lunedì 1 ottobre 2018

Montegranaro: attenti al “zippomat”. Si alza di scatto e spacca quello che c’è sopra.


Si alza davvero velocemente, il pilomat di viale Gramsci, a Montegranaro, per gli amici “zippomat”, la colonna retrattile che apre e chiude il transito delle auto sul marciapiedone. Si alza tanto velocemente che un’automobile, questa estate, salendo sul marciapiede quando il semaforino aveva ancora accesa la luce verde, è stata seriamente danneggiata perché, nel frattempo. è scattato il rosso. E una volta scattato il rosso, accada quel che accada. Il zippomat si alza.
Che l’auto fosse passata col verde mi pare lapalissiano: se la luce fosse stata rossa, il zippomat sarebbe stato già alzato, vista la velocità con cui si eleva, e quindi il conducente non ci avrebbe provato per niente. Del resto il semaforino ha solo due luci, quella rossa e quella verde, manco a dire che ci fosse stato il giallo a segnalare l’imminente chiusura.
La cosa preoccupante è che non pare ci sia alcun congegno di sicurezza per evitare che il dispositivo si alzi quando c’è qualcosa sopra. Credo invece che dovrebbe essere previsto, perché può capitare che, nel momento di chiusura, sopra il pilomat ci sia qualcosa, che sia una vettura, un pedone, un animale. Ed è facile immaginare il rischio che si correrebbe trovandosi sulla traiettoria di questo aggeggio che è stato capace di spaccare la coppa dell’olio e fare molti altri danni alla vettura coinvolta questa estate.
Eppure non sembra che qualcuno si sia preoccupato di questi rischi. Non c’è stata alcuna rassicurazione da parte del Comune, né mi risulta che si sia provveduto a installare qualche fotocellula o strumento analogo per garantire maggiore sicurezza. Il dubbio che ho riguarda l’omologazione di questo marchingegno: come è possibile che si consenta di installare sulla pubblica via un apparecchio così pericoloso?

Luca Craia


sabato 29 settembre 2018

La mappa della distribuzione della popolazione nel centro storico. Politica antighetto o politica della medina?


Questa mappa del centro storico di Montegranaro, redatta da una prima sommaria ricognizione e, quindi, non avente pretese di precisione, fornisce però un’idea di come è distribuita la popolazione nel quartiere. La colorazione dei bollini dà un’immagine immediata della situazione.
In particolare si comprende a prima vista che gli stabili disabitati sono un numero importante ma di questi, gli edifici in condizioni strutturali precarie o pericolose sono piuttosto limitati. L’alta concentrazione di bollini rossi, relativi alla popolazione straniera, la maggior parte di origine magrebina, fornisce un quadro piuttosto netto di come il quartiere sia diventato una sorta di ghetto.
Ricordiamo che gli abitanti complessivi sono 730 e di essi 203, ossia il 27,81%, sono stranieri. Questo in base alle cifre ufficiali, ma sappiamo bene che, nella realtà, gli stranieri sono molti di più per via della residenza di irregolari che, ovviamente, non può essere censita.
Da questi dati c’è da capire quale sia la volontà politica di chi amministra. Per rivalutare il centro storico occorre smantellare il sistema di autoghettizzazione degli stranieri. Altrimenti si sposa la politica della “medina”, abbandonando culturalmente il paese antico e creando, a mio modesto parere, un danno enorme sia alla comunità cittadina che agli stranieri stessi. Purtroppo, al momento sembra che la direzione presa dall’Amministrazione Comunale sia quella della “politica delle medina”.

Luca Craia

venerdì 28 settembre 2018

Il delirio di Christian Raimo e l’indice della rabbia di sinistra. La sinistra sa fare del male. È già successo.


Progressista, pacifista, democratica, aperta al dialogo: questa è la sinistra che uno si aspetterebbe, questo è quello che uno crede sia la tanto sbandierata “superiorità morale”. Invece la sinistra italiana ha ben altre facce. Una, molto rappresentativa, ce la fornisce lo scrittore ed editorialista Christian Raimo che affida al suo profilo Facebook un delirio di odio e cretinerie varie in grado di dare un quadro molto preciso della mente e del modo di pensare di tanta gente che si definisce di sinistra. Sconvolto dalla nomina di Foa alla Presidenza Rai, scrive:

Marcello Foa è il nuovo presidente della Rai. Conosco per nome e cognome almeno mille, duemila persone clamorosamente più preparate, più qualificate di lui. Ragazzi di trent'anni, di venticinque, precari storici della Rai, freelance postuniversitari di ogni sesso età nazionalità credo politico. Ma questo è il potere oggi: incompetente fino alla caricatura di se stesso, arrogante con tratti fascistoidi, becero, maschilista, arroccato, vetusto, antiestetico, ridicolo, retrogrado, vile, residuale. Oggi non c'è opposizione capace di arginarlo. Ma presto, sono convinto, arriverà non l'opposizione, non la critica, non il contrasto, non il conflitto. Presto arriverà la vendetta e sarà spietata”.

A parte che. Se a dare dell’antiestetico a un distinto signore come Foa è lo scapigliato Raimo, possiamo già farci due grasse risate, le parole dell’intellettuale di sinistra sono emblematiche. Livore, odio puro, bava alla bocca, sono elementi comuni a tantissimi esponenti di quell’area politica. È come se chi governa l’Italia avesse fatto un colpo di Stato e non fosse stato eletto dalla maggioranza assoluta degli Italiani. È come se la sinistra avesse un diritto divino a governare e a dare indicazioni morali (che poi, morali fino a che punto?) e questo diritto gli fosse stato estorto con la forza.
Sarebbe da ridere, in effetti il nostro intellettuale ha fatto anche del cabaret e dovrebbe sapere come divertire la gente. Solo che non pare proprio volesse divertire la gente, direi che invece questo va letto come un invito alla violenza, invito reiterato, visto che non è molto diffusa la tendenza alla minaccia e anche all’applicazione pratica della violenza, a sinistra, cercando di impedire all’avversario anche solo di esprimersi. Sì, ci sarebbe da ridere pensando a quanto questa sconfitta epocale e ideologica deve far male a persone così indottrinate e accecate da ideologie e assunti. Ma non fa ridere, per niente. A me, invece, ripensando al periodo più buio della storia italiana recente, gli anni di piombo, fa paura. Perché questi non sono buoni solo a minacciare, sono anche capaci di fare del male. È già successo.

Luca Craia