martedì 20 luglio 2021

Carlo Giuliani: dalla violenza nasce solo violenza. Questo è quello che dobbiamo ricordare del G8 del 2001

 

I fatti del G8 del 2001 sono complessi e non possono essere analizzati tutti insieme, perché di cose ne sono accadute tante, e tutte molto gravi. Vedo in questi giorni fare tranquillamente di tutte le erbe un fascio, soprattutto tra i terribili accadimenti della Diaz e la morte di Carlo Giuliani. Quello che è accaduto nell’ex caserma Diaz non ha niente a che vedere con la morte del giovane estremista: è un episodio gravissimo che costituisce una macchia indelebile sulle Forze dell’Ordine e, proprio per questo motivo, va ricordato come monito perché non accada più. È proprio quella la gravità più pesante: il danno alla fiducia del Popolo Italiano verso chi deve tutelare ordine e sicurezza, oltre ovviamente alla violenza gratuita perpetrata ai danni di persone inermi. Un episiodio già stigmatizzato e analizzato che non può essere dimenticato per non ripetersi.

La morte di Giuliani è un’altra cosa. Strumentalizzata, diventata qualcosa di estremamente diverso da quello che era ed è nella realtà, l’uccisione di Carlo Giuliani è un episodio tristissimo che vede da una parte un giovane idealista, con scarse capacità di confronto dialettico e una forte propensione alla violenza, cercare di utilizzare quest’ultima per fare del male, per quanto evidentemente nella sua mente fosse convinto di lottare per chissà quale ideale e quale giustizia. Dall’altra parte un altro giovane che ha solo difeso la propria vita, facendolo con una reazione umanissima di autoconservazione. Carlo Giuliani non è un martire come è stato dipinto allora dalla politica che lo ha utilizzato per i suoi scopi e come si sta cercando di dipingerlo ancora, sempre per i medesimi motivi. Carlo Giuliani però è una vittima: vittima dell’ideologia estremizzata, vittima di una politica che rifiuta la dialettica come unica forma di confronto, vittima di un contesto sociale che falsava e tuttora falsa la realtà. E vittima di se stesso, della sua giovane età, dell’irruenza a essa legata, e comunque vittima della sua stessa violenza.

L’episodio di Giuliani è avvenuto quando i social ancora non esistevno. Oggi vediamo quella violenza serpeggiare sulle piattaforme digitali dove è stato riversato il confronto politico e le rivendicazioni sociali. È una violenza virtuale che rischia di diventare reale, e talvolta lo diventa. La vedo aumentare giorno per giorno, questa violenza, che rimane inespressa nei fatti come una molla che si carica sempre di più e sempre più pericolosamente. E c’è chi si adopera quotidianamente per caricarla. È molto pericoloso quello che si sta verificando. Credo che guardare i fatti di Genova e, in particolare, la tragedia di Carlo Giuliani possa servirci da monito per capire che con la violenza si ottiene solo violenza e sangue, e che l’unica via rimane sempre e solo quella del dialogo costruttivo e civile.

 

Luca Craia

 

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