lunedì 3 settembre 2018

Arkeo, parte il tesseramento 2018/19, per sostenere l'associazione e i progetti per il patrimonio culturale.


L’associazione Arkeo è nata, ormai nel lontano 2011, con l’obiettivo di tutelare, studiare e promuovere il patrimonio storico, artistico e culturale di Montegranaro e del territorio piceno in cui il paese è inserito. In sette anni di impegno l’associazione ha conseguito importanti risultati. Per ricordarne alcuni: la mappatura degli ipogei, da completare ma ferma a causa del terremoto, la dotazione di un impianto di illuminazione adeguato per Sant’Ugo, il restauro di importanti opere d’arte come il Crocifisso di Sant’Ugo, quello delle Anime Sante del cimitero, il sacello lauretano di SS.Filippo e Giacomo. Da non dimenticare l’impegno concreto e costante per promuovere turisticamente il territorio, tramite azioni di divulgazione, informazione (Montegranaro, per la prima volta nella storia, è stato inserito in guide turistiche nazionali e internazionali) e tramite l’impegno a portare e assistere direttamente i turisti, con tour del paese e con l’apertura sistematica dei siti come Sant’Ugo.
Arkeo riesce a mantenersi tramite le libere donazioni dei turisti e tramite il tesseramento, che è la base economica con la quale l’associazione finanzia i propri progetti. Anche quest’anno il Direttivo lancia la campagna di tesseramento. La tessera di Arkeo costa solo 10 Euro e non costituisce un impegno a prestare servizio come volontario. Ma aderire ad Arkeo, oltre a dare un importante supporto morale all’opera dell’associazione, aiuta economicamente a realizzare nuovi progetti e a portare aventi quelli in corso. Per questo l’appello dell’Associazione è rivolto a tutti i cittadini di Montegranaro e a tutti coloro che sono convinti che la tutela del nostro patrimonio culturale è fondamentale sia per la cultura stessa che per l’economia del territorio: tesserarsi è un piccolo grande contributo per aiutare l’associazione a proseguire su questa strada.

Luca Craia

Nuovi ospedali: che ne sarà dei vecchi edifici?

L'attuale ospedale di Fermo

Si senta parlare, ormai da mesi e mesi, di nuovi ospedali, seguendo un progetto, pare, portato avanti personalmente dal Presidente Ceriscioli che vorrebbe un ospedale generale di rete per ogni provincia. La costruzione di questi nuovi grandi complessi sta già partendo, per esempio, a Fermo, mentre altrove si sta procedendo con i progetti non senza difficoltà addirittura a individuare l’area di edificazione. I nuovi plessi dovranno sostituire totalmente le vecchie strutture perché, nella visione della Regione Marche circa la sanità, ogni provincia dovrà avere un unico ospedale, almeno per i casi acuti.
Non è mia intenzione discutere l’opportunità di questa visione generale e della sua impostazione, sulla quale, comunque, le polemiche non mancano. Noto soltanto che, a oggi, non mi pare di aver capito la sorte che spetta ai vecchi plessi. Il problema è serio: parliamo di edifici enormi, spesso compositi, che da un giorno all’altro sono destinati a rimanere vuoti. Un edificio vuoto, come sappiamo, è destinato a generare degrado, sia urbanistico che sociale.
Il progetto del nuovo ospedale di Fermo
Prendiamo a esempio ancora l’ospedale di Fermo: l’edificio è molto grande, una sorta di Frankenstein edile, partito dal nucleo antico per poi svilupparsi su diverse ali aggiunte nel tempo, generando così un’accozzaglia di stili architettonici che costituiscono un enorme costruzione eterogenea in mezzo alla città. Rimane difficile, per questo stabile, pensare a un riutilizzo diverso da quello per cui è stato progressivamente costruito, ed è talmente grande che anche una destinazione sanitaria alternativa, come residenze sanitarie e servizi, difficilmente potrà utilizzarlo tutto.
Non avendo ancora sentito parlare, appunto, del riutilizzo di questi edifici, non posso che augurarmi che, nel progetto complessivo, sia stata anche valutata questa problematica. Lasciare vuoti edifici di questo tipo comporterebbe un degrado incommensurabile per le città in cui insistono, diventando potenzialmente problemi di ordine estetico, urbanistico e sociale la cui soluzione potrebbe essere estremamente complessa quando non impossibile.

Luca Craia

sabato 1 settembre 2018

I miracoli di Sant’Ugo a Montegranaro raffigurati a Sassoferrato.

La fonte di Sant'Ugo

A Montegranaro, dove il beato Ugo da Serra San Quirico ha vissuto gran parte della sua vita ecclesiastica, sono rimaste ben poche tracce del suo passaggio, fatta eccezione per un affresco contenuto nell’ecclesia omonima ed estremamente carente proprio nella parte dove il santo dovrebbe essere raffigurato e lacune reliquie ossee a lui attribuite ma che meritano fondati dubbi. C’è anche una tempera sull’abside della chiesa dei SS.Filippo e Giacomo con l’effige del monaco silvestrino, e una scultura lignea sulla portantina processionale dove venivano collocate le suddette ossa, ma sono immagini molto recenti e, di conseguenza, poco attendibili storiograficamente.
La guarigione di un cieco
A Sassoferrato, invece, dove il beato Ugo è morto e dove i suoi resti riposano, ci sono due immagini molto interessanti, anch’esse non coeve ma più vicine temporaneamente alla vita del santo, entrambe raffiguranti miracoli che Ugo avrebbe compiuto a Montegranaro: la prima raffigura la guarigione di un cieco in una strada che viene definita come una via del castello montegranarese. L’altra illustra lo sgorgare della nota “fonte di Sant’Ugo”, ancora presente nelle campagne montegranaresi. Entrambe le tele, databili al XVI secolo, sono custodite nello stesso tempio che ospita il corpo del beato, Santa Maria del Piano.

Luca Craia

  
Urna contenente i resti del Santo