martedì 25 maggio 2021

Gli stranieri non lavorano più la terra? Pagate gli Italiani quanto spetta loro e fateli lavorare in sicurezza, e il lavoro lo fanno loro.

 

Aboubakar Soumahoro fa il sindacalista e forse è uno dei pochi sindacalisti in Italia che fanno il loro lavoro: tutelare i lavoratori. Però non dice le cose come stanno, quando spiega al Premier Draghi che, senza i braccianti agricoli stranieri, gli Italiani morirebbero di fame. La storia è un po’ più complessa, e sicuramente parla di sfruttamento, di sostanziale schiavitù, di condizioni di vita al limite del disumano e talvolta anche oltre il limite. Ma parla anche di manodopera a basso costo, di svalutazione del costo del lavoro e del valore della professionalità.

Gli Italiani non morirebbero di fame senza braccianti stranieri schiavizzati e sfruttati. Molto più semplicemente i proprietari terrieri, che poi molto spesso vanno a ricondursi a organizzazioni molto poco chiare, dovrebbero pagare la manodopera per quello che vale, pagare gli Italiani quello che lo ro spetta e farli lavorare nelle condizioni di sicurezza previste dalla legge. In questo modo nessuno morirebbe di fame, in quanto il lavoro che tanto si dice che gli Italiani non vogliono più fare sarebbe retribuito il giusto e garantito nella sicurezza, per cui gli Italiani lo farebbero come qualsiasi altro lavoro.

Il problema, quindi, rimane sempre quello dello sfruttamento, della schiavizzazione e dell’illegalità. Tutto questo significa che l’immigrazione incontrollata e le porte aperte del Paese non solo schiavizzano gli immigrati venuti in Italia in cerca di un futuro che non c’è, ma distruggono la legalità del lavoro e il costo della manodopera. Tutto questo Somahoro lo deve sapere, perché lo ha studiato e ci si è laureato. Però fa il sindacalista e tira l’acqua al suo mulino, anzi, a quello di chi rappresenta. Cosa che i sindacalisti tradizionali non fanno più da un bel po’.

 

Luca Craia