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mercoledì 17 giugno 2015

Montegranaro e l’acqua che va in su



In su l’acqua non ci va, nemmeno a Montegranaro, a meno che non la si pompi. Però Montegranaro si distingue per essere uno dei pochi paesi in collina che si allaga. Si allagano le strade in salita (o in discesa), diventano trappole micidiali, specie se piove di notte, specie se nessuno va a mettere un segnale di pericolo, una sbarra a chiudere la strada. E non capita una volta per caso, per sfortuna, per una concatenazione di sfortunati fattori: si ripete ad ogni pioggia, ogni volta più grave.
Ieri sera la strada comunale che dai “vagli” scende verso il Chienti, verso il Torrione, per capirsi, era una cascata di acqua, fango e detriti. In tempo reale me l’ha segnalato un lettore del blog e le sue foto sono andate online immediatamente per cercare di evitare a qualche automobilista di finire in quel pasticcio. Perché finire in quel pasticcio non dovrebbe essere stato bello per niente.
È almeno la seconda volta che quella strada diventa una trappola pericolosa e rischia di diventarlo ogni volta che piove. E io mi domando perché non si interviene. È una strada secondaria ma molto frequentata e collega Montegranaro alla valle del Chienti semplificando e accorciando il tragitto. Dovrebbe essere prioritario renderla sicura. Invece la si lascia diventare un fiume. Si preferisce intervenire elettoralmente su strade più visibili, più remunerative per i voti, ci si fanno i selfie con le macchine per l’asfalto. E poi si lascia una strada come questa completamente incustodita.
Mi si risponderà che non c’è stato tempo per intervenire e sarà falso, tutti lo sappiamo, come sappiamo che quella strada è pericolosa da sempre. Mi si potrà anche rispondere che non ci sono soldi, che i debiti e blablablà. Ma i soldi per altre cose ci sono e pure tanti, credo che la sicurezza dei cittadini sia più importante. Mi si potrà rispondere che occorre un grande progetto ed è vero, ma controllare i canali di scolo e le caditoie e verificare che le coltivazioni lascino liberi i fossi non richiede progetti ma organizzazione nell’ordinaria manutenzione.
Occorre la diligenza del buon padre di famiglia. È una cosa elementare ma manca dalla politica da troppo tempo. Ogni volta arriva qualcuno e ci dice che rappresenta un nuovo modo di fare, che le cose con lui cambieranno, che vedrete e piripin e poropon. Poi vince le elezioni e manda l’acqua in salita. Ma non fa niente di mirabolante: prosegue soltanto un processo di degrado.

Luca Craia

sabato 23 maggio 2015

La diga sull’Ete. E poi ci chiediamo come mai straripa.



Il torrente Ete, all’altezza dell’incrocio della strada Mezzina con quella che sale a Monte Urano, straripa quasi ogni volta che piove un pelino sopra alla media. Come mai un rivolo d’acqua riesce a creare tanti danni? Ecco la risposta (vedi foto): sotto il vecchio ponte, ormai abbandonato da decenni, che si trova leggermente più a valle si è creata una vera e propria barriera costituita da trochi e legni di vario tipo e misura che, incastrandosi tra le volte del ponte, hanno costruito una diga che blocca il flusso delle acque quando queste cominciano a gonfiarsi. Il risultato è che, a monte, si crea un lago. Questa situazione, tralasciando la fattispecie, è simbolo di come viene tenuto il territorio e di come si generano pericoli e danni, emblema di un dissesto idrogeologico che, almeno in parte, si potrebbe evitare con una semplice e normale manutenzione. Altro che asfalti pre-elettorali.

Luca Craia