martedì 3 novembre 2015

Parcheggi creativi e storie montefranosine a Montegranaro


Ore 17,00

Sembrerebbe una di quelle storie di pura fantasia che ogni tanto mi invento ambientandole nel fantomatico paesino di Monte Franoso ma questa è accaduta a Montegranaro e ve la voglio raccontare perché è il giusto mix tra la maleducazione della gente e le disfunzioni della cosa pubblica.
La mia amica Bice decide di andare a comprare del materiale presso Spillo, la merceria di largo Conti. Arriva da viale Gramsci e vede che, sul lato interno del parcheggio dello spiazzo antistante Buffetti, ci sono posti liberi. Va per girare ma trova una macchina che occupa totalmente il passaggio, per di più parcheggiata sopra le strisce pedonali. Sono le 16,30 circa.  Bice scende, entra nei vari negozi e chiede di chi sia la macchina ma non trova il proprietario.
Così decide di chiamare la Polizia Municipale (ha in memoria sia il numero fisso che i due mobili). Prima fa il fisso. Nessuna risposta, evidentemente in ufficio non c’è nessuno, ma esiste il trasferimento di chiamata, perché non lo usano? Fa il primo numero mobile ed è staccato. Fa il secondo ma suona a vuoto. Allora prende e va in piazza per verificare se veramente in ufficio non c’è nessuno, hai visto mai che abbia il numero sbagliato? La porta è chiusa. Intanto il tempo passa.
Ore 18.09
Bice è una dotata di “tigna”, come si dice da noi, e decide di aspettare per vedere come si evolve la faccenda. Alle 17,40 passa per largo Conti una macchina della Polizia Municipale. Bice la ferma al volo e chiede al vigile che la guida di intervenire. Questo dice che deve fare un intervento urgente e che ripasserà tra mezz’ora. Non lo vedremo più.  Passa il tempo e la macchina è ancora lì.
Superate le 18 Bice chiama i Carabinieri. Le dicono di chiamare i vigili. Sono le 18.41 e la proprietaria finalmente sposta la macchina.

FINE

Evito ogni ulteriore commento. Le conclusioni le possiamo tranquillamente trarre da soli, ognuno le sue.

Luca Craia

Calzaturiero mai così in crisi. E la politica pensa ad altro.



Leggo con preoccupazione l’articolo di oggi su La Provincia di Fermo.com, il notiziario online che si occupa prevalentemente del Fermano, che ci riferisce in maniera molto chiara quale sia la situazione per la quattro maggiori vertenze dovute alla crisi del comparto calzaturiero e che interessano importanti aziende del territorio fermano. Approfitto per fare i complimenti a Raffaele Vitali per essere l’unico ad approfondire la questione che è di vitale importanza ma sembra non interessare nessuno. E il problema è proprio questo: la nostra monocoltura economica, la produzione di scarpe, che tanta ricchezza e benessere ha generato in passato, oggi sta morendo. E muore nell’indifferenza generale.
A Montegranaro la produzione di calzature è in calo da decenni, sia per contingenze economiche sia perché i nostri imprenditori spesso hanno preferito portare il lavoro all’estero piuttosto che continuare, magari con margini di profitto più ristretti, a far vivere la loro terra. Scelte legittime, per carità, dovute alle difficoltà per produrre in Italia ma anche a volontà imprenditoriali precise. La questione, però, è seria e potrà avere conseguenze pesantissime sull’equilibrio sociale del territorio.
La questione Calepio ha fatto sì che il problema, a Montegranaro, assumesse contorni ancora più gravi, a causa dell’impossibilità, per anni, di impiantare economie industriali alternative alla calzatura, proprio per l’assenza logistica di una zona industriale moderna e attrezzata. La situazione, quindi, ha un potenziale negativo impressionante. Ciononostante vedo la politica, soprattutto nel sociale, molto distratta, preoccupata di altre cose, interessata ad altro.
Non ho visto azioni importanti ma, soprattutto, non ho visto alcuna analisi della situazione e alcuna proposta per la sua gestione futura. Perché, vedete, è probabile che, a Montegranaro, nei prossimi anni dovremo vivere una situazione economica molto diversa da quella del passato e anche da quella attuale. Sarebbe necessario studiare le possibili conseguenze della crisi e provare, fin d’ora, a trovare delle soluzioni. Ad oggi, però, non registro alcuna azione in questo senso. È un atteggiamento miope o rassegnato? Non saprei dirlo, ma certamente spendere tante energie per questioni tutto sommato futili e non preoccuparsi del futuro sociale ed economico non è certo atteggiamento da buon amministratore.

Luca Craia

lunedì 2 novembre 2015

Le Vergare - aggiornamento al 2 novembre 2015









La fine del mondo


Erano le 7 e 35 di sera quando la musica del Tg1 interruppe la trasmissione di Carlo Conti e la faccia di Giorgino fece capolino dal televisore, più pallida e smunta del solito, per annunciare che da lì a tre giorni ci sarebbe stata la fine del mondo. Si aprirono così i tre giorni più strambi della storia, anche perché dopo quelli non ce ne sarebbero stati altri.
I prudenti in auto toccarono i 200 all’ora.
Quelli che andavano sempre veloce si schiantarono.
I sinceri cominciarono a mentire, ma non se ne accorse nessuno.
I mentitori cominciarono a dire la verità e presero un sacco di botte.
Gli sfaticati si misero a lavorare e fecero un sacco di danni.
I mariti fedifraghi tornarono dalle mogli con la coda tra le gambe.
Le mogli tradite andarono finalmente a letto col postino e i mariti le trovarono nel mezzo dell’amplesso.
Le vergini persero la verginità in massa, e parecchie volte.
Quelli a dieta svaligiarono i supermercati.
I ladri restituirono la refurtiva.
I derubati regalarono la refurtiva ai poveri.
I poveri la rivendettero ai ladri.
I pescatori andarono a sciare, gli alpinisti a nuotare ma annegarono.
I peccatori andarono a confessarsi e non trovarono il prete.
I politici corrotti si pentirono e confessarono tutto.
I politici corrotti confessarono tutto e furono perdonati.
I politici corrotti furono perdonati e poi lapidati sulla pubblica piazza.
Gli sfaticati vennero a pulire quello che restava dei politici corrotti.
I soldati disertarono in massa e finalmente ci fu la pace nel mondo.
I dittatori diedero la libertà ai loro popoli.
I popoli liberati impalarono i dittatori.
Gli ex fumatori ripresero in massa a fumare.
E il mondo finì così, in un’immensa nube di fumo di sigaretta.

Luca Craia