lunedì 3 maggio 2021

Tutti in piazza per l’Inter. Ma che ci siamo sacrificati a fare?

 

È stanco, il tifoso dell’Inter. È stanco di anni a bocca asciutta, di attese e delusioni, ma anche di mesi e mesi di costrizioni a causa della pandemia. Così, se si butta in piazza Duomo senza mascherina, se si ammucchia con altri tifosi per esultare, bisogna capire, bisogna tollerare, ha sofferto tanto. Mica possiamo mandare la polizia a sgomberare gli assembramenti? La polizia, invece, la mandiamo nel ristorante, a controllare che si mangi di fuori al freddo, a verificare che a nessuno venga l’idea eversiva di andare a fare pipì al gabinetto. La polizia la dobbiamo mandare nei negozi a controllare che ci sia esattamente il numero di persone previsto, e se ce n’è una di più, multa e chiusura. La polizia la dobbiamo mandare nelle case private per evitare che magari una famiglia un po’ più numerosa non si ritrovi per pranzo.

Penso che la gente non possa più capire questa schizofrenia. La gente, io per primo, non capisce più perché in oltre un anno abbiamo fatto tutti, o quasi, immensi sacrifici, ci siamo privati della nostra libertà per il bene comune, abbiamo mortificato il lavoro, massacrato il commercio, danneggiato l’industria nella speranza di uscire da un incubo, ma poi tutti questi sacrifici che ci sono stati imposti e che alla fine abbiamo accettato di buon grado vengano ridicolizzati da una piazza piena di tifosi coi poliziotti che stanno a guardare. No, questo non si può capire, non si può accettare.

Anche perché, se i sacrifici che abbiamo fatto e continuiamo a fare rispondono alla logica della necessità degli stessi, allora quello che è accaduto ieri i tutta Italia e che è stato tollerato ovunque avrebbe inficiato tutto questi sforzi, vanificato i sacrifici, buttato nel cesso un anno di dolore della stragrande maggioranza degli Italiani. Quindi per chi ci siamo sacrificati? Per cosa? A che è servito?

 

Luca Craia