mercoledì 10 marzo 2021

Andiamo a rivoluzionare!

 

La rivoluzione è pronta a partire. Il regime ha le ore contate. Il mondo nuovo sta per cominciare, un mondo giusto, in cui le persone contano, in cui non esiste la povertà, la malattia, la morte. Se leggiamo sui social, tra poche ore partirà uno sconvolgimento epocale e la vecchia classe dirigente sarà destituita. E credo pure che farà una brutta fine, tanto sono arrabbiati i rivoluzionari. Però, a pensarci bene, da quando frequento i social, e li frequento da più di dieci anni, la rivoluzione è sempre stata incombente. Eppure stiamo ancora qua. Come sarà?

Sarà che il rivoluzionario da tastiera è sempre pronto a rivoluzionare purchè cominci qualcun altro. Poi c’è da vedere, quando questo qualcun altro magari comincia, cosa abbia da fare il rivoluzionario da social, se non abbia impegni, se non ci sia magari la champions, o magari non abbia mangiato pesante. Insomma, la rivoluzione la vogliono fare tutti ma all’atto pratico poi non si trova nessuno. Lo so per esperienza personale, perché personalmente ci ho provato, non dico a fare la rivoluzione, ma a cambiare qualche cosa: ho organizzato manifestazioni di protesta, incontri, comitati, ma alla fine ci si ritrova sempre coi soliti quattro o cinque, ci si guarda intorno e si capisce che fare la rivoluzione non è facile, non è comodo, è faticoso e impegnativo. Meglio spronare gli altri dal divano.

Che poi a me le rivoluzioni, intese storicamente, non piacciono. In genere si risolvono con una carneficina e portano a regimi ancora peggiori di quelli che sostituiscono. Ho sempre creduto che, per cambiare le cose, serva l’impegno, non la violenza. Serva lavorare, mettersi a disposizione, trovare lo spazio per fare proposte. Non solo buttarsi in politica, ci sono modi diversi dalla politica per provare a cambiare. Ci sono spazi enormi e inesplorati nella società civile dove impegnarsi e provare a fare bene. Ma non è comodo, non si può fare col computer, col telefonino. Bisogna muovere il culo. E il culo è pesante da muovere, meglio urlare su Facebook e sperare che qualcun altro faccia qualcosa.

La politica è ormai chiusa, non c’è spazio per la gente che vuole cambiare. È un élite, quella che fa politica, sono sempre gli stessi, con qualche nuovo innesto deciso a tavolino da chi già occupa il tavolino. Ce lo siamo causati da soli, caldeggiando riforme elettorali liberticide, addirittura votando a referendum che ammazzavano la rappresentanza democratica. E ora facciamo la rivoluzione sui social, che pare che vogliamo rovesciare tutto salvo poi mettere opportuni like leccapiedistici sui post del politico di turno, che non si sa mai che torni comodo. Lo cambiamo parecchio il mondo, così.

 

Luca Craia