie di Monte Franoso: lo scampo elettorale non dà scampo.


Si presentarono in pompa magna in cinque, al pranzo del centro estivo dei pensionati, al mare, a mangiare il pesce. Erano stati invitati, del resto, mica potevano mancare, anche perché erano in piena campagna elettorale e trovarsi a tavola con cinquanta signori che pendevano dalle tue labbra e ti pagavano pure da mangiare è una cosa che non capita tutti i giorni. Arrivano allo chalet puntualissimi all’ora di pranzo, vestiti di tutto punto che pareva andassero a un matrimonio più che a un pranzo in spiaggia: il Sindaco con la fascia e l’abito della cresima dell’ultimogenito, il vicesindaco in completo grigio, cravatta regimental e fascia sintetica da sindaco di riserva, l’assessore ai servizi sociali con un paio di fogli dove si era appuntato qualcosa da dire nel caso si fosse trovato costretto ad aprire bocca non soltanto per mangiare, e gli assessori ai lavori pubblici e alla nettezza urbana che non c’entravano niente ma quando c’è da magnà non mancano mai.
Il pranzo si volse come da copione: ogni tanto si alzava qualcuno della claque a urlare “viva il Sindaco!” con lo stesso cipiglio e impostazione vocale di quello che urla “viva gli sposi” ai matrimoni. Il Sindaco non risparmiò sui sorrisi, sui complimenti e sulla maldicenza nei confronti dell’opposizione. Il Vicesindaco lavorò di fino per evitare di schizzarsi col sugo ma fu tradito da uno scampo maledetto che gli schizzò un fiotto oleoso sulla cravatta, procurandogli viva preoccupazione per il rientro a casa e le immancabili rimostranze della moglie. L’assessore ai servizi sociali poté tranquillamente evitare di usare i suoi appunti, tanto non se lo filò nessuno, e si dedicò con perizia alle cozze e alle cucciolette. Gli altri due gareggiarono a chi mangiava più gamberi e la tenzone si concluse con un ex equo.
Alla fine, quando erano tutti satolli, un signore si incaricò di riscuotere la quota di partecipazione. Si alzò e cominciò a girare per il tavolo raccogliendo i soldi ma, quando si avvicinò ai cinque amministratori, l’organizzatrice lo incenerì con lo sguardo da lontano facendogli cenno di no, che quelli non dovevano pagare. Ma il nostro non se ne preoccupò e chiese per primo al sindaco di versare la propria parte. Il Sindaco impallidì, balbettò, fu preso da uno spasmo al labbro superiore ma tirò fuori il portafogli e pagò. Il Vicesindaco, che non si era accorto di nulla perché occupato a strofinare la cravatta regimental macchiata sperando di evitare l’ira funesta della consorte, alla richiesta di denaro si bloccò, con una lacrima fece una variazione di bilancio al volo e tirò fuori il portafogli. L’assessore ai servizi sociali, onde evitare di dover dire troppe parole, preparò i soldi prima che gli venissero chiesti. Gli altri due tentarono la fuga, ma avevano mangiato troppo e furono presi dall’affanno nei pressi delle porte del bagno dove il riscossore li placcò senza difficoltà e si fece consegnare la loro quota.
La morale della favola è che puoi farti grosso, parlare male, approfittare degli altri e del tuo potere, ma prima o poi le tue azioni tocca pagarle.
E pure quello che ti mangi.

Luca Craia