giovedì 21 luglio 2016

Vertigini per bambini con Elena Belmontesi e Marco Salusti


Elena Belmontesi
Marco Salusti

Sarà presentato sabato 23 luglio a Smerillo, per il festival “Le Parole della Montagna”, il nuovo lavoro di Elena Belmontesi, la scrittrice smerillese, logopedista e autrice di magnifici testi per bambini ma anche di riflessioni importanti e profonde sul senso della vita come “Tutto qua”, il diario di una donna che racconta la sua lotta contro il cancro. Elena Belmontesi torna a parlare ai bambini e lo fa con un testo delizioso, finemente illustrato dall’artista e restauratore, anche lui smerillese, Marco Salusti, intitolato Le Scontafavole,  “un libro di storie antiche e sempre attuali” come lo definisce l’autrice stessa, la cui prefazione è curata da Cesare Catà. Appuntamento, quindi, a Smerillo alle ore 16.30.

Luca Craia

L’Impero Ottomano tenta di ripetere la storia. E migliorarla a proprio favore.



Mamma li Turchi! Oggi ci ridiamo ma un tempo c’era davvero timore nei confronti di questo popolo che per quasi sette secoli ha costruito un impero forte e radicato, tanto che le conseguenze culturali della dominazione ottomana sono ancora molto evidenti anche in un Europa molto vicina a noi per quanto orientale. L’Impero Ottomano, però, non riuscì mai a entrare e conquistare il cuore dell’Europa e dell’occidente, rimase ai margini, si accontentò delle regioni danubiane.
Oggi, a distanza di circa un secolo, quindi pochissimo in termini relativi, dalla fine dell’Impero Ottomano, a Istanbul siede un nuovo sultano. È un sultano moderno, scaltro, preparato ma che non differisce molto dai suoi antichi predecessori in fatto di crudeltà ed efferatezze. È la storia che si ripete, modificandosi in base ai tempi, ma che ricalca sostanzialmente il passato, quel passato lontano ma non troppo.
Lo chiamano Presidente, Erdogan, ma non è altro che l’ultimo dei Sultani ottomani, forse il primo di una nuova stirpe. Oggi la Turchia ha la possibilità di andare oltre gli antichi confini dell’impero, può arrivare a Berlino, Parigi, Roma. Lo può fare grazie a un esercito di disperati che non combatteranno una guerra per conquistare l’Europa ma la invaderanno e la annienteranno economicamente e socialmente. Più che di un esercito, oggi il Sultano dispone di un’arma di distruzione sociale: milioni di profughi pronti a essere “sganciati” senza criterio se non quello di destabilizzare il vecchio continente.
Erdogan si sta preparando: con la farsa del colpo di stato si è creato la base per poter installare un regime totalitario che farebbe invidia a quello di Osman I: uccisioni, epurazioni, sparizioni, il tutto con la finta indignazione degli USA e il silenzio vergognoso di quell’Europa che dovrebbe temere maggiormente le mire del nuovo sultano di Istanbul. La questione, come sempre, è geopolitica e gli Americani credono che un regime “amico” alle porte dell’est Europa costituisca un buon avamposto in funzione antirussa e, in prospettiva, anticinese. L’Europa, in tutto questo, diventa sacrificabile in quanto non più utile, se tanto ci spingiamo più in là. Erdogan è pericoloso anche per gli USA, ma è un problema che si porranno a tempo debito, ora fa comodo così.
E l’Europa? È sotto scacco, anzi, le hanno fatto scacco matto. Da una parte gli Americani che da sempre puntano a sbriciolare quel barlume di unità che avevamo sognato di ottenere, dall’altro le mire Turche, per raggiungere le quali il Sultano usa il ricatto minacciando di adoperare l’arma dei profughi. In tutto questo stiamo fermi a osservare questo nuovo regime totalitario islamico davanti all’uscio dell’Europa che non porterà certo nulla di buono. Anzi. Per cui gridiamo tutti insieme MAMMA LI TURCHI!

Luca Craia

mercoledì 20 luglio 2016

Il mistero della petizione scomparsa



Ogni tanto capita che le petizioni scompaiano, in questo strano paese. È capitato, per esempio, con la petizione contro l’antenna di San Liborio, ma poi si è scoperto che il Comitato o sedicente tale se l’era messa in un cassetto fregandosene delle centinaia di firme raccolte e non l’aveva protocollata, vai a capire a vantaggio di chi o di cosa (anche se un po’ si capisce). Devono aver pensato (o sperato) che fosse successa una cosa simile con la raccolta di firme del Comitato Buon Senso, i nostri amministratori. Infatti, a una settimana dalla presunta data di protocollo della petizione, questi dichiarano che non hanno ricevuto nulla. Ma il Comitato ha la copia timbrata, e il timbro riporta la data del 12 luglio. È passata una settimana e la petizione non si trova? Che fine ha fatto?
Potrebbe esserci stato un disguido. Il documento potrebbe essere finito nella cartella sbagliata, in un cassetto, ci potrebbe essere stato un errore. Capita. Però è curioso: un amministratore attento sa che sta per arrivare una petizione così pesante, con dentro 1200 firme tra nel quali quelle di 54 esercenti commerciali: era noto, tutti i giornali ne hanno parlato. L’amministratore attento che farebbe? Allerterebbe l’ufficio protocollo chiedendo di essere prontamente informato quando la petizione arrivi in Comune. Ma, a quanto pare, della petizione non si è interessato nessuno e solo dopo una settimana, e dopo essere stati sollecitati, gli amministratori montegranaresi cascano dal pero e dichiarano di non aver visto nulla. Ma può essere che non ti preoccupi se ancora non hai visto nulla?
Allora, io mi do due spiegazioni. La prima vede i nostri amministratori distratti da altre cose, accaldati, poco interessati alla questione; tanto, petizione o non petizione, come ha fatto capire ampliamente l’assessore Perugini, loro faranno come gli pare. Per cui non si sono per niente interessati alla cosa, neanche la curiosità di sapere cosa ci fosse stato scritto.
L’altra spiegazione è quella dello struzzo, che mette la testa nella sabbia e, così facendo, fa sparire tutto quello che lo può danneggiare o che, quanto meno, lo infastidisce.
Non so per quale ipotesi protendere ma penso di sapere come finirà la faccenda: si darà la colpa a un impiegato che se ne assumerà la responsabilità (ci mancherebbe altro) e la faccenda finirà così, senza responsabilità politica. Ma le responsabilità politiche ci sono, eccome. E, come al solito, a piazza Mazzini collezionano una nuova bella figura.

Luca Craia