martedì 19 ottobre 2021

È il progresso, baby. E i pronipoti vedranno Il Pavesi solo in foto.

Un po’probabilmente è perché c’ero affezionato. Quando andavo spesso nella zona di Santa Croce, ovviamente passando per Firenze, mi è capitato più volte di fermarmici per un caffè o anche per pranzo. Ma soprattutto è perché credo fosse una sorta di monumento al boom economico, e quindi a un’epoca ormai lontana ma storicamente già rilevante per l’Italia. Così l’abbattimento del famoso Autogrill Pavesi di Montepulciano mi è parsa una violenza sulla storia e sull’immaginario collettivo degli Italiani che per anni lo hanno visto come simbolo del viaggio, della vacanza, della mobilità e della libertà di muoversi.

Una violenza perpetrata nel nome di quello stesso progresso che aveva ispirato il progetto di Angelo Bianchetti, negli anni ’60 e che oggi richiede che venga fatto spazio per strutture più moderne e adeguate al contesto. È sempre il progresso a imporre la distruzione delle testimonianze del passato, lo è sempre stato quando, per esempio, abbattevano una chiesa romanica per fare spazio a una neoclassica, o smantellavano i marmi del Colosseo per usarli nella fabbrica di San Pietro. Faccio paragoni iperbolici, ma il concetto, a ben vedere, è lo stesso.

Per questo concetto di progresso a ogni costo, le generazioni future non potranno vedere questa testimonianza della nostra epoca se non in foto. Eppure pareva avessimo imparato a conservare le testimonianze, quanto meno quelle importanti. E questa probabilmente lo era. Peccato.

 

Luca Craia