lunedì 16 gennaio 2017

Via Trinità come un autodromo



Lamentano da tempo immemorabile la pericolosità della loro strada, i residenti di via Trinità a Montegranaro. Si tratta di una strada in discesa, dritta, che invoglia a correre anche se non si dovrebbe. Così capita molto spesso di vedere le macchine sfrecciare a tutta velocità lungo quella strada densamente popolata, e questo ovviamente crea un grande pericolo per i pedoni. La scorsa estate è stato investito e ucciso un cagnolino da una vettura che pare procedesse a velocità sostenuta. È evidente, quindi, che il rischio c’è ed è forte. I residenti da tempo chiedono l’installazione di dossi artificiali o di qualsiasi altro tipo di dissuasori e, comunque, c’è l’esigenza di un maggior controllo. La via è stata anche riasfaltata recentemente ma di dossi non se ne sono visti. E con l’asfalto nuovo correre è ancora più facile.

Luca Craia

domenica 15 gennaio 2017

Io ci starei attento con “Veregra”.



Io ci starei attento con “Veregra”. Sì, ci starei attento perché rischiamo di fare figuracce. A Montegranaro ci piace molto pensarci come eredi di un’antica stirpe romana, figli dei cittadini di una grande colonia chiamata Veregra. Il problema è che Veregra non dà traccia di sé in nessuno scritto storico. Solo Plinio il Vecchio cita, nella sua Naturalis Historia, non Veregra ma un Ager Veregrarus, inteso come territorio, ma non gli dà un’ubicazione esatta, tanto che esistono ben tre diverse interpretazioni che collocano Veregra in punti estremamente distanti tra loro: Tolomeo la pone in Abruzzo, il Colucci a cavallo tra il maceratese e l’anconetano nella zona tra Montefano e Filottrano e una terza, invero suffragata dalla nostra antica tradizione, mette Veregra nel territorio di Montegranaro.
La tradizione delle origini veregrensi di Montegranaro parte da uno scritto di Andrea di Giacomo da Fabriano che scrisse la vita di Sant’Ugo da Sassoferrato. Il documento fu redatto circa quarant’anni dopo la morte del beato e parla della permanenza di Ugo nella terra in cui vivevano “incolae Veregrani” ossia gli abitanti di Veregra. Poiché nel periodo a cui il Generale dei Silvestrini fa riferimento Sant’Ugo avrebbe vissuto a Montegranaro, ecco che si deduce, senza alcuna prova storiografica, che incolae Veregrani sia la popolazione di Montegranaro. Del resto non vi è nemmeno alcuna prova scritta della permanenza del Beato Ugo in città e l’unico dato a suffragio di questa convinzione è la fortissima e immediata devozione che cominciò prima ancora della sua morte, avvenuta nel 1270.
Andando per logica appare chiaro che, anche qualora Veregra fosse stata edificata nel territorio attiguo all’attuale Montegranaro, certamente non ne possiamo cercare le vestigia  sui nostri colli in quanto i Romani non edificavano sulle alture ma lungo le pianure. Casomai eventuali vestigia romane rinvenute sui colli montegranaresi potrebbero riferirsi a depositi di grano, appunto, e a fortificazioni per la loro difesa.
Con ciò non è mia intenzione disilludere coloro che siano convinti della discendenza romana dei Montegranaresi. Ritengo però che darla per certa sia un errore, almeno a livello istituzionale. Piuttosto sarebbe opportuno un impegno condiviso per ricercare realmente le radici della nostra città. E chissà che non troviamo le prove che Veregra fosse veramente l’antenata di Montegranaro.

Luca Craia

sabato 14 gennaio 2017

Il mito del centro storico, Guelfo, se ne è andato.

Quando se ne va un personaggio che ha fatto la storia di Montegranaro fa male, a chi ama questo paese più di altri. Se se ne va uno della tua età o poco più fa ancora più male. Io, Guelfo, l’ho solo incrociato, ci ho parlato, lo conoscevo ma non posso dire di aver avuto la fortuna di essere tra i suoi amici. Ci avrei tenuto, perché Guelfo era una specie di mito, per noi ragazzi del centro storico; era una sorta di capo assoluto, quello a cui portare rispetto. E questo rispetto, tra noi ragazzi di un’epoca andata e, forse, dimenticata può essere mal interpretato in questi tempi in cui il rispetto lo guadagna il più cattivo, il peggiore.
Credo che per noi fosse il contrario: Guelfo forse era il migliore, quello col senso del giusto, quello che sapeva dispensare la giustizia tra i giovani. Ho questo ricordo sublimato dal tempo, ma credo che non sia così distante dal vero.
Ora so che questo ragazzo non c’è più. Ed è un altro pezzo della Montegranaro che amo che se ne va, quella dei vicoli odorosi, dei ragazzi scavezzacollo lungo le strade scoscese, di un tempo che sembra più antico di quello che è. Eravamo bella gente, belle persone. Una non c’è più. Ma resta nei cuori, nelle menti e nel desiderio di tornare a quel paese, a quel sentirsi uno.

Luca Craia

venerdì 13 gennaio 2017

Trinità, la chiesetta dimenticata dei Conventati.



La chiesetta della SS.Trinità la possiamo trovare percorrendo, appunto, via Trinità, la strada che dalla chiesa di San Liborio scende fino a via Elpidiense Sud ed è situata circa a metà via, nell’unico lotto “verde” dell’area. Per capire che si tratta di una chiesa ci vuole un po’ perché, passando veloci, si vede soltanto un muro di mattoni che spunta tra la folta vegetazione. Avvicinandosi, però, si scopre un delizioso tempietto neoclassico completamente mangiato da una selva di erbacce e alberi spontanei, segno di come la chiesetta sia stata completamente dimenticata da tutti fuorché da chi ci abita vicino che, però, ormai l'ha metabolizzata come rudere.
Invece quel piccolo edificio ricoperto da rampicanti selvatici e nel centro del quale addirittura crescono alberi (il tetto non c’è più) era la cappella funebre della famiglia Conventati. Va ricordato che nell’area di cui parliamo esisteva l’antico cimitero cittadino, poi spostato nella posizione attuale alla fine del XIX secolo. Uniche testimonianze della presenza dell’antico camposanto sono la croce in ferro che si erge al centro dell’incrocio di fronte alla chiesa di San Liborio e, appunto, la chiesetta della Trinità. Molto probabilmente sotto il pavimento del tempio ci sono ancora le tombe di alcuni Conventati.
A quanto sappiamo la chiesa risulta di proprietà del Comune. È ancor più
stupefacente, quindi, lo stato di abbandono in cui versa. Nessuno si è mai preso la briga almeno di tenere pulita l’area che, oltretutto, è sita al centro di un quartiere densamente popolato. Inoltre non vi sono recinti, per cui esiste anche la possibilità che qualcuno, magari un bambino, possa avventurarvisi all’interno con enormi pericoli.
Sarebbe quantomeno opportuno ripulire l’area dalle erbacce in modo tale da poter accedervi e fare gli opportuni rilievi, sia per quanto riguarda la staticità dell’edificio sia per quanto riguarda la parte archeologica della quale proporrei che sia Arkeo ad occuparsi (presentai domanda al Comune per questo già nel 2014). Nel frattempo raccomando a tutti di non avvicinarsi, sia per non assumere rischi inutili sia per non rovinare ulteriormente un altro dei piccoli tesori dimenticati di Montegranaro.

Luca Craia

La Mancini come Breznev. Ma Antonelli come fa?



Quelli che hanno qualche annetto di più ricorderanno come funzionava in Unione Sovietica: il capo del PCUS, il Partito Comunista dell’Unione Sovietica era anche, seppure informalmente, il capo del Governo e dello Stato, anche se, a occupare quei posti ci fosse stato qualcun altro e non necessariamente in quest’ordine. Memore dei fasti del passato e di quel poco, pochissimo direi, che rimane di comunista nel DNA degli esponenti PD attuali, la Sindaca di Montegranaro, Ediana Mancini, da capo dell’esecutivo cittadino si fa, da se stessa medesima, capo anche del Consiglio Comunale, esautorando di fatto il Presidente in carica, Walter Antonelli. Nell’URSS non era mai perfettamente chiaro chi comandasse, specie nel primo periodo, quando Lenin e Stalin erano in competizione. Così anche a Montegranaro non è chiaro chi comandi, se la Mancini, appunto, che ne avrebbe la carica, o il capo del PCUS… ops… del PD locale, Roberto Basso, se non il capo-ombra, Aronne Perugini. Fatto sta che pare chiaro come al Presidente del Consiglio Comunale non venga dato alcun peso. E non solo nel caso della convocazione del Consiglio Comunale aperto anticrisi.
Verrebbe anche il sospetto che comandi il Sindacato, quella CIGIL che troviamo molto spesso, tra ingerenze e incarichi diretti, tra le pieghe della nostra amministrazione pubblica. Ricorderete il caso della convenzione tra il Comune di Montegranaro e la stessa CGIL per la fornitura dei servizi sociali, convenzione stipulate senza sentire gli altri patronati presenti sul territorio, oppure il veto posto dallo stesso sindacato per la riforma del regolamento di assegnazione degli alloggi popolari. Ora, addirittura, la CGIL convoca i Consigli Comunali. Insomma, non sappiamo esattamente chi comandi a Montegranaro ma certo le regole della democrazia sembrano soffrire leggermente. Appena appena.
In tutto questo viene da domandarsi: ma Antonelli come fa a sopportare tutto questo? Viene sistematicamente offeso, personalmente e istituzionalmente dalla sua maggioranza, addirittura gli aprono e leggono la corrispondenza personale, ora arrivano ad esautorarlo dal suo ruolo di capo del Consiglio Comunale. Antonelli è uomo paziente, lo conosco, ma a me tutto questo pare un po’ troppo.

Luca Craia