martedì 15 giugno 2021

Censura e oscuri concetti di giustizia.

 

Come funziona la nuova censura sui social? Semplice: vuoi tappare la bocca a qualcuno che parla di temi sensibili come l’immigrazione, la sessualità, i diritti? Segnala il post. C’è un algoritmo che seleziona le parole; se nel tuo post ci sono quelle parole e viene segnalato, il tuo post sparisce e tu ti prendi un’ammonizione, che significa che, la prossima volta, potrebbero anche chiuderti l’account. E questo anche se, per dire, il tuo post non era razzista ma si poneva in maniera critica col concetto universamente riconosciuto di razzismo, non era omofobo ma non era nemmeno allineato con il pensiero più diffuso circa l’omofobia eccetera eccetera.

Poi tu fai ricorso, giustamente, perché ritieni di aver subito un’ingiustizia, perchè hai scritto quel post perché hai piacere di condividerlo e se ti impediscono di condividerlo in realtà ti stanno facendo una violenza, in questo caso gratuita, anzi, strumentale, visto che forse quel tuo post potrebbe arrecare qualche danno, creare qualche crepa in quel pensiero generalmente diffuso che si sta cercando di far passare come l’unico accettabile.

E il social che ti risponde? Risponde “riprova, sarai più fortunato”, come con le antiche cicche che si compravano quando noi più avanti negli anni eravamo bambini, che dentro c’era la cartuccia che ti dava diritto a un’altra cicca gratis oppure quella che ti diceva, appunto, che t’era andata male. Ecco, nel nostro caso, è andata male: il nostro post non è stato selezionato, non lo hanno letto, non lo ha letto nessuno, in realtà, tranne chi lo ha segnalato evidentemente per farlo sparire. E c’è riuscito: in pochi secondi il tuo post è stato fatto sparire, e dopo giorni e giorni nessuno si prende la briga di verificare se sia stato giusto oppure no. Censura e oscuri concetti di giustizia.

 

Luca Craia