giovedì 4 marzo 2021

La generazione del tasto di reset

 

Giovani che si ammazzano di botte, giovani che giocano a fare i malavitosi, giovani che cercano la rissa per un parcheggio o un sorpasso, giovani aggressivi, giovani sempre in branco. Giovani lupi in gabbia, la cui energia, il cui impeto di forza dovuto all’età e agli ormoni è da lungo tempo imprigionato tra quattro mura. Quelle mura dove ci sono famiglie incapaci di educare, di formare, di plasmare uomini giusti. Giovani cresciuti col cellulare in mano, convinti che la realtà sia un videogame in cui spariammazzi l’avversario senza fare male a nessuno. Giovani a cui nessuno ha mai spiegato che non è così che funziona, che quando aggredisci, insulti, offendi e ferisci moralmente una persona sui social gli fai male nella vita reale, che quando bullizzi un coetaneo a scuola gli fai male nella vita reale, che quando spacchi la testa al prossimo in una spedizione punitiva non si può tornare indietro, non si può ricominciare la partita non c’è un tasto di reset. La partita va avanti, e il male che hai fatto non si può più cancellare. È una generazione convinta di vivere in un gioco elettronico, una generazione allevata dai giochi elettronici, dove la socialità è racchiusa in un telefonino, dove i rapporti umani viaggiano in chat, dove il sesso è virtuale e dove le famiglie, unica vera ancora che dovrebbe tenere ferma la realtà al suo posto, si è tuffata nel tablet insieme ai figli.

 

Luca Craia