sabato 6 marzo 2021

L’associazionismo, la molla, le targhe.

 

Sono tanti ad aver utilizzato l’associazionismo per lanciarsi in politica. Non faccio qui i nomi, li sappiamo tutti, e sappiamo che fare dell’associazionismo è faticoso, ma ci si può inserire, magari facendo il minimo indispensabile o anche meno, per qualche tempo, per avere un’ottima molla che ci spari nel mondo del potere. Che poi questo potere sia risibile, ristretto a un contesto di paese e all’ombra di chi gestisce quello vero, di potere, è un altro paio di maniche. In fondo si tratta solo di solleticare il proprio ego, di trovarsi un palcoscenico, di vedersi accesa addosso la luce di qualche riflettore, anche se fioco. Per carità, c’è anche chi ha fatto associazionismo attivo e ha fatto bene, e poi si è buttato in politica e ha fatto bene pure lì, ma sono anche tanti quelli che poco facevano nelle associazioni se non comparire, e poco hanno fatto in politica, forse qualche danno, nella migliore delle ipotesi, niente.

Tra un po' verranno a chiedere il voto di nuovo. E glielo daranno, perché funziona così. A questa gente piace appiccicare al muro targhe e placche. Per questo suggerisco a tutti di fare un giro nel centro storico di Montegranaro, dove possiamo trovare un fulgido esempio di quello di cui sto parlando: sono delle placche di ferro, arrugginite, con la vernice spellata, disseminate un po’ dappertutto, che nella testa di qualcuno che ha utilizzato l’associazionismo per lanciarsi in politica dovevano essere un’iniziativa per recuperare il quartiere antico e sono diventate un ulteriore elemento di degrado in un contesto già grandemente degradato. Ecco, ognuna di quelle placche è un promemoria.

 

Luca Craia