lunedì 23 luglio 2018

Cimitero di Ussita. Nulla di fatto in Consiglio Comunale, ma si parte col dialogo. Poco ma meglio di niente.


La realtà del cimitero monumentale di Ussita la conosciamo tutti, ne abbiamo ampiamente parlato e l’abbiamo doviziosamente documentata con tanto di foto tanto da beccarci le solite minacce di denuncia da parte di chi, più che per la dignità dei morti e la pubblica salute, è preoccupato per la politica. Col caldo la situazione non sta certo migliorando e, visto che nessuno, in due anni, si è sognato di fare il benché minimo intervento, non ci si può certo aspettare nulla di diverso. Potete controllare nel nuovo servizio fotografico allegato all’articolo, come sempre inviatomi da un cittadino ussitano particolarmente sensibile a queste cose.
Sabato pomeriggio la questione è approdata in Consiglio Comunale grazie a un’interrogazione della minoranza. Non che si sia giunti a chissà quale soluzione e, a quanto pare, nemmeno il nuovo Sindaco sembra avere una gran fretta di risolvere la situazione. Però qualcosa, per quanto poco, si è mosso: pare ci sarà un confronto diretto, con un incontro apposito, tra maggioranza e minoranza per capire come muoversi. Soprattutto si dovrà ragionare su come reperire i fondi necessari visto che i soldi stanziati l’anno scorso dalla Regione Marche sembra siano solo sulla carta e non destinati nello specifico a interventi sul cimitero.
Vedremo cosa accadrà dopo l’incontro, e speriamo bene, ma intanto il tempo passa e la situazione, da sola, non si risolve.

Luca Craia



La meglio gioventù


L’evoluzione della società passa necessariamente dietro il miglioramento del grado di cultura che dovrebbe esserci col cambio generazionale. Quando la generazione che si predispone a prendere le redini della società mostra evidenti segni di peggioramento nei confronti di quella precedente, la situazione credo sia preoccupante.
Il fatto: sabato notte, all’1,43, un ragazzotto della Montegranaro bene ha la brillante idea di scattare una foto a una macchina parcheggiata sul marciapiedone nuovo di largo Conti, proprio quel marciapiedone vanto dell’Amministrazione Comunale che è costato mezzo milione e passa di soldi nostri. Il ragazzotto scatta la foto e la manda in messaggio alla pagina Facebook de L’Ape Ronza. Il punto è che la macchina o è la sua o è di un suo amico. Il ragazzotto deve aver pensato, insieme ai suoi amici, di divertirsi un po’ utilizzando il mio canale.
Quando ho visto la foto, la mattina dopo (io sono anziano, all’1,43 di solito dormo) ho capito immediatamente che era una presa per i fondelli e non l’ho pubblicata. Nel pomeriggio, però, ci ho ripensato perché, vedete, questo è un esempio eclatante di come si sta involvendo la società e ho reputato di dare corso alla cosa per vedere come si sarebbe sviluppata, e studiarla. Immancabilmente, alla pubblicazione della foto, il ragazzotto ha taggato tutti i suoi amichetti e da lì è partito lo sfottò del branco.
L’uomo, si sa, è una scimmia antropomorfa e il suo istinto è di agire in branco, dove si sente più forte. La scena è stata fantastica: la meglio gioventù notturna montegranarese a mostrare uno humor di una sottilità che, per capire di non essere di fronte a una classe della scuola materna sfuggita al controllo della maestra, ho dovuto aprire i profili e verificare che questi baldi giovani fossero almeno maggiorenni. Li ho fatti divertire un po’ e poi li ho bloccati, spero tutti, perché, tutto sommato, dall’ essere oggetto delle loro masturbazioni cerebrali, per quanto infime, non ho poi tutta questa soddisfazione. Lo scopo antropologico l’ho ottenuto e tanto basta.
Questo però ci fornisce uno spaccato della Montegranaro di oggi piuttosto avvilente, non per la presa per i fondelli nei confronti del sottoscritto che, per carità, ci può anche stare, quanto per l'evidente mancata percezione della gravità del soggetto della questione, ossia l'inciviltà di parcheggiare su un bene pubblico. In effetti la cosa non mi ha fatto arrabbiare, come magari qualcuno sperava, ma mi ha profondamente rattristato: se queste sono le nuove leve, se queste sono le teste che guideranno il paese in futuro, credo sia il momento di cercarsi casa altrove. Spero in altri giovani, so che ce ne sono di migliori.

Luca Craia


 


domenica 22 luglio 2018

Marchionne sepolto vivo. Lo vogliono i mercati.

Oggi l'Italia piange Sergio marchionne. Non è morto, ma lo piangiamo già. Morirà, probabilmente a breve, afflitto da una malattia gravissima della quale i comuni mortali normalmente muoiono. Siccome anche lui, nonostante tanto arrabattarsi, nonostante tanto male prodotto, nonostante qualcuno possa pensare che certi personaggi abbiano qualcosa di diverso rispetto a noi che campiamo gli stipendi miseri coi quali certa gente nemmeno ci si paga una cena, noi che dobbiamo spaccare il pelo per pagare l'ultima cartella esattoriale arrivata, è essere mortale, è fatto di carne e ossa come noi, e alla fine gli tocca morire. Probabilmente ha beneficiato di cure che noi plebei nemmeno possiamo immaginare, nemmeno possiamo pensarne l'esistenza, ma morirà. Perché l'uomo muore. E quando un uomo muore merita comunque il massimo rispetto.
A Marchionne è mancato il rispetto. Dopo una vita di ostentata potenza, arriva alla fine e viene sepolto ancora vivo, benché sicuramente destinato a fine celere, perché i mercati, l'azienda, la politica hanno bisogno di buttarlo nella spazzatura quanto prima. Non c'è tempo per aspettare che l'uomo Marchionne muoia di morte naturale. Gli si deve dare prima e urgentemente la morte virtuale. Lo hanno fatto i suoi datori di lavoro, che con le sue manovre assassine di lavoratori e mercato hanno tratto incommensurabili profitti, lo hanno fatto i politici sempre più idioti, poveri, distanti da ogni contatto con la realtà e l'umanità.
Marchionne morirà stanotte, domani, tra qualche giorno , magari, per qualche miracolo riservato ai ricchi col maglioncino, potrà vivere ancora più a lungo. Il suo mondo, però, ha deciso che è già morto. E questa è una cosa raccapricciante. Talmente raccapricciante che lo stesso Marchionne sicuramente sarà in grado di comprenderla e forse condividerla. Lasciatemi però immaginare un lembo di umanità nell'uomo stesso o nella sua famiglia capace di indignarsi quantomeno di questo orrore indicibile al quale sembriamo tutti pronti ad assuefarci.
Buon viaggio Sergio, le ostilità finiscono qui. 

Luca Craia 

sabato 21 luglio 2018

Differenze e affinità tra il Sindaco Basso e il Sindaco Mancini. Idee, progetti e campagna elettorale.


Negli anni ’80, quando i soldi abbondavano, quando c’erano le cosiddette “vacche grasse”, Montegranaro veniva amministrato con progetti sontuosi e opere pubbliche mesopotamiche. Governava il Pentapartito e il Sindaco era un signore che oggi chiamiamo “Basso Quello Basso” per distinguerlo da “Basso Quello Alto” che porta lo stesso cognome ma, diciamolo, in fatto di acume politico rimane lontano anni luce né le premesse lasciano sperare in un miglioramento futuro dovuto all’esperienza. Il Sindaco Basso Quello Basso spendeva un sacco di soldi, soldi pubblici, della collettività, e realizzava con essi cose mirabolanti, meravigliose, stupefacenti. Ricordiamo che l’attuale viale Gramsci, prima di Basso Quello Basso, era una discarica di materiale edile, oltretutto larga circa la metà di adesso. Ricordiamo le fontane, le scuole, i teatri e un sacco di altre opere magnificenti che assicuravano al Sindaco e alla sua compagine un grande credito popolare.
Basso Quello Basso amministrava, su sua stessa ammissione, con il cipiglio del principe illuminato di machiavelliana memoria e nella consapevolezza che, per mantenere il potere, occorressero proprio quelle opere così spettacolari. In questo turbinio di creatività e ricerca di consenso, Basso Quello Basso tralasciava opere che non fossero di impatto. Da qui il problema del centro storico, le strade malmesse e un sacco di altre cose che proprio non andavano, ma la gente era accecata dallo splendore delle grandi opere e non notava la mancanza di quelle piccole. Basso Quello Basso aveva un progetto in testa: la realizzazione della “città-giardino”. Non c’è riuscito, ma ha lasciato indiscutibilmente il segno.
Il Sindaco Mancini, il Vicesindaco Ubaldi, il deus ex machina del PD nostrano Perugini devono aver studiato con attenzione la politica di Basso Quello Basso, specie quella degli anni ’80, e ora cerca di riprodurla, in special modo nella realizzazione di opere magnifiche che riempiano gli occhi degli elettori e catturino consensi. In questi quattro anni di amministrazione, la giunta Mancini ha realizzato diverse opere appariscenti, come la risistemazione dei giardini di viale Gramsci, il marciapiedone sempre di viale Gramsci o il murale ancora di viale Gramsci. Opere non paragonabili per importanza e peso con quelle di Basso Quello Basso, ma il concetto che ne muove la realizzazione è lo stesso: la ricerca del consenso. Anche la prossima realizzazione di un complesso sportivo, questa volta non in viale Gramsci ma dentro lo sprofondo sotto San Liborio, è un’opera tanto appariscente quanto sostanzialmente inutile o, quanto meno, non prioritaria. Opere prioritarie sarebbero ben altre, ma non sarebbero così magnifiche e abbaglianti, per cui si preferisce restare fedeli alla lezione del Sindaco più Sindaco di ogni Sindaco ci sia mai stato a Montegranaro.
Ma c’è una differenza, anzi, più d’una: la prima è che non siamo in un periodo di vacche grasse e sprecare soldi può comportare conseguenze gravissime in futuro per il paese. La seconda è che l’Amministrazione Mancini, al contrario di Basso Quello Basso, non ha uno straccio di progetto in testa, punta solo all’apparire ma non ha una visione di insieme, giusta o sbagliata che sia, di quello di cui necessità la città. La conseguenza è questa produzione random di opere senza filo logico, opere costose per i tempi che viviamo, opere che pagheremo care e che, soprattutto, tolgono risorse alle reali necessità del paese. Ma probabilmente il sistema funzionerà anche nel XXI secolo e questo agire, in realtà piuttosto sconsiderato, pagherà in termini elettorali. Dio non voglia ma ho come la sensazione che il Montegranarese medio andrà a premiare questo modo di amministrare. Per quanto mi riguarda e per quel poco che posso, farò del tutto perché non accada.

Luca Craia