martedì 6 luglio 2021

CS- Simona Lupini (M5S): "Case popolari, una legge ideologica: servono dati e una gestione migliore"

 

I 5 stelle sottolineano come non ci siano veri interventi per risolvere i problemi di gestione, che lasciano sfitte migliaia di case popolari, e per garantire sicurezza e qualità della vita.

Oggi in Consiglio Regionale delle Marche, discussione accesa sulla nuova proposta di legge della maggioranza relativa all’assegnazione delle Case Popolari. Voto contrario da parte del Movimento 5 Stelle, che lamenta con Simona Lupini e la capogruppo Marta Ruggeri un’occasione sprecata: “La nuova legge nasce da problemi sociali enormi ed urgenti, ma non sono queste le risposte utili. Per risolvere davvero i problemi delle case popolari -  sottolinea Simona Lupini, consigliera pentastellata molto attenta al sociale - servono dati chiari sul numero di case e sulla situazione delle liste di attesa, un’analisi attenta delle situazioni più problematiche, e soldi. Soldi per costruire nuove case, soldi per rimettere in sesto quelle vecchie, soldi per dare servizi ai quartieri e non lasciarli abbandonati: puntiamo sul co-housing sociale, che ha mostrato di saper dare risposte.””.

La maggioranza ha detto di voler riqualificare le case popolari: e infatti si prevede di sfruttare il superbonus 110%: ma la legge prevede anche di alienare il 30% degli immobili realizzati prima del 2000, per recuperare risorse, e rischiamo di riqualificare edifici che poi verranno venduti ai privati!  Parliamo anche del fatto che, delle 15.000 case di ERAP,t tantissime sono vuote, e sfitte: quanti problemi nelle liste d’attesa potremmo risolvere, migliorando la gestione di quello che già c’è?” continua la consigliera, evidenziando le contraddizioni nella proposta

E’ contraddittoria anche l’idea alla base del sistema delle quote: si parla di una quota del 30% riservata a famiglie mono-reddito e under-35, e fin qui ci siamo, e poi alle Forze dell’Ordine. L’idea sarebbe di garantire la sicurezza dei residenti, grazie alla presenza delle famiglie di poliziotti e vigili del fuoco.  Avremmo potuto costruire nuove case popolari meglio integrate nel tessuto urbano, o dare nuovi servizi a quelle esistenti, di mettere poliziotti in strada per pattugliare le strade e di colpire le attività illegali …

Invece, chiediamo ai poliziotti di fare i vigilantes fuori dall’orario di lavoro, per di più andando a competere con i più poveri nelle graduatorie. Un’idea che serve a piantare la bandierina della destra che rispetta le Forze dell’Ordine, ma non risolve nessun problema di sicurezza.”

Critiche, infine, anche alle restrizioni che colpiranno ex detenuti e immigrati: “Le leggi non si fanno sulla base del <<sentito dire>> o dei giudizi morali. Abbiamo dei dati sugli abusi compiuti nelle autocertificazioni? Sappiamo quanti situazioni pericolose vengono create da inquilini con un passato criminale? O stiamo prendendo solo copiando la legge dell’Abruzzo? Abbiamo discusso ore e ore senza dati chiari, solo per piantare altre bandierine  ideologiche.”