martedì 23 novembre 2021

Che differenza c'è tra la Polonia e il Mediterraneo.

 

Voi trovate grandi differenze tra la situazione al confine tra Bielorussia e Polonia e quella del Mediterraneo? Ve ne sono, di differenze, ma nella sostanza parliamo della stessa cosa: migranti usati come armi, disperati utilizzati come una pistola puntata alla tempia dell’Europa. E tra la Polonia, che difende i suoi confini col filo spinato, e l’Italia, che fa finta di accogliere queste masse umane per poi mandarle a morire di fatica nei campi, trattate come schiavi, oppure a prostituirsi per le strade o ad alimentare il mercato della manovalanza malavitosa, quanta differenza c’è?

La povertà nel mondo c’è sempre stata, così come c’è stato sempre l’enorme dislivello tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Ma mai si è verificato un esodo come quello che vediamo in questi anni. E questo non dipende dalla povertà o dalle guerre: dipende invece dalla geopolitica e dagli equilibri mutati rispetto a quelli della guerra fredda. Le nuove potenze del mondo, o presunte tali, utilizzano e addirittura innescano i fenomeni migratori per aumentare il proprio peso politico e il loro potere, ricattando la comunità internazionale con l’umiliazione, la mercificazione e addirittura la morte di altri esseri umani.

Fermare questo non è facile, ma certamente non può essere tollerato oltre. Se il filo spinato polacco o la politica dei porti chiusi di Salvini sono disumani, è altrettanto disumano continuare a subire tutto questo senza porre alcuna soluzione sul tavolo. È troppo comodo l’atteggiamento del pensiero dominante, tutto incentrato sulla questione umanitaria per un fatto di opportunismo politico più che per una reale solidarietà umana. Bisogna invece trovare politiche comuni che riescano a bloccare lo sfruttamento geopolitico dell’umanità migrante. E per farlo bisogna prima di tutto smettere di subirlo.


Luca Craia