giovedì 5 luglio 2018

Don Vinicio prende le distanze dal Comitato e comincia a riportare le cose dove devono stare.

Oggi è una data importante, a Fermo e per Fermo. Oggi possiamo segnare il numero in rosso sul calendario perché oggi salutiamo finalmente il ristabilimento della giusta dimensione delle cose per quanto riguarda la tragedia di Emmanuel Chidi, il Nigeriano ucciso per una stupida lite innescata dal Fermano Amedeo Mancini ormai due anni fa. A ristabilire l’equilibrio è nientepopodimeno che don Vinicio Albanesi, proprio quel don Vinicio che due anni fa salì sugli scudi gridando a tutto il mondo il razzismo di Fermo e dei Fermani, chiamando a Fermo televisioni, giornali e tutta la nomenclatura del potere di allora a fare la parata lacrimevole a favore di telecamera. Oggi finalmente don Vinicio torna sulla terra e cerca di riportare le cose al livello a cui dovrebbero e sarebbero dovute sempre stare.
È sacrosanto il cordoglio per la morte di un uomo, soprattutto per la morte violenta che quest’uomo ha dovuto subire e per il fatto che, non avesse incontrato Mancini e la sua tracotanza violenta purtroppo tanto diffusa in certi ambienti che si autodefiniscono sportivi, oggi sarebbe ancora vivo. Questo però era evidente anche due anni fa. L’errore di due anni fa è stato di voler ingigantire la questione e di volergli dare un rilievo e un significato che non c’entravano nulla. E tutto questo è stato fatto sulle spalle e sulla pelle di Fermo e dei Fermani, diventati per tutto il mondo popolo razzista in una città razzista, titoli del tutto immotivati e immeritati.
Un errore peraltro protratto nel tempo nella perseveranza del Comitato 5 Luglio che non ha mai smesso di dare valenza politica alla triste storia dell’uomo nigeriano e del suo carnefice, facendone un cavallo di battaglia anche in Consiglio Comunale fino alla recente bocciatura della richiesta di installazione di una targa in memoria del fattaccio nel luogo del fattaccio, targa che è stata vista dai più come un’imperitura accusa all’innocente città di Fermo.
Don Vinicio oggi prende le distanze da tutto questo e vuole riportare tutta la faccenda nei termini del dolore umano e della solidarietà con le vittime, ivi compresa la vedova dell’ucciso. Giusto e condivisibile, ma andava fatto fin da subito, senza montare tutto il perverso meccanismo che ha messo alla berlina internazionale un intero territorio. Un chiudere la porta della stalla di buoi che sono emigrati all’estero, ma pur sempre un apprezzabile rinsavimento. Meglio tardi che mai. Ora attendiamo quello degli altri attori della vicenda, quelli della politica locale e dell’utilizzo politico di ogni cosa, come va di moda adesso. Ma per questo, le speranze sono flebilissime, non tutti sono intelligenti come don Vinicio.

Luca Craia


mercoledì 4 luglio 2018

Montegranaro e la sicurezza. Un problema che l’Amministrazione Comunale non sembra sentire.

Non sono solo i fatti capitati ultimamente, come il parabrezza spaccato a Santa Maria, la sassaiola compiuta dai ragazzi extracomunitari che stanziano al Campo dei Tigli ai danni di auto in transito in via Umbria o l’imbrattamento reiterato di via Enzo Bassi svuotando un estintore; Montegranaro è un paese poco sicuro, come lo sono più o meno tutti i paesi del Fermano, magari più più che meno, vista la densità di popolazione e la particolare situazione economica dovuta alla crisi del comparto calzaturiero e alla presenza notevole di stranieri che, disoccupati, si stanno dedicando ad altro. Il problema è che, per arginare il fenomeno, si sta facendo poco o nulla.
Ieri sera mia figlia è andata a trovare un’amica, dopo cena. Ha evitato con cura di passare per il Campo dei Tigli, allungando il percorso notevolmente, perché passare per il Campo dei Tigli, di giorno ma ancor più di notte, è pericoloso. Capite? Passare per una zona di Montegranaro, un paese che, fino a pochi anni fa, era tanto tranquillo da lasciare la chiave in macchina e la porta di casa aperta, è pericoloso, va evitata, non siamo più liberi di vivere la nostra città come ci pare, quando ci pare, andando dove ci pare.
Hanno messo le telecamere, ci si sono fatti una propaganda che non finisce più, ma queste telecamere non sembra stiano sortendo gli effetti desiderati. Certamente in molti casi sono state di aiuto per individuare gli autori di crimini, ma in tanti altri casi non sono servite a nulla, vuoi perché non funzionanti, vuoi perché molti apparecchi, di notte, non riprendono nulla di intellegibile per via della bassa qualità del prodotto, vuoi perché, non essendoci un controllo in tempo reale, si fa presto a eluderle.
La scorsa settimana, presso la Prefettura di Fermo, si è firmato un nuovo accordo tra Comuni e Forze dell’Ordine, un Patto per la Sicurezza che consentirà, quanto meno si spera, ai ventuno Comuni firmatari di partecipare a un bando nazionale per la realizzazione di una rete di videosorveglianza di alta qualità. Non è certamente la soluzione definitiva ma è parte della soluzione, solo che il Comune di Montegranaro non ha partecipato, va a capire perché. Evidentemente chi governa il Paese non ha una reale percezione della situazione in termini di sicurezza. E questo è un bel problema perché, se non si rendono conto gli amministratori, i cittadini possono fare ben poco.

Luca Craia


Il patetico contrattacco contro la nuova politica sulla migrazione. Mi sa che la strada è quella buona.


L’Europa non si era mai posta il problema di come collocare i migranti, almeno non nei termini in cui se lo sta ponendo oggi, e oggi se lo sta ponendo drammaticamente, addirittura mettendo in crisi il governo tedesco e facendo vacillare quelle che, a livello internazionale, sembravano alleanze più che solide. Il fatto che mezza Europa stia attaccando l’Italia per le nuove politiche adottate in materia dal Governo Conte (non dico Salvini, perché credo e spero che le decisioni siano collegiali o, quantomeno, condivise) va a unirsi a una lunga serie di altri indizi che sembrano testimoniare come forse si è messo il dito nella piaga, si è scoperto l’altarino, si è centrato il bersaglio.
Sul piano internazionale l’Italia è accerchiata, tra chi accusa senza farsi un esame di coscienza, con un’ipocrisia talmente palese da inficiare ogni effetto delle accuse stesse, e chi tende a proteggere i propri confini. Insomma, a livello internazionale è scoppiato un bubbone che stava lì nascosto chissà da quanto ma che è purulento da un bel po’. Ma non credo che l’Italia rischi l’isolamento: la nostra collocazione geopolitica non può essere lasciata a se stessa perché, per quanto danni questo possa arrecare a noi, ne farebbe di ben maggiori agli altri, e questo né l’Europa né gli Stati Uniti se lo possono permettere, oltretutto con Putin che si gode la scena seduto sul divano.
Il fronte interno contro le politiche sull’immigrazione del nuovo Governo è tanto incarognito quanto patetico, tra l’utilizzo dei social per propagandare un pietismo che non impressiona più nessuno, tra semi-fake news promulgate da quelli che volevano fare addirittura una legge contro le fake news, e lo stucchevole quanto controproducente utilizzo del razzismo alla rovescia, vedi il caso delle atlete italiane che saranno pure di colore ma sempre italiane sono, e far notare il colore della pelle come hanno fatto Renzi e la sua tifoseria è razzismo bell’e buono.
Ora se ne esce pure il Presidente dell’INPS, Tito Boeri, uomo di apparato che non potrebbe esserlo di più nemmeno se andasse a pile, che ciclicamente se ne torna fuori con la vecchia e trita storia degli immigrati indispensabili per il nostro sistema pensionistico, come se i milioni di disoccupati italiani autoctoni non esistessero e non fossero in grado di pagare i contributi se messi in condizione di lavorare. Insomma, ci bombardano di cazzate come se fossimo un manipolo di deficienti, e forse in passato lo siamo anche stati ma sembra, vivaddio, che ci stiamo svegliando. E tutto questo non fa altro che indicare che forse la strada presa, magari con qualche correzione da fare, è comunque quella buona e che si stanno scardinando interessi, giochi, traffici inconfessabili imbastiti proprio sulla pelle di coloro che si finge di difendere. 

Luca Craia