domenica 1 maggio 2016

Fermo senza Prefetto e i cittadini senza Prefettura



È così che va l’Italia. Se la politica è quello che è, lo Stato è anche burocrazia, uffici, timbri, uomini che mettono i timbri, timbri che non si mettono da soli se manca l’uomo che mette i timbri. Così una famiglia stremata dal dolore per la perdita di una moglie e madre si ritrova, a una quasi settimana dall’evento luttuoso, a non poter ancora seppellire il proprio caro, senza che nemmeno glie lo facciano vedere, perché a Fermo non c’è il Prefetto. E non c’è un sostituto, un vice, un cencio di usciere che possa mettere una firma, un timbro, uno schifo di autorizzazione perché della gente possa smettere di provare tanto dolore, appesa aspettando che un burocrate si sieda alla propria scrivania. Una famiglia perde una persona amata in maniera tragica e repentina e non la può seppellire perché manca l’autorizzazione del Prefetto di Fermo. Questa è crudeltà, stupidità. Questo è uno dei motivi perché siamo messi come siamo messi.

Luca Craia

Procede bene la raccolta firme per la legittima difesa



Sono oltre 300 le firme fin qui depositate presso l’ufficio anagrafe del Comune di Montegranaro per sostenere la proposta di legge che amplia la possibilità di difendersi in casa propria. In verità in un Comune di 13.000 anime ci si potrebbe aspettare un po’ di più ma, visto che non si può firmare comodamente seduti in poltrona con un click, come ci stiamo abituando ultimamente a fare, ma tocca uscire di casa, andare fino in piazza, parlare con l'impiegata del Comune (parlare, mica scrivere un messaggio), tirare fuori dal portafogli un documento di identità e, addirittura, scrivere con la penna, 300 persone tanto preoccupate per la propria incolumità e di quella dei propri cari da compiere un tale sforzo sovrumano non sono affatto poche. Per cui bene. Però possiamo fare meglio. Per cui, essendoci tempo fino a fine maggio, magari facciamo un sforzo in più e andiamo a firmare, magari convincendo qualcun altro a fare altrettanto. Arrivassimo a 1000 firme sarebbe un gran bel risultato.

Luca Craia

sabato 30 aprile 2016

Il “Barocci” di Sant’Ugo torna a casa



L’abbiamo sempre chiamata “Il Barocci di Sant’Ugo”, la tela che, a intuito, attribuivamo appunto al Barocci e che, anche se informalmente, anche il professor Sgarbi ha ritenuto attribuibile al grande pittore barocco. Ricordo bene come la trovai la prima volta che entrai a Sant’Ugo, nel 2010, per ripulirla e riportarla alla luce: era buttato per terra addirittura con la parte dipinta a contatto col pavimento (infatti ora risulta piuttosto graffiato), sporco e pieno di ragnatele. Lo abbiamo pulito, coi ragazzi di Città Vecchia, che avevo appena fondato, e riappeso al muro con la consapevolezza che quello non era il suo posto. Ma la chiesa di SS.Filippo e Giacomo era pericolante e non era il caso di rimetterlo lì. Il “Barocci” era stato portato a Sant’Ugo da don Dante Filomeni, non si sa per quale motivo, e lì era rimasto. Oggi, con la chiesa restaurata, torna finalmente a casa e potremo ammirarlo di nuovo nel luogo che gli appartiene e a cui appartiene.

Luca Craia