venerdì 30 aprile 2021

Troppi rifiuti in un posto solo. A Torre San Patrizio si preoccupano. E chiedono risposte. Gli altri paesi che fanno?

 

Sono molto preoccupati, a Torre San Patrizio, per come si stanno evolvendo le cose in contrada San Pietro. Sono preoccupati e si stanno muovendo, tramite il comitato Tutela Ambiente, per avere risposte da parte delle autorità competenti. In contrada San Pietro ormai da anni si stanno insediando diverse strutture che agiscono o che producono rifiuti: c’è una vecchia discarica interrata; ce n’è un’altra in piena attività di 499.000 metri cubi in cui arrivano rifiuti per l’80% classificati come “speciali non pericolosi”; c’è un allevamento intensivo di suini che conta 4000 capi a cui pare si andranno ad aggiungerne altri 2000; c’è un impianto di produzione di biogas legato ai liquami prodotti dall’allevamento di cui sopra; c’è anche il progetto per la realizzazione di un impianto di compostaggio da 20.000 tonnellate all’anno.

Poco distante, in contrada San Biagio, comune di Fermo (a circa 8 chilometri in linea d’aria), c’è n impianto di compostaggio con una capacità di circa 22.500 tonnellate all’anno; sempre a San Biagio si potrebbe andare a realizzare, visto che il progetto è approvato, un biodigestore con una potenzialità di 35.000 tonnellate di rifiuti organici all’anno.  Come se tutto questo non bastasse, una variante in corso d’opera del progetto dell’impianto di compostaggio di Torre San Patrizio vorrebbe installare, sempre in località San Pietro, un altro biodigestore dalla capacità di 50.000 tonnellate all’anno.

La preoccupazione dei Torresi mi pare pienamente condivisibile, ed è strano che i comuni limitrofi, che hanno lo stesso tipo di esposizione a questa situazione, non battano ciglio. Eppure Montegranaro e Monte Urano, ma anche Monte San Giusto e la stessa Fermo, sono vicinissimi a un’area in cui vanno a insistere molte, forse troppe attività che trattano, in un modo o nell’altro, rifiuti.

Si chiedono, a Torre San Patrizio, se non ci siano rischi per la salute e vorrebbero che le autorità competenti forniscano dati precisi sull’impatto che tutto questo possa avere sulla salute della cittadinanza, considerando sia il materiale trattato dagli impianti, ma anche l’inquinamento che deriva dalla moltitudine di mezzi pesanti che già arrivano e che sono destinati ad aumentare. Poi c’è il cattivo odore, che non è solo fastidioso, magari è dovuto a sostanze pericolose. C’è il dubbio che ci siano rischi per le falde acquifere, anche perché uno studio dell’ARPAM del 2020 rilevava un superamento dei valori relativi alla presenza di manganese e solfati.

Poi c’è da capire l’eventuale danno al paesaggio e allo sviluppo del territorio. Si parla tanto di turismo, ma se un’area così vasta vede al suo interno una così alta concentrazione di strutture tutt’altro che attrattive per chi verrebbe a passare le vacanze nella zona, si fa fatica a pensare a un futuro legato a questo particolare comparto economico.

C’è ora da vedere come risponderà la Provincia di Fermo, interpellata. C’è da scommettere che i cittadini di Torre San Patrizio non si arrenderanno facilmente e vorranno delle risposte precise e certe. E sarebbe di dar loro una mano, da Montegranaro, da Monte Urano, da Fermo. Perché se c’è un problema, questo riguarda tutti, non solo quelli di Torre. Da queste pagine seguiremo con attenzione.

 

Luca Craia