mercoledì 3 agosto 2016

Steat: vittoria della Malaigia e per L’Ape Ronza. Ora la STEAT risarcisca.



Una buona notizia da Il Resto del Carlino: il Consiglio Regionale ha approvato all’unanimità la mozione di Marzia Malaigia che chiedeva la revisione al ribasso delle tariffe per il trasporto scolastico da Montegranaro a Fermo. La motivazione è semplice: sono sbagliate perché è errato il computo del chilometraggio. Una vittoria per l‘equità e la giustizia, che non vuol dire aver vinto la guerra ma solo una battaglia. Siamo, infatti, purtroppo abituati al comportamento del PD che, troppo spesso, approva le mozioni ma poi non nel rispetta, per cui vedremo.
La questione, qualcuno più attento lo ricorderà, era stata sollevata proprio da L’Ape Ronza lo scorso anno e poi fatta propria dal Presidente del Consiglio Regionale che ha portato avanti nelle sedi opportune questa giusta e sacrosanta battaglia.
Ora, però, si pone un’altra questione che, anch’essa, riveste importanza in quanto a equità e giustizia: i soldi pagati in più dall’approvazione della tariffa incriminata fino a oggi sono andati persi? Io ritengo che la STEAT debba risarcire gli utenti di quanto ingiustamente versato nelle casse dell’azienda di trasporti per mesi e mesi. E sono davvero tanti soldi. Qualcuno sposerà questa battaglia o gli utenti si prenderanno anche questa fregatura?

Luca Craia

Erdogan e la pochezza di Renzi



Ho ascoltato sbigottito l’intervista del Presidente turco Erdogan rilasciata ieri al Tg1. Lo sbigottimento era dato in parte dal fatto che stessi ascoltando il Tg1, ma soprattutto da quello che quest’uomo diceva con una candidezza disarmante, come se insultare e minacciare uno Stato sovrano e alleato, membro di una comunità di Stati, quella europea, alla quale si tende ad essere accettato fosse la cosa più naturale del mondo.
Erdogan ha detto cose incredibili che spiegano molto sul concetto di Stato e di “democrazia” che ha l’uomo in sé ma anche il suo partito che, ricordiamolo, è un partito islamista. È importante sottolineare la natura confessionale del partito di cui Erdogan è espressione perché, nonostante la coalizione sia considerata moderata, anzi, proprio in funzione di questa sua presunta moderazione, i concetti espressi dal suo leader ci danno l’esatta misura del concetto democratico che appartiene a chi governa confessionalmente in nome dell’Islam. Considerando che la Turchia chiede da tempo di entrare in Europa e che oggi lo fa avendo in mano la formidabile arma di milioni di profughi pronti a essere riversati sul suolo europeo, tutto questo è spaventoso.
Ho trovato, nel contempo, sconcertante la risposta del nostro premier Renzi. Sconcertante non nei contenuti che, anzi, sono pienamente condivisibili, quanto per la rilevanza che il nostro capo del Governo ha dato alla cosa. Un tweet. Non un comunicato stampa, non una protesta ufficiale. Renzi ha ritenuto di chiudere l’attacco istituzionale, perché di questo si tratta, perpetrato dal nostro presunto alleato turco nei confronti della nostra Magistratura, uno dei tre poteri fondanti dello Stato Italiano, con poche righe su un social network.
Siamo il Paese che ha sacrificato il proprio mercato, prospero e proficuo, con la Russia per assecondare le mire espansionistiche degli USA, facendo enormi danni alla propria economia e chiudendo di fatto i rapporti con un partner commerciale e potenzialmente politico fondamentale senza averne alcun motivo logico, e di fronte a un attacco inqualificabile da parte di un satrapo dittatore da quattro soldi reagiamo con un tweet. Fano bene gli Americani a colonizzarci.

Luca Craia

Tira a campare, video fotografico della Montegranaro del 2016

Un nuovo video-collage di foto che danno un ritratto reale di Montegranaro negli ultimi mesi.

martedì 2 agosto 2016

Oggi, 2 agosto 1980, nessuno è al sicuro.


Non dobbiamo dimenticare quel 2 agosto di tanti anni fa. Non dobbiamo e non possiamo, anche se sono passati trentasei anni, anche se nel frattempo sono accadute tante cose, tanti fatti altrettanto gravi, tanti lutti, tanti attacchi al Popolo Italiano. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare quell’orologio fermo alle dieci e venticinque, le immagini terribili della stazione devastata, le grida, il sangue, il volto delle vittime. Non dobbiamo e non possiamo perché, anche se sono passati tanti anni, non siamo ancora al sicuro. Tutt’altro.
Non siamo al sicuro perché la strage di Bologna è stata, purtroppo, soltanto una delle tante stragi impunite, uno dei tanti misteri italiani, una delle tante matasse il cui bandolo si perde e si intreccia sempre più col bandolo di altre matasse sporche di sangue e bagnate di lacrime, rendendo il nodo inestricabile. Questo intrecciarsi di enigmi e misteri, questi segreti inconfessabili, segreti di uno Stato che nasconde carte, testimonianze, prove in nome di una ragion di stato vergognosa che uccide ancora una volta le vittime, espone i cittadini al pericolo di nuove stragi, di nuovi lutti.
Sono passati tanti anni da quel 2 agosto, ci sono state altre stragi, altri morti, altri lutti inspiegati. Lo Stato continua a giocare con la vita dei propri cittadini e ad invocare ignobilmente la facoltà di porre in segreto quello che è diritto del popolo che sia noto. Ancora non conosciamo il perché di tanti morti, di tanti cittadini e servitori dello Stato stesso sacrificati in nome di chissà quale sicurezza, di chissà quale gioco politico, di chissà quale macchinazione nella quale è lo Stato, con la sua reticenza, a rendersi protagonista e artefice. E finchè non cesserà questa copertura della realtà dei fatti sarà sempre lo Stato l’unico e vero colpevole, il carnefice, l’attentatore.
Oggi si fanno altre stragi che puzzano della stessa puzza. Oggi ci sono altri terroristi ma il terrore è lo stesso. È dal connubio tra le trame lerce di uno Stato laido e l’immondo pensare di chi cerca giustificazioni per quello che non è in alcun modo giustificabile che nasce e si perpetua il pericolo per il popolo, il pericolo di essere costantemente ostaggio di poteri occulti e nascosti, di essere pedina sacrificabile, di essere la moneta di scambio di mercimoni inconfessabili, il tutto utilizzando abilmente la diabolica idiozia di chi uccide per ideologia o religione. È per questo che dobbiamo ricordare bene, mantenere scolpito nella memoria quell’orologio, quelle lancette ferme alle dieci e venticinque, quei cuori fermati alle dieci e venticinque, quelle esistenze cancellate alle dieci e venticinque di oggi, 2 agosto 1980.

Luca Craia

Auguri Arkeo. Auguri Arkeotipi. Teniamo duro.


Oggi sono 5 anni che è nata Arkeo. Era il 2 agosto 2011 quando io, Dino Gazzani, Cristiana Puggioni, Cesare Craia (mio padre), Paolo Craia (mio fratello), Daniela DI Ruscio, Carlo Pirro, Pierluigi Connestà, Alessia Agresti, Sabina Salusti, Cristiano Mazzoni, Simone Pirro e Daniel Capparelli firmammo l’atto costitutivo dell’associazione che, per prima, ha portato il turismo in maniera sistematica a Montegranaro.
Nel tempo tanta gente se ne è andata, molta altra se ne è aggiunta. Nel tempo abbiamo fatto tante cose, abbiamo fatto conoscere nel mondo (e sottolineo NEL MONDO) Montegranaro da un punto di vista culturale, abbiamo portato migliaia di persone a visitare le nostre bellezze, abbiamo fatto ricerche e studi storici e archeologici, abbiamo preso contatti con esperti che ci aiutano nelle nostre ricerche, abbiamo creato una rete di operatori culturali del turismo, abbiamo promosso la cultura con molteplici iniziative, abbiamo finanziato e progettato importanti opere di restauro e recupero del nostro patrimonio culturale.
Di questo, da fondatore, Presidente emerito e membro dell’attuale direttivo, sono orgoglioso e mi vanto, senza falsa modestia. In Arkeo c’è gente che lavora a testa bassa e punta ai risultati e questi sono venuti, possiamo dirlo forte. Prima di noi a Montegranaro i turisti capitavano per sbaglio, ora ci vengono apposta. E questo, benchè pochi ce lo riconosceranno, è merito nostro, tutto nostro, soltanto nostro. Tutti gli altri arrivano dal secondo in giù.
Se abbiamo dato il via a un processo culturale che valorizzi Montegranaro dobbiamo essere fieri, anche se ora lo portano avanti anche altri. E se i meriti non ci vengono riconosciuti poco importa, parlano la storia, gli atti, i documenti. Quello che, francamente, mi rattrista è che oggi il nostro lavoro lo fanno altri non perché siano più bravi di noi ma perché sono più introdotti politicamente, in Comune e in Parrocchia. E, onestamente, il nostro lavoro lo facciamo meglio noi. Molto meglio.
Pazienza, intanto facciamo il nostro, con la dedizione e l’amore che ci abbiamo sempre messo. Aspettiamo tempi migliori, tempi in cui potremo tornare a dare il massimo contributo per far crescere Montegranaro, sperando che, nel frattempo, non si facciano troppi danni. Intanto, auguri Arkeo.

Luca Craia