mercoledì 16 giugno 2021

Aboliamo la maturita e diamo ai giovani del loro.


Alex Corlazzoli è un intellettuale di sinistra, tipico, direi stereotipato. Fa l'insegnante elementare e scrive si diversi giornali, tutti di sinistra e zone limitrofe, scrivi libri su buoni e cattivi, si occupa di carcerati e di immigrati, ha una visione del mondo piuttosto ideologica in cui tutto è bianco o nero, anzi, rosso o nero. È uno di quella generazione di uomini di sinistra che, fallita la rivoluzione del proletariato, ora sta cercando altre rivoluzioni, magari più culturali, tipo mandare per aria tutti i punti fermi che abbiamo. 
Loro sono quelli che vorrebbero abolire la famiglia tradizionale, la sessualità tradizionale (uso il termine "tradizionale" come semplificazione, ben inteso), il concetto tradizionale di Popolo, di cittadinanza, non dico di Patria perché evidentemente è un'idea a loro avulsa. Vorrebbero abolire persino i fondamenti della grammatica, le declinazioni, i pronomi per come li abbiamo sempre intesi. 
Oggi Alex Corlazzoli ha proposto di abolire l'esame di maturità. Lo ritiene una roba polverosa, un residuato bellico inventato da un fascista. Quella cultura che ha via via deresponsabilizzato i giovani rallentandone la maturazione umana, delegittimando la scuola dalla sua funzione di educare prima che di istruire, confondendo i ruoli tra famiglie e insegnanti, ottenendo risultati spaventosi tipo i giovani per bene che ammazzano il tempo pestandosi lungo le strade della movida e attaccando le Forze dell'Ordine, ora ci dice che l'esame che stabilisce ritualmente la fine dell'adolescenza, oltre a misurare il grado di preparazione scolastica e umana raggiunti, non serve, è inutile e superato. 
A questo punto possiamo immaginare a breve anche l'abolizione della scuola stessa, stabilendo la libertà degli individui di sentirsi oggi un liceale, domani un geometra e dopodomani un ragioniere. Gli insegnanti li rincorreranno per strada cercando di assecondarne le variabili quotidiane pulsioni creative e li appelleranno dando del loro. E io voglio emigrare su Marte. 

Luca Craia