lunedì 15 ottobre 2018

Bella festa ieri a Visso per la visita solidale del Comitato Casentino per la Lotta Contro i Tumori. Le foto.


Bella e partecipata, la festa di ieri a Visso in occasione della visita dei volontari del Comitato Casentino per la Lotta Contro i Tumori, che ha portato doni, ha fatto acquisti di prodotti locali e consegnato alla Proloco, nelle mani di Christian Mocci, un assegno di 2000 Euro. Un bell’esempio di solidarietà e aiuto concreti che premiano anche la costanza e l’impegno della Proloco locale. C’era molta gente alla cerimonia tenutasi presso il nuovo Centro Artigianale e al successivo pranzo sociale, ma i doni verranno finiti di consegnare venerdì prossimo presso la sede della Proloco. Intanto gustatevi qualche foto.

Luca Craia









Elezioni Provinciali a Fermo: il trionfo del pastrocchismo antidemocratico piddino e l’omicidio-suicidio di FI.


Potrebbe sembrare scientifica, la demolizione della democrazia pezzetto pezzetto promulgata da Renzi e dai Renziani, e forse lo è ma, all’atto pratico, si risolve in un pastrocchismo più o meno sistematico che ha creato, crea e creerà pastrocchi in più settori dello Stato. Un esempio lampante lo stiamo vedendo nell’occasione delle elezioni provinciali di Fermo. Già chiamarle elezioni fa un po’ brutto: in realtà il cittadino elettore non elegge proprio nessuno: nella logica del pastrocchismo piddino, l’elettore vota una volta e, con quel voto, delega tutto, e quando dico tutto intendo tutto tutto, all’eletto. Così, una volta eletti i Consiglieri Comunali, l’elettore si può dare pace perché al resto penseranno tutto loro. In questo caso si voteranno e si eleggeranno allegramente tra amici e noi, col cerino in mano e la tessera elettorale nel cassetto, staremo a guardare.
Il pastrocchio si sublima col fatto che, a eleggere la nuova Amministrazione Provinciale, saranno gli stessi Consiglieri Comunali che hanno eletto quella precedente, perché si vota per ben due volte nel corso del mandato amministrativo di quasi tutti i paesi della Provincia. Quindi le maggioranze comunali che si presenteranno al giudizio degli elettori tra pochi mesi, nel frattempo eleggeranno il Consiglio Provinciale che governerà, per quel poco che conta, la Provincia nei prossimi anni. Molto probabilmente ci sarà così una netta dicotomia politica tra le maggioranze dei comuni e quella della Provincia. Chapeau.
Poi c’è Forza Italia. Un serpente senza testa, ora che Silvio ha sbroccato per ragioni anagrafiche e nessuno sembra avere la forza di rimpiazzarlo. Un organismo senza un cervello, affidato a questo o quel satrapo locale che fa più i fatti propri che quelli del partito, figuriamoci dei cittadini. Nel Fermano, dove già il centro-destra ha scarse probabilità proprio a causa di quanto sopra, si prova a giocarsela con un accordo coi civici di Calcinaro. Ma Forza Italia non ci sta, si mette di traverso e corre per conto proprio. Corre in senso inverso, evidentemente, come sta facendo da qualche tempo a questa parte per una visione tutta personale di Jessica Marcozzi che, con un colpo solo, ammazza il suo partito e le possibilità di vittoria, per quanto scarse, del centro destra.
Nel frattempo gongola Fabiano Alessandrini, che scende dalla corriera, si veste da segretario PD e dà lezioni al centro destra riguardo a civicità e democrazia, dimenticando che questo pastrocchio immenso, paradossale e grottesco, se lo sono inventato quei geni del suo partito pur di non far votare i cittadini. In quel caso, è evidente, la storia sarebbe ben diversa.

Luca Craia

Foto: TMNotizie

Oriettona scontenta grandi e piccini. E l’assessore si toglie la medaglia.


Diciamo che Oriettona, superospite (ben pagata) del sabato sera festaiolo montegranarese, ai giovani (e anche a quelli ancora convinti di essere tali) non è piaciuta granchè. Evidentemente l'hard rock non va più di moda. Certo è che, magari, con la stessa cifra si poteva puntare a qualcosa di più “universale”, che potesse scontentare tutti, anziani compresi. Ma posso capire Marino Stizza, che ha la sua età e che presiede il Comitato Festeggiamenti di San Serafino dai tempi dei dinosauri: Marino ha la sua formula, ha sempre funzionato e non si vede perché la debba cambiare. Se negli anni ’80 facevamo venire star internazionali del calibro di Little Tony o dei Ricchi e Poveri, oggi Orietta Berti è quanto di più coerente si possa immaginare. E poi il vintage va di moda.
Certo, qualche idea un po’ più fresca non guasterebbe, ma per quanto mi riguarda va bene così: del resto Marino è uno che ci mette l’anima in quello che fa e lo fa da sempre, e solo per questo, sapendo quanto è difficile fare qualcosa di concreto per Montegranaro, paese stranissimo e decisamente ingrato, Marino andrebbe solo ringraziato, che ci piaccia o non ci piaccia l’Oriettona nazionale.
Mi ha molto divertito la risposta dell'assessore BassoQuelloAlto a un suo amico su Facebook, risposta riferitami in quanto non ho la fortuna di poter leggere direttamente quello che il giovane amministratore scrive, dato che mi ha bloccato (lui, però, quello che scrivo io lo legge e ogni tanto interviene pure, potere della democrazia). L’assessore ha spiegato al suo amico virtuale, il quale si lamentava, appunto, della presenza ben pagata di Orietta Berti e auspicava l’ingaggio di Pippo Franco, che l’Amministrazione Comunale non c’entra niente con le scelte del Comitato Festeggiamenti. Verissimo: il Comitato agisce in autonomia e paga di tasca propria. Solo che, fino al giorno prima, uscivano comunicati stampa dell’Amministrazione Comunale in base ai quali pareva che avessero organizzato e pagato tutto loro. Metti la medaglia, leva la medaglia.

Luca Craia

domenica 14 ottobre 2018

La città dalle campane mute


"Che hanno le campane, che squillano vicine, che ronzano lontane? È un inno senza fine, or d'oro, ora d'argento, nell'ombre mattutine". Sono silenziose le mattine domenicali a Montegranaro. Le campane che scandivano le messe non suonano più da anni. Pendono inerti col batacchio atrofizzato,  occhieggiano dalle monofore battute dal vento ma non parlano più, non cantano, non chiamano. Il terremoto, le chiese chiuse da troppo tempo, la gente che vuole dormire, i preti troppo impegnati, i fedeli sempre meno fedeli, i mangiapreti sempre più affamati. Tutto questo ha ammutolito le antiche voci di bronzo, ne ha annichilito il fine. O forse no.
La campana era la voce della comunità. Chiamava al rito, ma anche all'adunanza civile, segnalava il pericolo, invocava la pioggia sui raccolti riarsi. Voce di comunità che parla, canta, chiama, prega per e in vece della comunità. Ma quando la comunità non esiste più, quando è sfilacciata, sbriciolata, divisa in mille rivoli, fazioni, interessi mascherati, per chi suona? Per cosa suona?
Oggi è festa e suona il Campanone. Suona oggi è suonerà l'anno prossimo. In mezzo, mesi di silenzio, di campane mute. Belle dormite faremo la domenica mattina, senza il disturbante suono della Squilla. Magari, sonnecchiando, sogneremo il paese che era e che non c'è più.

Luca Craia