venerdì 4 giugno 2021

Io sono razzista

 

Ieri ho scritto un post sul razzismo. È un post che utilizza l’ossimoro per rafforzare il concetto che sta esprimendo. Io non credo affatto di essere razzista, anzi, ritengo che i veri razzisti siano altri, e leggendo il post credo che la cosa si desuma facilmente. L’intento del post è quello di denunciare, come faccio spesso, l’ipocrisia che si nasconde dietro il concetto di accoglienza inteso dal pensiero dominante, che porta a sfruttamento, schiavizzazione e degrado sociale. Facebook ha ritenuto che questo post violasse le regole e l’ha oscurato.

È bene ricordare che Facebook ha il diritto di fare come gli pare, nel senso che gli spazi che occupiamo sui social non sono nostri, pertanto chi ne è proprietario, ossia Facebook, può decidere cosa debba esserci e cosa non debba esserci. Accettando di utilizzare i mezzi che Facebook ci mette a disposizione accettiamo anche il fatto che siamo sottoposti a una sorta di censura, che certamente a me non piace, ma che accetto in quanto sto utilizzando gratuitamente un mezzo che non è mio. Essendo però possibile fare ricorso contro le decisioni di Facebook circa l’oscuramento di post, ovviamente ho presentato il mio e ne attendo l’esito.

Certo che fa un po’ impressione il fatto che su Facebook circoli materiale antisemita, pedofilo, pornografico, che l’odio tra persone che la pensano diversamente sia riversato in maniera assolutamente tranquilla, che il sottoscritto possa subire per anni vessazioni, mortificazioni, calunnie, addirittura pagine create appositamente per screditarmi, minacce anche gravi contro la mia persona e contro la mia famiglia senza che Facebook batta ciglio, ma su un post che si inserisce su una discussione in maniera costruttiva vada a intervenire immediatamente con decisioni drastiche. Ma, ripeto, sono le politiche di Facebook che ci fornisce questi spazi, per cui o ci stanno bene o non li utilizziamo più.

Però Facebook difficilmente interviene senza una segnalazione. E qui è facile immaginare chi possa aver fatto la segnalazione. Possiamo pensare che siano state persone che con l’immigrazione lucrano o che traggano vantaggi di qualche tipo con questo sistema alienante, oppure possiamo pensare a gente che si dice democratica ma che, ancora una volta, utilizza sistemi imbavaglianti per tacitare chi non la pensi come loro. In ogni caso, è questa la cosa preoccupante: l’attacco alla libertà di pensiero e di espressione.

Sotto trovate il testo del post incriminato, per chiarezza. Non lo pubblico su Facebook perché non voglio fare bracci di ferro, non servono a nulla. Aspetto serenamente l’esito del ricorso e, se sarà negativo, me ne farò una ragione. Certamente non resterò zitto come qualcuno si augura da tempo.

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Io sono razzista. Sono razzista perché non tollero più che in Italia ci sia gente che staziona davanti ai supermercati a chiedere l'elemosina invece di essere accolta per lavorare, ma il lavoro non c'è manco per chi qui ci è nato, figuriamoci per loro. Sono razzista perché sono stanco di spacciatori africani, di stupratori africani, di gente che mi guarda torvo perché sono quasi l'unico italiano a vivere nel mio quartiere. Sono stanco di essere chiamato razzista perché noto che non è questa l'accoglienza che si possa definire tale. Sono stanco di essere chiamato razzista perché credo che tutto ciò sia irrispettoso verso chi viene in Italia a fare bene, non per delinquere, e viene confuso coi delinquenti. Sono stanco di essere chiamato razzista perché sono stufo di vedere gente che si arricchisce sulle spalle di questi poveracci, dicendo che io sono razzista perché non lo accetto. Sono razzista, se vi piace definirmi così, perché tutto questo è profondamente ingiusto e sbagliato e accettarlo in nome di chissà quale ideale stravolto è inaccettabile. Chiamatemi razzista, se volete, lo so da me che sbagliate voi.

 

Luca Craia