lunedì 19 aprile 2021

La gioia antidemocratica dei Kompagni giustizialisti.

 


Vedere i Kompagni, siano essi rossi o gialli poco importa, che gioiscono per il rinvio a giudizio di Salvini dopo essere rimasti basiti dal precedente non luogo a procedere è divertente ma non propriamente esilarante, essendo questo simbolo di come ormai si fa politica in Italia. E la politica, in Italia, non sono da parte dei Kompagni ma particolarmente da parte loro, non si fa più con la dialettica e il confronto, ma si fa con le denunce, si fa nei tribunali, si fa davanti ai giudici. È un fenomeno internazionale, ne abbiamo già parlato, si chiama “slap” ed è un sistema pratico per zittire giornalisti, blogger e oppositori in genere, molto utile, veloce ed economico, specie in sistemi giudiziari dove scorrazzano vari Palamara.

C’è poco da gioire, in realtà, visto che il non luogo a procedere di pochi giorni fa su un caso fondamentalmente analogo dovrebbe fare giurisprudenza anche per quest’ultimo, ma non si sa mai, vista la miriade di leggi che abbiamo, la loro contraddittorietà e la conseguente discrezionalità dei giudici a emettere sentenza non sempre sui fatti quanto sulle convenienze politiche (vedi di nuovo Palamara). Ma si gioisce intanto per quel meccanismo perverso che ha sempre portato il popolo a vedere lo spettacolo delle esecuzioni. C’era tutta Parigi quando staccavano le teste ai nobili, e i nostri umanitari contemporanei, quelli del “restiamo umani”, non disdegnerebbero certo di veder rotolare la capoccia di un oppositore, piuttosto che discutere sui temi e confrontarsi.

Si fa così, ai piani alti come ai piani bassi. I tribunali si intasano di queste liti quasi sempre temerarie nell’impunità di chi le promuove. Intanto, oltre a cagionare danno alla vittima di slap, si rallenta la giustizia e si mortifica il sistema democratico. E si gioisce.

 

Luca Craia