giovedì 18 giugno 2015

Ci starei attento con Veregra



Sì, ci starei attento perché rischiamo di fare figuracce. A Montegranaro ci piace molto pensarci come eredi di un’antica stirpe romana, figli dei cittadini di una grande colonia chiamata Veregra. Il problema è che Veregra non dà traccia di sé in nessuno scritto storico. Solo Plinio il Vecchio cita, nella sua Naturalis Historia, non Veregra ma un Ager Veregrarus inteso come territorio ma non gli dà un’ubicazione esatta, tanto che esistono ben tre diverse interpretazioni che collocano Veregra in punti estremamente distanti tra loro: Tolomeo la pone in Abruzzo, il Colucci a cavallo tra il maceratese e l’anconetano nella zona tra Montefano e Filottrano e una terza, invero suffragata dalla nostra antica tradizione, mette Veregra nel territorio di Montegranaro.
La tradizione delle origini veregrensi di Montegranaro parte da uno scritto di Andrea di Giacomo da Fabriano che scrisse la vita di Sant’Ugo da Sassoferrato. Il documento fu redatto circa quarant’anni dopo la morte del beato e parla della permanenza di Ugo nella terra in cui vivevano “incolae Veregrani” ossia gli abitanti di Veregra. Poiché nel periodo a cui il Generale dei Silvestrini fa riferimento Sant’Ugo avrebbe vissuto a Montegranaro, ecco che si deduce, senza alcuna prova storiografica, che incolae Veregrani sia la popolazione di Montegranaro. Del resto non vi è nemmeno alcuna prova scritta della permanenza del Santo in città e l’unico dato a suffragio di questa convinzione è la fortissima e immediata devozione al Santo che cominciò prima ancora della sua morte avvenuta nel 1270.
Andando per logica appare chiaro che, anche qualora Veregra fosse stata edificata nel territorio attiguo all’attuale Montegranaro, certamente non ne possiamo cercare le vestigia sui nostri colli in quanto i Romani non edificavano le città sulle alture ma lungo le pianure. Casomai eventuali vestigia romane rinvenute sui colli montegranaresi potrebbero riferirsi a depositi di grano, appunto, e a fortificazioni per la loro difesa. È inoltre difficile immaginare una città di tale importanza in un territorio dove, a distanza di pochi chilometri, già troviamo Urbs Salvia, Pausola e Cluana.
Con ciò non è mia intenzione disilludere coloro che siano convinti della discendenza romana dei Montegranaresi. Ritengo però che darla per certa sia un errore, almeno a livello istituzionale. Piuttosto sarebbe opportuno un impegno condiviso per ricercare realmente le radici della nostra città. E chissà che non troviamo le prove che Veregra era veramente l’antenata di Montegranaro.

Luca Craia

mercoledì 17 giugno 2015

Montegranaro e l’acqua che va in su



In su l’acqua non ci va, nemmeno a Montegranaro, a meno che non la si pompi. Però Montegranaro si distingue per essere uno dei pochi paesi in collina che si allaga. Si allagano le strade in salita (o in discesa), diventano trappole micidiali, specie se piove di notte, specie se nessuno va a mettere un segnale di pericolo, una sbarra a chiudere la strada. E non capita una volta per caso, per sfortuna, per una concatenazione di sfortunati fattori: si ripete ad ogni pioggia, ogni volta più grave.
Ieri sera la strada comunale che dai “vagli” scende verso il Chienti, verso il Torrione, per capirsi, era una cascata di acqua, fango e detriti. In tempo reale me l’ha segnalato un lettore del blog e le sue foto sono andate online immediatamente per cercare di evitare a qualche automobilista di finire in quel pasticcio. Perché finire in quel pasticcio non dovrebbe essere stato bello per niente.
È almeno la seconda volta che quella strada diventa una trappola pericolosa e rischia di diventarlo ogni volta che piove. E io mi domando perché non si interviene. È una strada secondaria ma molto frequentata e collega Montegranaro alla valle del Chienti semplificando e accorciando il tragitto. Dovrebbe essere prioritario renderla sicura. Invece la si lascia diventare un fiume. Si preferisce intervenire elettoralmente su strade più visibili, più remunerative per i voti, ci si fanno i selfie con le macchine per l’asfalto. E poi si lascia una strada come questa completamente incustodita.
Mi si risponderà che non c’è stato tempo per intervenire e sarà falso, tutti lo sappiamo, come sappiamo che quella strada è pericolosa da sempre. Mi si potrà anche rispondere che non ci sono soldi, che i debiti e blablablà. Ma i soldi per altre cose ci sono e pure tanti, credo che la sicurezza dei cittadini sia più importante. Mi si potrà rispondere che occorre un grande progetto ed è vero, ma controllare i canali di scolo e le caditoie e verificare che le coltivazioni lascino liberi i fossi non richiede progetti ma organizzazione nell’ordinaria manutenzione.
Occorre la diligenza del buon padre di famiglia. È una cosa elementare ma manca dalla politica da troppo tempo. Ogni volta arriva qualcuno e ci dice che rappresenta un nuovo modo di fare, che le cose con lui cambieranno, che vedrete e piripin e poropon. Poi vince le elezioni e manda l’acqua in salita. Ma non fa niente di mirabolante: prosegue soltanto un processo di degrado.

Luca Craia

martedì 16 giugno 2015

MILANO, TRUFFA DA 28 MILIONI AL S. RAFFAELE: 9 GLI INDAGATI




Per non perdere l’abitudine, per non giocare sulla pelle dei contribuenti ai quali spesso viene negata l’assistenza sanitaria o riservati trattamenti alquanto discutibili , facciamo notizia anche oggi e scopriamo come sempre l’acqua bagnata …
Cosa stiamo diventando e di chi possiamo ancora fidarci ad oggi non ci è dato sapere.
I fatti: una presunta truffa al servizio sanitario nazionale da 28 milioni di euro per presunte irregolarità nei rimborsi percepiti su 4mila interventi chirurgici all’ospedale San Raffaele di Milano. E’ la contestazione della Procura di Milano che ha chiuso l’inchiesta nei confronti di 9 persone.
I finanzieri del Comando provinciale di Milano stanno notificando gli avvisi di conclusione delle indagini nei confronti di 9 persone, tra rappresentanti legali, dirigenti e primari del San Raffaele, indagati per il reato di truffa aggravata a danno del servizio sanitario e falso. Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia tributaria di Milano e coordinate dal pm Giovanni Polizzi, «hanno consentito di accertare – come spiega la Gdf – come in diverse unità operative della struttura siano stati negli ultimi anni eseguiti oltre 4mila interventi chirurgici in violazione delle norme di accreditamento relative alla presenza minima di operatori e anestesisti, nonché di impiego di medici specializzandi».
L’ospedale, secondo le indagini, «ha autocertificato il mantenimento dei requisiti richiesti per l’accesso al rimborso della prestazione sanitaria offerta, ottenendo indebiti rimborsi per oltre 28 milioni di euro». Nei confronti degli enti, chiarisce la Gdf, «che hanno gestito nel tempo la struttura ospedaliera è stata contestata la responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001».

Anna Lisa Minutillo