venerdì 22 aprile 2016

Celebrazione del 25 aprile. Tutto qui?



Apprendo adesso il programma per le celebrazioni del 25 aprile a Montegranaro. È una festa nazionale molto sentita a sinistra, celebra la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo ed è sempre stata tenuta in alta considerazione da gran parte delle forze politiche (eccetto quelle di destra piuttosto estrema) e in particolar modo dal vecchio PCI che, nel tempo, si è trasformato in questa strana cosa che ora si chiama PD.
Rimango per questo basito nel vedere che, a Montegranaro, dove governa un’amministrazione che, sulla carta, vede al suo interno una vasta rappresentanza del PD, sindaco compreso, le celebrazioni si svolgeranno con una cerimonietta di una mezz’oretta in piazza Mazzini. Non un dibattito, non un incontro, non una manifestazione culturale sul tema.
Me lo spiego così: il PD ormai da tempo non è più una forza di sinistra. A Montegranaro, poi, pur essendo maggioritaria all’interno del proprio schieramento, soccombe da sempre di fronte all’alleato che, invece, è di estrema destra quand’anche piuttosto opportunista e ultimamente parrebbe più democristiano che altro. Solo che la base ubaldiana accetterebbe male una celebrazione che sia anche solo un pelo meno che sobria e quindi eccoci qua, si fa in fretta e furia, tanto per santificare la festa.

Luca Craia

Trasparenza: spariscono le determine dall’Albo Pretorio



Sempre più trasparente l’operato dell’Amministrazione Mancini. Mezzo utilissimo per conoscere il modus operandi e le politiche quotidiane del Comune di Montegranaro è l’Albo Pretorio online, disponibile sul sito del Comune, dove, fino a pochi giorni fa (o forse ieri) era possibile trovare ogni atto compiuto dall’amministrazione pubblica montegranarese. Oggi non più. Infatti non è più possibile reperire sull’Albo Pretorio online le determinazioni, ossia gli atti esecutivi della Giunta.
Non c’è obbligo, se ricordo bene, di pubblicare le determine ma solo le delibere. Solo che era consuetudine apprezzabile, per il solito discorso della trasparenza e della massima partecipazione, che vi venissero pubblicate anch’esse. A quanto pare la Giunta Mancini ha reputato non importante rendere pubbliche le determinazioni e ha anche rimosso le vecchie. Che dire: complimenti!

Luca Craia

La gente si ammazza e la sinistra pensa ad altro



Mentre Renzi, nella sua magnanimità, progetta di elemosinarci altri 80 euro, magari togliendocene 100 da qualche altra parte, continuiamo a registrare la disperazione dell’Italiano medio, del padre di famiglia che perde il lavoro e non lo ritrova e arriva al gesto estremo di togliersi la vita. E giù lacrimoni a fiume per qualche ora, mentre sul nostro schermo appare la ferale notizia, commenti indignati e intenti rivoluzionari da tunnel carpale. Poi, passata l’onda emotiva, tutto si placa, tutto tace, ricominciamo a sfotterci col pallone e a commuoverci coi gattini. E mentre seppelliamo l’ennesimo suicida ammazzato dalla crisi e dall’inettitudine disonesta dei nostri governanti, il mondo va avanti come la pecora del famoso detto.
C’erano una volta i sindacati, quelli che tutelavano il diritto al lavoro e a una vita dignitosa. C’erano ma non ci sono più. Che fine hanno fatto? Intanto si sono ben piazzati, ora che la loro parte politica è finalmente al potere, prendono i loro stipendi mirabolanti con una mesata della quale un loro assistitito potrebbe campare vent’anni e si occupano d’altro. Fanno i Caf, eseguono pratiche, tutelano l’extracomunitario che vuole la diaria o la casa popolare. Le manifestazioni in piazza sono un lontano ricordo. Ora si va in piazza una volta all’anno per il concerto del Primo Maggio, festa del lavoro che non c’è.
E la politica? La politica esegue gli ordini di chi vuole un popolo sempre più impoverito e miserabile. E se il governo centrale, quello che dovrebbe e potrebbe trovare soluzioni, è in tutt’altre faccende affaccendato, i rappresentanti locali dello stesso e i nostri stessi rappresentanti, trasmigrazione grafica caricaturale in assonometria dei politicanti di grosso calibro, non sono da meno e a tutto pensano meno che al lavoro. Paesi industrializzati, nel giro di meno di un decennio, perdono oltre il 50% delle imprese ma non se ne preoccupano. Iniziative zero, nemmeno porsi il problema.
E il vecchio comunista? Per lo più è stanco e rassegnatamente tace. Ma c’è anche quello che si allinea, plaude al potere finalmente raggiunto e si scopre, senza tanta sorpresa, più fascista dei fascisti. E la cosa non gli dispiace affatto.

Luca Craia