martedì 22 settembre 2020

Il progetto Calcinaro sbaraglia Fermo. È la politica del fare che vince sui partiti.

 


Non c’è trippa per gatti, a Fermo. Contro il muro di Paolo Calcinaro si sono schiantati tutti, facendosi molto male. Si è schiantato quel PD che per cinque anni ha fatto un’opposizione inutile, dannosa, pretestuosa e sostanzialmente anti-fermana; si è schiantata la Lega che ha peccato di presunzione estrema e non ha inteso alleanze; si è schiantata la sinistra estrema e le sua turbe su un razzismo fermano che non esiste.

Calcinaro ha vinto solo per un motivo: perché è stato bravo. E non è stato bravo a vendersi, come fanno i politici moderni, tutta propaganda e niente contenuti; è stato bravo a fare, a realizzare, a cambiare il volto di una Fermo che sembrava destinata a una fine disperata, economica e sociale. In cinque anni, Paolo Calcinaro ha reso Fermo irriconoscibile. E i Fermani lo hanno premiato.

C’è una cosa che tutti dovrebbero guardare in quello che è successo a Fermo: ha vinto il civismo, quello vero, non quello dei partiti camuffati. Ha vinto il progetto, l’idea, il disegno da realizzare. Calcinaro è l’incarnazione della politica apartitica che però non scende nella trivialità e nell’idiozia dell’antipolitica dei mal di pancia. Calcinaro è la politica del fare, del bene comune, della polis antica. Questo va imitato di Fermo e di Calcinaro: la capacità di lasciare dietro ideologie, interessi, meccanismi di interconnessione sociale che troppo spesso condizionano le amministrazioni comunali per realizzare un progetto. Ora si va avanti. Auguri.

 

Luca Craia