martedì 12 gennaio 2021

Focolaio al Murri, lo sfogo del familiare di un paziente.

Trascrivo come l’ho letto il post che un caro amico, Germano Chiurchiù, ha pubblicato sul suo profilo Facebook. Lo faccio perché pone dei quesiti talmente logici che non ho bisogno di aggiungere altro. Buona lettura.

 


Non avrei mai voluto scrivere di questo.

Focolaio Covid nel reparto Medicina2 dell’ Ospedale Murri di Fermo. Uno dei 13 contagiati, su 17 ricoverati, è mio padre, 88 anni il mese prossimo.

La notizia sta avendo grande risalto sui mezzi di informazione, è triste constatare che nessun articolo, dei tanti falsamente informativi, ponga le domande di fondo:

1 – Come è possibile che possa essersi sviluppato, in una moderna struttura ospedaliera protetta e controllata, un focolaio di infezione così esteso? Anche fra il personale sanitario si riscontrano ormai ben più di 40 casi di positività al virus tanto che, a quanto dicono, il funzionamento dell’ intero Ospedale è compromesso. E’ uno scenario da Paese in via di sviluppo. Non ho dati per fare confronti, ma credo che la situazione venutasi a creare, per fare un esempio, all' Ospedale di Codogno, quasi un anno fa, epoca in cui non si era neppure a conoscenza dell’esistenza del Covid fosse minima rispetto al Murri.

2 – Sono stati rispettati scrupolosamente i Protocolli previsti e le precauzioni necessarie? O ci sono stati degli errori o delle, vere e proprie, negligenze? Se, come di certo emergerà, tutte le procedure sono state rispettate in modo scrupoloso, si può avanzare il dubbio che i protocolli siano non del tutto efficaci?

Queste domande credo siano di tutti e non solo di chi è coinvolto direttamente in questa spiacevole situazione. E rispondere a queste domande credo sia un obbligo, oltre che un imperativo morale, non solo verso le persone che sono state infettate mentre erano inchiodate ad un letto di ospedale, ma verso l’intera opinione pubblica.

Invece siamo già alle polemiche politiche, al rimpallo delle responsabilità, al passaggio alla “fase 3” come se la situazione fosse ampiamente prevista e assolutamente sotto controllo. Credo che sia necessario un atteggiamento di umiltà da parte dei vertici dell’ Area Vasta 4, un atteggiamento inedito, nuovo perché mai usato.

E’ di un paio di ore fa, la comunicazione che verrà effettuato il trasferimento dei pazienti (almeno mi hanno detto che mio padre sarà trasferito, non so se questo vale per tutti..) all’ Ospedale di San Benedetto. Da stasera quindi una nuova equipe medica dovrà, in modo super accelerato, avere contezza del quadro clinico di pazienti gravi e molto gravi. Si poteva ovviare al trasferimento dei pazienti con l’assegnazione straordinaria e temporanea di personale medico ed infermieristico da altre strutture ospedaliere. Siamo sicuri sia meglio far andare “la montagna da Maometto”? Anche a questo interrogativo si dovrebbe dare una risposta appropriata.

Comprendo il quadro di estrema difficoltà nel quale ci si trova ad operare, devo riconoscere lo stress a cui sono sottoposte le strutture e, soprattutto il personale sanitario, però l’unico commento che mi viene di fare a proposito delle capacità organizzative di molti è : “ se foste stati bravi ce ne saremmo già accorti!!!

Attenua la mia grande amarezza la disponibilità, la professionalità e le doti umane di tanti medici e infermieri con cui ho potuto interloquire e questo, sono certo, continuerà per tutta la durata di questa brutta avventura. 

Non scriverò altro sulla questione, ora le priorità sono altre.