lunedì 15 giugno 2015

Comunicato stampa del gruppo Viviamo Montegranaro - SE LA PODEROSA DOVESSE ANDARSENE DA MONTEGRANARO, LO STOLTO NON POTRA’ CHE TORNARE A RIMPROVERARE SE STESSO.




Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa di Viviamo Montegranaro a firma di Gastone Gismondi.

Ricordo con dolore che, non più di un anno fa, la nostra cittadina ha dovuto assistere a quello che – sportivamente parlando – è stato l’evento più doloroso da molti anni a questa parte, ossia l’abbandono della Sutor dei massimi campionati nazionali per ripartire dal torneo di promozione regionale.
Una soluzione che avrà avuto molte cause ma che, solo ad evocarla, suscita ancora rammarico ed amarezza; in questa sede va però ricordato come, ai primi di luglio dello scorso anno, vi sia stato l’ultimo accorato appello giunto all’amministrazione Mancini-Ubaldi affinché si adoperasse per la ricerca di una soluzione : quello che ne è conseguito, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti, ossia l’incapacità totale di trovare una via di salvezza dopo molte chiacchiere e proclami, dopo che la fantomatica cordata tanto sbandierata dal duo Mancini-Ubaldi si è sciolta come neve al sole.
Ora, forti anche di tale triste ricordo, sentire il Presidente Bigioni, nel corso di una recente intervista, che deve assumersi ogni e qualsiasi responsabilità, firmando una serie di nulla-osta e liberatorie anche verso l’amministrazione comunale, affinché nelle gare interne della Poderosa possa assistere il pubblico, mi riempie di sconforto.
I lavori di messa a norma del palasport, propagandati con enfasi e previsti per lo scorso settembre e poi via via spostati nel tempo, sino ad arrivare allo scorso marzo quando solo una modesta parte di essi è stata realizzata, mi fa pensare che la giunta Mancini-Ubaldi non abbia compreso quali delicati meccanismi e quali grandi investimenti ci siano dietro allo sport di vertice e che, in fondo, la fine della Sutor le sia irresponsabilmente e lievemente scivolata addosso.
Va ricordato agli attuali e pavidi amministratori che in passato i nulla osta per disputare gare nella mitica “Bombonera”, il palazzetto dello sport che sprigionava entusiasmo e che incuteva rispetto a qualsiasi avversario abbia solcato quel parquet, li hanno sempre sottoscritti i Sindaci di Montegranaro, da Gianni Basso a Franca Branchesi, sino ad arrivare al sottoscritto e che mai, prima d’ora, è stata richiesta al Presidente di turno una liberatoria per lo scarico di responsabilità visti i limiti di sicurezza del palasport, quegli stessi limiti, paradosso nel paradosso, imputabili ad una serie di lavori più volte annunciati e, purtroppo, mai completati.
Visto che la giunta Mancini-Ubaldi sfugge alle responsabilità, si adoperi per mantenere quanto da sin troppo tempo ha promesso e scongiurare la fuga della Poderosa verso altri palasport (Civitanova Marche o Porto San Giorgio, che sia) : i lavori di adeguamento al palasport debbono essere completati subito, nel corso di questa estate, in maniera che a settembre il palasport sia sicuro e funzionale e che, oltre alla Poderosa, possano fruirne le moltissime realtà di Montegranaro che da sempre sono la nostra più bella risorsa.
Amo troppo la mia città e lo sport e non posso assistere passivamente all’ennesimo scempio visto che i cittadini, il Presidente Bigioni e i molti appassionati ce lo chiedono : cara giunta Mancini-Ubaldi, se la Poderosa dovesse andarsene varrebbe il detto che lo stolto, dopo solo un  anno, non potrà che tornare a rimproverare se stesso.                                  
                                                                                                                             Gastone Gismondi

domenica 14 giugno 2015

Riapre l’Oratorio di San Liborio. La Montegranaro che funziona.



Si fece un gran rumore, qualche tempo fa, sulla questione dei campi sportivi attigui alla chiesa di San Liborio, chiusi ai giovani da tempo e senza un motivo plausibile. Ricevetti diverse sollecitazioni a occuparmene e a tutti risposi di pazientare, perché stava arrivando un nuovo Parroco e che le cose sarebbero potute cambiare senza tanto clamore. Infatti sono cambiate.
I Montegranaresi sono gente caparbia, che quando si mette in testa una cosa la fa, costi quel che costi. Del resto a San Liborio, c’era un prete, quel prete che ha fatto, fabbricato, la chiesa dopo aver celebrato per anni in un garage, andando avanti a testa bassa come se non ci fosse un domani. E dal niente, quel prete, ha fatto una chiesa e, soprattutto, una comunità. Quella comunità oggi fa vedere quello che vale. E lo fa nello spirito che muove e deve muovere una comunità: il bene comune. Lo fa nel ricordo, conscio o non conscio, di quel prete matto, spregiudicato, fantastico che è stato don Carlo Leoni.
L’oratorio di San Liborio rinasce perché ci sono volontari che si impegnano per mandarlo avanti, perché ci sono preti che si impegnano a fare i preti, perché c’è una comunità che si sente tale. Questo è un fatto notevole, una notizia, una novità nella Montegranaro moderna così appiattita nella quotidiana lotta per sopravvivere in un momento difficile. Eppure Montegranaro, quando serve, sa dare il meglio di sé.
Ora San Liborio sta tracciando una strada. L’oratorio è un patrimonio, che siamo credenti o no. È lo strumento per aggregare, ritrovarsi e sentirsi comunità. È un’esperienza pilota che va portata in tutti i quartieri. È bello vedere San Liborio, un tempo la parte più moderna e dinamica della città e ora vittima di un degrado incolpevole, riappropriarsi del proprio ruolo. Speriamo che sia propulsore di evoluzione per tutto il paese. Ce n’è grande bisogno.

Luca Craia

I Comuni e la gestione vergognosa del patrimonio culturale. Sant’Elpidio a Mare



Ci sono persone che hanno a cuore la loro terra e si prodigano per farla crescere, per promuoverla, per far sì che quell’immenso patrimonio culturale che abbiamo a disposizione diventi patrimonio comune, anche economico. Ci sono persone che spendono tempo, denaro, fatica, sacrifici per far sì che la loro terra migliori, culturalmente e economicamente, impegnandosi con dedizione e passione. E poi ci sono le Istituzioni. Quelle Istituzioni incapaci di vedere più lontano dal loro naso e, nel caso quest’ultimo sia troppo lungo, nemmeno la punta dello stesso. 
Questa volta non mi riferisco a Montegranaro, anche se il ragionamento calzerebbe a pennello anche per i miei amministratori, ma al limitrofo paese cugino di Sant’Elpidio a Mare. Lì c’è un’associazione che da anni e in quasi perfetta solitudine lotta per valorizzare quel tesoro inestimabile che è la Basilica Imperiale di Santa Croce al Chienti, ottenendo risultati notevolissimi. Il primo risultato è stato l’apertura al pubblico del sito, e non mi pare per niente poco. Ora sta portando gente, tanta, a visitare questo fondamentale pezzo di storia e questo potenziale capitale turistico per tutto il territorio E di gente ce ne va tanta, a Santa Croce, proprio grazie all’impegno dei soci dell’omonima associazione.
Oggi c’era una manifestazione interessantissima, con esibizioni di falconieri e armigeri in costumi d’epoca. Era una manifestazione dal forte richiamo e, infatti, si è presentata un sacco di gente malgrado il tempo non promettesse niente di buono. Il tempo, infine, ha mantenuto le promesse ed è piovuto in abbondanza. Ciononostante i visitatori sono rimasti, anche se, poi, si è deciso di rimandare il tutto a domenica 21 giugno. Niente di grave.
Grave è, invece, lo stato delle strade che portano a Santa Croce. Ignobile, direi. Vergognoso. Degno di un paese del terzo mondo. A Sant’Elpidio a Mare riescono quasi a superare i colleghi (della stessa parte politica, tra l’altro) di Montegranaro in fatto di scarsa(issima) sensibilità, lungimiranza pressochè nulla e, consentitemi, stupidità amministrativa. Arrivare a Santa Croce, oggi (ma in realtà anche col bel tempo) era cosa ardua per le condizioni delle strade. Che ci vorrebbe a renderle un pelino migliori? Ci vorrebbe una depolverizzazione. Ci vorrebbe intelligenza. Ci vorrebbe uscire dalla grettezza del ragionamento politico e guardare lontano. Le strade che portano a Santa Croce, impantanate e infangate, indicano il rispetto che la politica ha per i nostri beni culturali, per chi si impegna per valorizzarli e per la gente che ne gode e ne vuole godere. Le strade che portano a Santa Croce sono una vergogna. Solo che chi si deve vergognare non lo fa.

Luca Craia