giovedì 29 aprile 2021

Lo Stato è il colpevole.

 

È già scattata sui social la gara tra chi inneggia all’eroismo del gioielliere e chi lo accusa di essere un assassino. Solita partita tra tifoserie tipicamente italiana, senza sfumature, distinguo, ragionamenti e soprattutto senza umanità. Il gioielliere non è un eroe e non è un assassino, è un uomo che si è trovato costretto a reagire per non rivivere una situazione di dolore, sofferenza e pericolo per sè e per i propri cari.

È una vittima, sia perché ha reagito a una violenza della quale, appunto, era vittima, sia perché ora avrà sicuramente da regolare dei conti con la coscienza in quanto, in ogni caso, ha ucciso due persone. Ma non è un assassino, perché chi si difende dalla violenza, chi reagisce alla violenza, chi difende anche eccedendo la propria vita e quella dei propri cari, nonché la proprietà, si comporta semplicemente da essere umano e come tale va compreso empaticamente.

L’accusa io la rivolgo allo Stato Italiano, perché quando un uomo è costretto a prendere un arma per difendersi anziché confidare nella sicurezza, nella tutela e nella giustizia garantite dallo Stato, è lo Stato che fallisce e che commette un’ingiustizia nei confronti dei cittadini onesti. In Italia si legifera per posizioni politiche, per propaganda, per ideologia, raramente lo si fa nell’esclusivo interesse del cittadino. La conseguenza è l’impunità, la giustizia affogata nell’eccessivo garantismo, la mancanza di sicurezza per tutti, nelle strade, nei negozi, nelle nostre case.

Quando un cittadino è costretto ad armarsi per difendersi, è lo Stato il colpevole.

 

Luca Craia