mercoledì 5 maggio 2021

Le rivoluzioni vanno sempre a finire male, anche quelle stellate.

 

La figura di Napoleone è fondamentale nella storia europea e mondiale, eppure, insieme alla Rivoluzione Francese, a scuola viene molto trascurata, forse perché arriva alla fine del programma del quarto anno e non c’è tempo per approfondire. Eppure, senza capire bene cosa abbiano comportato i fatti avvenuti tra la presa della Bastiglia e il Congresso di Vienna si fa fatica a interpretare il seguito, l’800 e il ‘900. C’è però una cosa che pare chiara, un insegnamento che arriva direttamente dalla correlazione tra Rivoluzione Francese e Napoleone. Lo capisce anche un bambino: le rivoluzioni quasi mai vanno a finire bene.

La Rivoluzione Francese è finita nel terrore che ha portato alla dittatura di Napoleone e alla successiva restaurazione. Quella russa ancora sta influenzando in negativo la storia mondiale. Insomma, la rivoluzione che volevano dare i Grillini, tutto sommato, poteva finire anche peggio. Di danni ne ha fatti, intendiamoci: soldi sprecati, regalati addirittura a malviventi, mafiosi e camorristi, il concetto di assistenzialismo statale portato all’estremo, dilettanti che scorrazzano tra le varie istituzioni, il peggior governo della storia repubblicana. Ma poteva andare peggio, alla fine i danni più grossi se li sono fatti da soli.

In realtà, però, questi danni poi si ripercuotono su tutti e sulla concezione di politica comunemente intesa a livello popolare. Il Movimento 5 Stelle ha illuso tutti, per un po’ anche me, che si potesse fare politica in modo diverso e migliore, mettendo l’interesse comune davanti a quello particolare. Un’illusione talmente bella e forte che ha portato il partito fondato da Grillo (e da Grillo giustiziato in una sorta di eutanasia inconsapevole) a essere il primo partito in Italia. All’illusione è seguita la disillusione dello scoprire che, preso il potere, l’uomo dimentica i valori universali e abbraccia quelli pecuniari.

Della rivoluzione a 5 stelle è rimasto ben poco, anche se lo verificheremo alle prossime elezioni, presumibilmente tra un paio d’anni. Manca ancora la Waterloo, ma arriverà col voto, e a quel punto rimarranno soltanto i veterani, i nostalgici e qualche idealista che si è perso, come il Giapponese sull’isola deserta di un noto film di guerra. Tutto sommato è andata bene: di terrore ce ne è stato, ma nulla di paragonabile alle ghigliottine di Robespierre e soci, abbiamo visto qualcuno salire sul cavallo bianco ma è sceso quasi subito, disarcionato dalla storia. I danni fatti, però, rimarranno, soprattutto nella mentalità: come Berlusconi ha messo fine alla politica alta e colta del pre-tangentopoli, proponendo il modello Ruby, i 5 Stelle l’hanno trasformata nella politica delle cazzate, a volte accattivanti, ma sempre cazzate. E tutto questo è rimasto, ha contagiato tutti, da Salvini a Letta. Le rivoluzioni vanno sempre a finire male.

 

Luca Craia