martedì 20 ottobre 2020

Le borracce per gli studenti e la politica dell’apparire.

 


Nel settembre del 2019, il Consiglio di Istituto del IC di Montegranaro propone alla scuola una bella idea: distribuire delle borracce agli studenti in modo di educarli a un uso consapevole di plastica e acqua. L’idea piace alla dirigenza e lo stesso Consiglio di Istituto propone all’azienda Tennacola di sponsorizzare l’iniziativa. La Tennacola, che già aveva sostenuto e finanziato progetti simili in altri paesi, accetta con entusiasmo. Il tutto doveva essere pronto e le borracce consegnate per Natale del 2019, il tempo di acquistare le borracce e farci stampare sopra il logo della scuola e quello della Tennacola.

Nel frattempo, però, il Comune di Montegranaro, certamente per puro caso e non perché qualcuno possa aver resa nota l’iniziativa che, per inciso, si stava muovendo in assoluto silenzio e senza alcuna pubblicità, propone alla scuola di far donare delle borracce ai ragazzi da parte della Tennacola. Pensa tu la coincidenza, da non crederci. Fatto sta che ora, oltre al logo della scuola e della Tennacola, bisogna metterci pure quello del Comune che, per essere precisi, non dovrebbe aver tirato fuori un Euro ma pensa di avere la paternità dell’idea. Poco conta che l’idea fosse già in essere da prima.

Tutto bene, alla fine facciamoglielo mettere questo loghetto al Comune, che sarà mai. Solo che, per mettere il loghetto del Comune, slittano i tempi e si arriva a gennaio, saltando Natale. A gennaio, però, non si procede a consegnare le borracce perché pare che il Consigliere Comunale che se ne occupa abbia avuto impegni importanti che non sto qui a raccontare. Si rimanda. E arriva il lockdown. La scuola finisce senza la presenza dei ragazzi e le borracce rimangono negli scatoloni, in qualche angolo di un padiglione deserto delle scuole medie.

Ricomincia la scuola ma, finchè la macchina del Comune riprende i suoi giri, si arriva a oggi, che è fine ottobre, e le borracce stanno ancora dentro gli scatoloni. Pare che si stia muovendo qualcosa per effettuare la tanto sospirata consegna, ma tanto ormai è quasi Natale, magari le possono usare come strenna. Chissà.

Racconto questa storia non perché ci sia qualcosa di male, ma per sottolineare che, per un loghetto e per la politica consueta dell’apparire (perché di quello si tratta, la politica del fare, anche in questo caso, l’hanno fatta altri soggetti diversi da quello politico) i ragazzi prenderanno le loro borracce dopo un anno. Per carità, non è morto di sete nessuno, si fa per dire.

 

Luca Craia