venerdì 25 settembre 2020

La soap opera della politica sangiustese è avvincente, non annoia come la scena montegranarese.

 

Guardo con interesse, e spesso ci scrivo pure, le vicende politiche di Monte San Giusto, primo perché è un paese talmente vicino al mio da essere praticamente un unico agglomerato urbano, sebbene ben distinto per tradizioni, iniziative e cultura di comunità; poi perché le trovo davvero gustose. A Monte San Giusto le dinamiche sono veloci, sembra di seguire una fiction, anzi, una soap. A Montegranaro la politica è addormentata: non essendo i Montegranaresi capaci di scindere i rapporti politici da quelli personali, confondendo gli stessi e mettendone a serio rischio la sopravvivenza, si preferisce spesso non aprofondire, non occuparsene, lasciare la politica ai piani alti, a chi la fa. E chi la fa spesso ha un comportamento vago, sembrano invischiati anche qui da rapporti personali che non devono guastarsi; sono mesi che l’opposizione è scomparsa dallo scenario e la maggioranza è chiusa nella sua rocca, magari dandosi di spada e mazza all’interno ma ben attenta che fuori non esca nulla. Insomma, a Montegranaro la politica dorme.

A Monte San Giusto no. Vediamo solo quello che sta capitando questi giorni, perché è davvero avvincente: si dimette Sardini (come avevamo previsto) dopo aver di fatto sbriciolato la destra cittadina in due pezzetti che si guardano in cagnesco (perché in politica la somma di 2+2 non fa mai 4, se va mene fa due e mezzo, e con le divisioni va anche peggio). Appena dimessosi, per fare largo ai giovani, dice il nostro, annuncia urbi et orbi gaudium magnum il nome del delfino, del suo successore, indicandolo in Mirko Pisacane.

Solo che, per la surroga, prima di arrivare a Pisacane tra i non eletti ci sono diversi giovani a cui fare largo ma che Sardini non considera, e chi lo sa che rinuncino tutti? E perché poi rinunciare, quando ci si è candidati, si spera, per essere eletti e dare il proprio contributo? C’è gente in gamba e preparata, che potrebbe prendere il posto dell’ex candidato sindaco e fare un buon lavoro. A pari voti con Pisacane c’è anche Andrea Lattanzi, che però è anagraficamente più anziano e avrebbe la precedenza, e mi dicono non sia affatto male, anche se forse non in ottimi rapporti con Sardini. Insomma, forse Sardini s’è venduto la pelle dell’orso prima di averlo non solo ammazzato, ma forse visto.

In tutto questo guazzabuglio tace Romina Tortolini, anche lei candidata sindaco sconfitta ma con l’altra lista di destra, poi pentitasi e trasferitasi armi e bagagli nel gruppo consiliare di Sardini. Anche la Tortolini, qualche tempo fa, aveva accarezzato pubblicamente l’ipotesi di lasciare spazio ad altri, ma qui la faccenda è più complicata, perché la brava avvocatessa è stata eletta con una lista diversa dal gruppo in cui risiede.

Insomma, uno scenario dinamico e per niente noioso; si sta sempre in attesa della puntata successiva perché chissà che si inventano gli autori della soap. Ecco perché mi piace guardare le vicende di questi personaggi: non ci si annoia mai, altro che Montegranaro.

 

 

Luca Craia