sabato 3 aprile 2021

Meraviglie dimenticate di Montegranaro: le grotte.

 


La collina del centro storico di Montegranaro è percorsa nel sottosuolo da una fitta rete di cunicoli: le “grotte”. Il termine “grotte” non è esatto in quanto si tratta di cavità ipogee artificiali create nel corso dei secoli per diversi scopi, da quello primario della conservazione dei cibi, a quelli bellici a quello del convogliamento delle acque reflue e piovane.  

Gli ipogei montegranaresi, alcuni dei quali addirittura databili al medioevo, in origine costituivano una sorta di città sotterranea: quasi tutti collegati fra loro, potevano addirittura essere intesi come una rete viaria sotterranea alternativa. Col tempo, tra crolli e aree tombate, i collegamenti si sono interrotti, ma esiste tutt’ora un cospicuo patrimonio ipogeo di assoluto interesse storico e culturale.

Qualche anno fa ho condotto, per Arkeo, uno studio degli ipogei montegranaresi in collaborazione col Gruppo Speleologico del CAI di Fermo e con il prezioso ausilio di Simone Perticarini. Abbiamo esplorato e mappato circa la metà della rete sotterranea, trovando risultanze e testimonianze storiche di assoluto rilievo. Purtroppo il terremoto e poi la pandemia hanno interrotto il nostro lavoro che comunque, progettualmente, dovrà proseguire appena ce ne saranno le condizioni.


Le grotte sono un enorme patrimonio, sfruttabile turisticamente come fanno centri come Camerano e Osimo, anche se il nostro tessuto ipogeo è di minore entità rispetto a queste due realtà marchigiane. È possibile allestire un percorso sotterraneo partendo proprio dalla cavità di piazza Mazzini, un grosso ipogeo che percorre tutta la piazza. Ovviamente occorre investirci, ma le grotte sono ovunque una grande attrattiva turistica, teatro di visite guidate e manifestazioni culturali. Possiamo farlo anche noi, ma occorre anche qui un progetto serio e lungimirante.


Ed è anche fondamentale proseguire negli studi e nelle esplorazioni. Nella parte occidentale della piazza, per esempio, sappiamo insistere una vasca in pietra, forse in travertino, ubicata grossomodo all’altezza di Palazzo Luciani Ranier individuata dai rilievi georadar compiuti negli anni 2000, che andrebbe ispezionata e studiata.

Mancano inoltre le mappature di diversi ipogei rilevanti che, al moneto delle esplorazioni, non erano accessibili perché allagati o perché impossibile accedervi per altri motivi. Sarebbe quindi auspicabile un investimento nella parte già nota e contemporaneamente proseguire nelle esplorazioni.

 

Luca Craia