lunedì 14 settembre 2020

A quattro anni dal terremoto, allevatori senza stalle.


Poco meno di 4 anni fa calava l'inverno sul terremoto del centro Italia. Scese la neve, in quei mesi a cavallo tra il 2016 e il 2017, e tutta l'Italia si commosse nel vedere le immagini degli animali in mezzo al ghiaccio e alle intemperie. Immagini brutte, all'epoca giustificabili da un'emergenza appena verificatasi. Oggi, a settembre del 2020, alla vigilia delle elezioni che daranno un nuovo presidente alle Marche, anche a quelle terremotate, l'inverno sta per tornare anche se le temperature non ce lo fanno ancora immaginare. E nelle Marche ci sono ancora allevatori senza una stalla stabile. Nelle Marche, nel 2020, a 4 anni dal terremoto che distrusse una bella fetta della parte montana della regione, ci sono ancora animali che rischiano di passare l'inverno, se non proprio in mezzo alla neve, in condizioni peggio che precarie. Questo capita perché la lentezza della burocrazia ma soprattutto la sordità della politica hanno fatto sì che gli allevatori, nonostante progetti presentati e volonta di autofinanziamento, sono stati di fatto bloccati nell'opera di ristrutturazione o ripristino delle stalle. Mancano le carte, mancano i timbri, manca la firma X, manca la volontà di semplificare, una volontà che non è soltanto burocratica ma è soprattutto politica. Di questo non ho sentito parlare in campagna elettorale. Ho sentito parlare di fascisti, ho sentito parlare di poltrone, ho sentito accuse reciproche ma non ho sentito qualcuno che dicesse concretamente e dettagliatamente come uscire dal pantano della burocrazia che blocca ogni iniziativa anche privata per ripartire dopo il terremoto. Notate bene: non ho nominato la parola "ricostruzione". La ricostruzione è un'altra cosa, è più complessa e probabilmente nessuno la vuole veramente realizzare. Ma mettere in campo iniziative per far sopravvivere quel minimo di economia superstite nelle zone terremotate sarebbe quantomeno umanamente auspicabile. Solo che questa politica, di umano, non ha più nulla.  

Luca Craia