mercoledì 13 aprile 2016

La stampa nell’era degli Istituti Luce de noatri



È da tempo che manifesto perplessità e preoccupazione circa il comportamento di una larga parte della stampa locale che, se vogliamo, in definitiva ricalca quello nazionale. È un comportamento, per quanto legittimo, censurabile da un punto di vista morale e deontologico perché manca quasi totalmente la parte critica, l’indagine, l’analisi. Assistiamo molto, troppo spesso a pubblicazioni di comunicati o a articoli decisamente ossequiosi nei confronti di chi detiene il potere ai vari livelli. Difficilmente troviamo articoli critici, quasi mai inchieste che possano in qualche modo creare qualche tipo di difficoltà a chi amministra o governa.
In genere si tratta di poco più che parafrasi di comunicati ufficiali o, comunque, di elaborati probabilmente concordati o, comunque, studiati appositamente per favorire e mai urtare. Quando poi accade che gli addetti stampa di enti pubblici e i giornalisti che scrivono sulle testate coincidono si rischia il corto circuito. Si rischia, per esempio, che le comunicazioni o anche soltanto le posizioni delle opposizioni non trovino spazio sui giornali. SI rischia che l’informazione sia incompleta, parziale e di parte. Soprattutto si rischia che la democrazia se ne vada a farsi benedire con la buona compagnia della pluralità e dell’onestà intellettuale. Mala tempora currunt.

Luca Craia

Perché domenica andrò a votare



Se volete saperlo voterò sì al referendum sulle trivellazioni. Voterò sì nella consapevolezza che non servirà a niente in quanto la sostanza del referendum è svuotata e, anche passando il quesito, risolverebbe poco o niente. Ma sarebbe un segnale forte. Un segnale che potrà anche essere ignorato, in Italia la volontà popolare non viene tenuta in nessun conto, lo sappiamo bene. Ma almeno ci sarebbe qualcosa da ignorare, e quindi un motivo per far valere la nostra indignazione.
Vedo argomentazioni legate al voto che non hanno senso. Non andare perché tanto non si raggiungerebbe il quorum è il cane che si morde la coda. Non votare perché tanto in Croazia trivellano lo stesso, oltre a essere falso in quanto la Croazia ha approvato una moratoria e non si trivella più, è stupido: sembra la maestra che giustifica l’alunno indisciplinato perché tanto sono indisciplinati tutti.
Votare è un atto d’amore per la nostra Italia, per il nostro mare che è uno dei tesori più preziosi che abbiamo, sia perché è il nostro habitat, sia perché è una delle fonti (reali e potenziali) di reddito più importanti che abbiamo. Votare è un atto di rispetto per i nostri figli, per il futuro. Votare è anche dire no agli speculatori, ai grandi potentati economici.
Ecco, l’aspetto che volevo sottolineare è proprio questo: votare significa sancire il proprio diritto democratico. Ce lo vogliono togliere, non ci vogliono più far votare. Sentire il nostro Presidente del Consiglio non eletto raccomandare di non andare a votare è un insulto alla Costituzione (ormai vituperata quotidianamente dai nostri governanti) ed è un insulto alla libertà dei cittadini. Per cui, se non avete altre motivazioni per votare, almeno fatelo per questo: non fatevi togliere quel poco di libertà che ci è rimasto.

Luca Craia

martedì 12 aprile 2016

L’apocalisse europea per l’immigrazione



Sono scene che, qualche anno fa, non avremmo mai pensato di dover vedere. Ricordo come sognavamo tutti un mondo migliore quando cadde anche il Muro di Berlino. Ricordo come speravamo convintamente in un’Europa senza confini, dove potevamo circolare come cittadini del mondo, dove eravamo padroni del nostro destino, del futuro, dove non dovevamo temere nulla perché non c’era più nulla di cui temere.
La fine della guerra fredda ci ha dato l’illusione di entrare in un’era di pace e prosperità, salvo poi accorgerci che la fine della tensione tra i grandi blocchi aveva generato tanti piccoli conflitti e che, se la tensione tra i grandi era sostanzialmente stabile, questo nuovo fermento di violenza non era in alcun modo controllabile. Poi c’è stata New York e una lunghissima serie di errori di politica internazionale, generati da incompetenza, idealismo privo di razionalità e disonestà. Abbiamo visto un’occidente sbagliare tutto e disgregare ogni forma di status quo nei paesi arabi, con le conseguenze che oggi vediamo: esodi di popoli interi in fuga dalla guerra e quella parte del mondo, che in qualche modo quella guerra ha propiziato, inerme, incapace di porre rimedio.
Ed eccole le scene che qualche anno fa non avremmo mai pensato di dover vedere: erigere muri nel cuore dell’Europa, ripristinare le frontiere, filo spinato, soldati armati per fronteggiare l’invasione di profughi che la politica scriteriata dei nostri governanti ha generato. Legittimamente gli Europei sono spaventati da questo esodo che rischia di scardinare la nostra civiltà e la nostra cultura. E c’è solo un modo per arginare il fenomeno: l’istituzione di corridoi umanitari gestiti direttamente e razionalmente dagli Stati interessati dall’esodo. Ma per far questo bisogna essere solidali, bisogna rinunciare al privilegia di essere su una linea arretrata rispetto al fronte di esodo. E soprattutto bisogna evitare le speculazioni di chi, in tutto questo scempio di umanità, ci lucra e ingrassa. Impossibile per questa classe dirigente inetta e disonesta.
Vedere erigere un muro sul Brennero è raccapricciante, nemmeno il più crudo romanzo futuristico lo avrebbe potuto immaginare con tanta truculenza. Eppure eccolo là, lo stanno davvero facendo.  Quello non è solo un muro per tenere fuori i profughi, non è solo un modo, se vogliamo, legittimo di tutelare i propri cittadini e la loro qualità della vita: quello è il monumento, il simbolo estremo del fallimento dell’idea di Europa.

Luca Craia