domenica 22 agosto 2021

Il potere distruttivo della Coca Cola

 

Oggi, discorrendo di non so bene cosa, in uno di quei discorsi che partono all'equatore e finiscono al polo nord, è tornato vivissimo, tanto da quasi mandarmi a sbattere dal ridere mentre guidavo,  il ricordo di quando io, Kim Alvino, Paolo Luca e Daniele Tribuiani avemmo prova del potere distruttivo della Coca Cola. 
Andavamo a Vibo Valentia in macchina, partendo da Faenza, uno di quei viaggi che, chi lo sa fare, ci fa i film e io, prima o poi, un romanzo ce lo scrivo. Ci andavamo per lavoro, quindi abbastanza contrariati, per usare un eufemismo. L'azienda che ci obbligava al viaggio aveva smesso di pagarci il passaggio in aereo, per cui ci eravamo organizzati con l'auto per risparmiare qualcosa, anche se significava farsi una roba tipo 25 ore di macchina, tra andata e ritorno, in due giorni.
Ci fermammo all'ora di pranzo in un autogrill sulla Ionica, in Basilicata. Pranzammo coi piatti tristi del self service e, prima di ripartire, a Kim viene voglia di comprare una bottiglia di Coca Cola da portarci in viaggio. Si avvicina ai frigoriferi verticali, ne estrae un bottiglione di cola enorme, forse da due litri ma, per qualche misterioso calcolo del fato, la bottiglia gli sfugge di mano. Lui cerca di recuperarla e, in questo, peggiora la situazione facendola piroettare ripetutamente nell'aria con un che di circense, tanto da richiamare l'attenzione dei clienti del grill e, soprattutto, del personale che già aveva il netto presagio del cataclisma imminente. 
Cataclisma che si realizzò in tutto il suo dramma pochi secondi dopo, quando il bottiglione, ben agitato dalle ripetute capriole acrobatiche, impattò col pavimento. La plastica elastica resse l'urto piuttosto bene, ma evidentemente si apri una piccola crepa sul fondo del flacone, dove ci sono quei curiosi piedini pressofusi che lo tengono in equilibrio sulla tavola. Dalla minuscola fessura fuoriuscì un fiotto di liquido schiumoso ad altissima pressione che fece partire la bottiglia come fosse un missile terra-terra a reazione che scattò velocissa disegnando una teoria di traiettorie sul pavimento come una pallina da flipper impazzita, spruzzando coca cola per tutto il locale, mentre i clienti saltavano sulle sedie per mettersi in salvo e gli inservienti già piangevano pensando all'apocalisse in atto e alla fatica per ripulire. 
Vidi Kim seguire con lo sguardo la bottiglia nel suo itinerario con una sorta di sbigottito divertimento. Daniele era sbiancato, Paolo rideva con fare isterico. Un attimo dopo tornammo tutti in noi e, mentre la bottiglia cominciava a rallentare, eravamo già tutti in prossimità dell'uscita. Tutti meno Kim. Lui si recò alla cassa e, come niente fosse, chiese alla cassiera: quant'è? E la ragazza, parlando come Rocco Papaleo, manco fosse in trans rispose: nulla nulla, offre la casa.

Luca Craia