domenica 22 agosto 2021

Un De Gregori insolitamente dolce strega lo Sferisterio.


Premetto che Francesco De Gregori è uno dei miei punti di riferimento musicali e soprattutto culturali, dal quale attingo, senza difficoltà ad ammetterlo, nella mia seppure indegna poetica e nel mio modo altrettanto indegno di comporre musica. Lo amo in maniera viscerale, per cui non posso essere obiettivo. 
Ciò detto, ho trovato il concerto di Macerata sublime e sorprendente. Era da un po' che non vedevo Il Principe dal vivo, ma avevo notato nel suo modo di porsi un addolcimento, forse dovuto alla maturazione anagrafica, forse per una accresciuta consapevolezza artistica e umana. Stasera De Gregori è stato molto dolce, specie col pubblico, aprendosi e mettendosi a nudo ma soprattutto dando al pubblico quello che il pubblico voleva.
L'apertura totalmente unplugged, anzi, solo voce e chitarra, affidata a un pezzo gigantesco eppure minore come Cose, non lasciava presagire un concerto estremamente generoso in cui il più grande cantautore italiano vivente ha regalato le sue composizioni più popolari, se di popolare si può parlare con De Gregori: Alice, Rimmel, Generale e La Donna Cannone hanno dato il De Gregori più amato al suo pubblico, senza però rinunciare a Cercando un altro Egitto o Nero. Commovente Caterina, sublime Buonanotte Fiorellino, potentissima Sangue su Sangue, per toccare lo zenit con La Leva Calcistica e chiudere con Viva l'Italia. Due ore piene di un De Gregori che si è raccontato con un sorriso sincero e una leggerezza insospettabile. Lo Sferisterio e la sua atmosfera unica hanno fatto la loro parte, ma quella che si è sentita è la storia della canzone d'autore italiana e della poesia contemporanea.  Un qualcosa da raccontare. 

Luca Craia