venerdì 22 giugno 2018

Saviano abbia la scorta, ma abbia anche rispetto istituzionale. Un ministro non si insulta.


Non è giusto togliere la scorta a chi non la pensa come te, come fosse una vendetta politica, una punizione. È, o sembra che sia, un enorme abuso di potere, un’ingiustizia di cui un ministro non può macchiarsi, nemmeno per sbaglio, nemmeno interpretando male. Salvini sbaglia di grosso perseguendo il dichiarato intento di togliere la scorta a Saviano, anche se ci siano buoni motivi, anche se, in realtà, non sia una vendetta ma una decisione dettata da valutazioni oggettive. Suona come un’ingiustizia e tanto basta. Salvini è abile e intelligente, non deve fare questi errori.
Allo stesso tempo, però, le parole di Saviano sono incommentabili, vergognose. Dire a un Ministro della Repubblica “sei il ministro della malavita” è gravissimo, anche se c’è uno scontro in atto con lo stesso ministro. Un Ministro della Repubblica è una Istituzione e, in quanto tale, merita rispetto istituzionale. Possiamo scherzare, fare satira, dissacrare, ma quelle di Saviano sono accuse pesantissime, violentissime. Sono accuse che vengono da un uomo che ha fatto della legalità e del rispetto delle leggi e delle regole la propria bandiera, la propria ragione di vita. La contraddizione enorme sta proprio in questo: Saviano viola le regole, le norme, usa violenza contro le Istituzioni che ha sempre dichiarato di difendere, e per questo motivo, proprio per questo, vive sotto scorta. E, anche avesse ragione, con il tono, il tempo usato, il modo, la violenza assoluta delle sue dichiarazioni, passa dalla parte del torto senza attenuanti.

Luca Craia

Ussita: il cimitero sempre più abbandonato. Sarà priorità per la nuova Amministrazione?


Si dovrebbe tenere entro la fine del mese di giugno la prima assemblea del Consiglio Comunale neoeletto, a Ussita, dopo le ultime elezioni amministrative. Il comune dei Sibillini, uno dei maggiormente colpiti dal sisma del 2016, ha finalmente una nuova guida politica, eletta dal 68,75% dei 256 votanti che si sono recati alle urne, rappresentando il 73,98% degli aventi diritto. Ma ci sono anche i non residenti, i possessori di seconde case che, pur non votando a Ussita, vi hanno interessi ma anche radici, ricordi, sentimenti. Anche queste persone hanno speranza che qualcosa si muova.
Di cosa da fare, a Ussita, ce ne sono tante: problemi complessi, legati al rilancio di un territorio la cui economia vive o, meglio, viveva quasi totalmente di turismo. Ma un problema va risolto con estrema urgenza: quello del cimitero. Il cimitero monumentale di Castelmurato è stato devastato dal terremoto, ma la cosa tragica è che, da allora, è rimasto così, transennato, interdetto al pubblico, abbandonato a se stesso. Le tombe, lo abbiamo documentato più volte su queste pagine, sono in gran parte distrutte, ci sono bare esposte alle intemperie e agli animali. Una situazione che indigna molto i cittadini ma anche l’opinione pubblica che segue le vicende dei terremotati. Una situazione che sta a cuore sia ai residenti che ai possessori di seconde case che, però, magari hanno i propri cari, le proprie radici dentro quel cimitero.
L’auspicio, quindi, è che già dal primo Consiglio Comunale si comincino a trovare le soluzioni per questa incresciosa situazione, ricordando che erano stati stanziati dei fondi. C’è un progetto di 1.11.339 Euro che prevede la messa in sicurezza del sito, delle strade, la realizzazione di moduli prefabbricati per ricoverare le salme, utilizzabili anche per nuove tumulazioni. L’approvazione del progetto da parte della Regione Marche è dell’ottobre 2017 ma, da allora, non si è mosso niente e, con la stagione calda, la situazione sta ulteriormente degenerando. Attendiamo quindi l’assise comunale, sperando che si muova in fretta per interrompere lo scempio del cimitero e ridare dignità ai sepolti.

Luca Craia

giovedì 21 giugno 2018

Fermo ha deciso: non siamo razzisti. Nessuna targa in memoria di Chidi.

Il Consiglio Comunale di Fermo ha detto no: non ci sarà alcuna targa a commemorare i fatti del 5 luglio 2016 definendoli come razzismo. La proposta del Comitato 5 Luglio di installare nel luogo dell'omicidio di Emmanuel Chidi Nnamdi, morto per mano del fermano Amedeo Mancini durante una colluttazione scaturita da un insulto razzista da parte di quest'ultimo, è stata respinta con soli quattro voti a favore e un astenuto. 
La stragrande maggioranza dell'Assise cittadina ha ritenuto immotivata la volontà del Comitato che dà due anni continua a martellare la città di Fermo cavalcando politicamente i fatti del 2016 ed esponendo il territorio e i suoi cittadini a un'immeritata gogna mediatica. Fermo non è razzista, i Fermani non sono razzisti e non meritano questa etichetta a causa del gesto sconsiderato di un singolo elemento. 
Si spera che quanto deliberato dal Consiglio Comunale questa sera metta definitivamente la parola fine su questa brutta storia e blocchi una volta per tutte ulteriori tentativi di strumentalizzare politicamente una storia che, invece, merita solo silenzio e oblio. Che Fermo, ora, trovi finalmente pace e possa dimostrare tutta la sua apertura, modernità e civiltà.

Luca Craia 

Murale: inaugurazione rinviata. Il festival parte domani e se piove si va a teatro.


Le previsioni meteo non promettono nulla di buono per domani sera. Si sa, in questo periodo le cose possono mutare in fretta ma, per stare tranquilli, l’organizzazione del Veregra Street Festival ha previsto che, in caso di maltempo, l’inaugurazione della grande festa montegranarese si sposterà dentro al teatro La Perla. In ogni caso ci sarà Piero Massimo Macchini a fare da mattatore, accompagnato da altri artisti che lo coadiuveranno.
Per quanto riguarda, invece, l’inaugurazione del murale di viale Gramsci, che era fissata per venerdì 22, slitterà comunque a domenica sera, ultima serata della prima settimana del festival, alle ore 21.30. Anche il previsto spettacolo della Compagnia dei Folli viene posticipato a dopo l’inaugurazione dell’opera.

Luca Craia